|
A CIASCUN’ ALMA PRESA E GENTIL CORE A ciascun’alma presa e
gentil core Nel cui cospetto ven lo dir presente, In ciò che mi
rescrivan suo parvente, Salute in lor segnor, cioè Amore.
Già
eran quasi che atterzate l’ore Del tempo che onne stella n’è
lucente, Quando m’apparve Amor subitamente, Cui essenza membrar mi
dà orrore.
Allegro mi sembrava Amor tenendo Meo core in mano, e
ne le braccia avea Madonna involta in un drappo dormendo.
Poi la
svegliava, e d’esto core ardendo Lei paventosa umilmente
pascea: Appresso gir lo ne vedea piangendo.

O VOI CHE PER LA VIA D’AMOR PASSATE O voi che per la via
d’Amor passate, Attendete e guardate S’elli è dolore alcun, quanto
‘l mio, grave; E prego sol ch’audir mi sofferiate, E poi
imaginate S’io son d’ogni tormento ostale e chiave.
Amor, non
già per mia poca bontate, Ma per sua nobiltate, Mi pose in vita sì
dolce e soave Ch’io mi sentia dir dietro spesse fiate: “Deo, per
qual dignitate Così leggiadro questi lo core have?”
Or ho
perduta tutta mia baldanza, Che si movea d’amoroso tesoro; Ond’io
pover dimoro, In guisa che di dir mi ven dottanza,
Sì che
volendo far come coloro Che per vergogna celan lor mancanza, Di fuor
mostro allegranza, E dentro da lo core struggo e ploro.

Piangete, amanti, poi che piange Amore Piangete, amanti, poi
che piange Amore, Udendo qual cagion lui fa plorare. Amor sente a
Pietà donne chiamare, Mostrando amaro duol per li occhi
fore,
Perché villana Morte in gentil core Ha miso il suo crudele
adoperare, Guastando ciò che al mondo è da laudare In gentil donna
sovra de l’onore.
Audite quanto Amor le fece orranza, Ch’io ‘l
vidi lamentare in forma vera Sovra la morta imagine avvenente;
E
riguardava ver lo ciel sovente, Ove l’alma gentil già locata
era, Che donna fu di sì gaia sembianza.

Morte villana, di pietà nemica Morte villana, di pietà
nemica, Di dolor madre antica, Giudicio incontastabile
gravoso, Poi che hai data matera al cor doglioso Ond’io vado
pensoso, Di te blasmar la lingua s’affatica.
E s’io di grazia ti
voi’ far mendica, Convenesi ch’eo dica Lo tuo fallar d’onni torto
tortoso, Non però ch’a la gente sia nascoso, Ma per farne
cruccioso Chi d’amor per innanzi si notrica.
Dal secolo hai
partita cortesia E ciò ch’è in donna da pregiar vertute: In gaia
gioventute Distrutta hai l’amorosa leggiadria.
Più non voi’
discovrir qual donna sia Che per le propietà sue canosciute. Chi non
merta salute Non speri mai d’aver sua compagnia

Cavalcando l’altr’ier per un cammino Cavalcando l’altr’ier per
un cammino, Pensoso de l’andar che mi sgradia, Trovai Amore in mezzo
de la via In abito leggier di peregrino.
Ne la sembianza mi
parea meschino, Come avesse perduta segnoria; E sospirando pensoso
venia, Per non veder la gente, a capo chino.
Quando mi vide, mi
chiamò per nome, E disse: “Io vegno di lontana parte, Ov’era lo tuo
cor per mio volere;
E recolo a servir novo piacere”. Allora
presi di lui sì gran parte Ch’elli disparve, e non m’accorsi
come.

Ballata, i’ voi’ che tu ritrovi Amore Ballata, i’ voi’ che tu
ritrovi Amore, E con lui vade a madonna davante, Sì che la scusa
mia, la qual tu cante, Ragioni poi con lei lo mio segnore.
Tu
vai, ballata, sì cortesemente, Che sanza compagnia Dovresti avere in
tutte parti ardire; Ma se tu vuoli andar sicuramente, Retrova l’Amor
pria, Chè forse non è bon sanza lui gire; Però che quella che ti dee
audire, Sì com’io credo, è ver di me adirata: Se tu di lui non fossi
accompagnata, Leggeramente ti faria disnore.
Con dolze sono,
quando se’ con lui, Comincia este parole, Appresso che averai chesta
pietate: “Madonna, quelli che mi manda a vui, Quando vi piaccia,
vole, Sed elli ha scusa, che la m’intendiate. Amore è qui, che per
vostra bieltate Lo face, come vol, vista cangiare: Dunque perchè li
fece altra guardare Pensatel voi, da che non mutò ‘l
core”.
Dille: “Madonna, lo suo core è stato Con sì fermata
fede Che ’n voi servir l’ha ‘mpronto onne pensero: Tosto fu vostro,
e mai non s’è smagato”. Sed ella non ti crede, Di’ che domandi Amor,
che sa lo vero: Ed a la fine falle umil preghero, Lo perdonare se le
fosse a noia, Che mi comandi per messo ch’eo moia, E vedrassi ubidir
ben servidore.
E di’ a colui ch’è d’ogni pietà chiave, Avante
che sdonnei, Che le saprà contar mia ragion bona: “Per grazia de la
mia nota soave Reman tu qui con lei, E del tuo servo ciò che vuoi
ragiona; E s’ella per tuo prego li perdona, Fa’ che li annunzi un
bel sembiante pace”. Gentil ballata mia, quando ti piace, Movi in
quel punto che tu n’aggie onore.

Tutti li miei penser parlan d’Amore Tutti li miei penser
parlan d’Amore; E hanno in lor sì gran varietate, Ch’altro mi fa
voler sua potestate, Altro folle ragiona il suo valore,
Altro
sperando m’apporta dolzore, Altro pianger mi fa spesse fiate; E sol
s’accordano in cherer pietate, Tremando di paura che è nel
core.
Ond’io non so da qual matera prenda; E vorrei dire, e non
so ch’io mi dica: Così mi trovo in amorosa erranza.
E se con
tutti voi’ fare accordanza, Convenemi chiamar la mia nemica, Madonna
la Pietà, che mi difenda.

Con l’altre donne mia vista gabbate Con l’altre donne mia
vista gabbate, E non pensate, donna, onde si mova Ch’io vi rassembri
sì figura nova Quando riguardo la vostra beltate.
Se lo saveste,
non porìa Pietate Tener più contra me l’usata prova; Chè Amor,
quando sì presso a voi mi trova, Prende baldanza e tanta
securtate,
Che fere tra’ miei spiriti paurosi, E quale ancide, e
qual pinge di fore, Sì che solo remane a veder vui:
Ond’io mi
cangio in figura d’altrui, Ma non sì ch’io non senta bene allore Li
guai de li scacciati tormentosi.

Ciò che m’incontra ne la mente more Ciò che m’incontra ne la
mente more Quand’i’ vegno a veder voi, bella gioia; E quand’io vi
son presso, i’ sento Amore Che dice: 'Fuggi, se ‘l perir t’è
noia'.
Lo viso mostra lo color del core, Che, tramortendo,
ovunque pò s’appoia; E per la ebrietà del gran tremore Le pietre par
che gridin: 'Moia, moia'.
Peccato face chi allora mi vide, Se
l’alma sbigottita non conforta, Sol dimostrando che di me li
doglia,
Per la pietà, che ‘l vostro gabbo ancide, La qual si
cria ne la vista morta De li occhi, c’hanno di lor morte
voglia.

Spesse fiate vegnonmi a la mente Spesse fiate vegnonmi a la
mente Le oscure qualità ch’Amor mi dona, E venmene pietà, sì che
sovente Io dico: 'Lasso! avviene elli a persona?'
Ch’Amor
m’assale subitanamente, Sì che la vita quasi m’abbandona: Campami un
spirto vivo solamente, E que’ riman, perché di voi
ragiona.
Poscia mi sforzo, ché mi voglio atare; E così smorto,
d’onne valor voto, Vegno a vedervi, credendo guerire:
E se io
levo li occhi per guardare, Nel cor mi si comincia uno tremoto, Che
fa de’ polsi l’anima partire.

Donne ch’avete intelletto d’amore Donne ch’avete intelletto
d’amore, I’ vo’ con voi de la mia donna dire, Non perch’io creda
sua laude finire, Ma ragionar per isfogar la mente. Io dico che
pensando il suo valore, Amor sì dolce mi si fa sentire, Che s’io
allora non perdessi ardire, Farei parlando innamorar la gente: E
io non vo’ parlar sì altamente Ch’io divenisse per temenza vile;
Ma tratterò del suo stato gentile, A respetto di lei leggeramente,
Donne e donzelle amorose, con vui, Ché non è cosa da parlarne
altrui.
Angelo clama in divino intelletto E dice: “Sire, nel
mondo si vede Maraviglia ne l’atto che procede D’un’anima che
‘nfin qua su risplende. Lo cielo, che non have altro difetto E
ciascun santo ne grida merzede Che d’aver lei, al suo segnor la
chiede, Sola Pietà nostra parte difende, Ché parla Dio, che di
madonna intende: “Diletti miei, or sofferite in pace Che vostra
spene sia quanto me piace Là ‘v’è alcun che perder lei s’attende E
che dirà ne lo inferno: ‘O mal nati, Io vidi la speranza de’ beati’”.
Madonna è disiata in sommo cielo: Or voi’ di sua virtù farvi
savere. Dico, qual vuol gentil donna parere vada con lei, che
quando va per via, Gitta nei cor villani Amore un gelo, Per che
onne lor pensero agghiaccia e pere; E qual soffrisse di starla a
vedere Diverria nobil cosa, o si morria. E quando trova alcun che
degno sia Di veder lei, quei prova sua vertute, Ché li avvien, ciò
che li dona, in salute, E sì l’umilia ch’ogni offesa oblia Ancor
l’ha Dio per maggior grazia dato Che non pò mal finir chi l’ha
parlato.
Dice di lei Amor: “Cosa mortale Come esser pò sì
adorna e sì pura?”. Poi la reguarda, e fra se stesso giura Che Dio
ne ‘ntenda di far cosa nova. Color di perle ha quasi, in forma quale
Convene a donna aver, non for misura: Ella è quanto de ben pò far
natura; Per essemplo di lei bieltà si prova. De li occhi suoi,
come ch’ella li mova, Escono spirti d’amore inflammati, Che feron
li occhi a qual che allor la guati, E passan sì che ‘l cor ciascun
retrova: Voi le vedete Amor pinto nel viso, Là ‘ve non pote alcun
mirarla fiso.
Canzone, io so che tu girai parlando A donne
assai, quand’io t’avrò avanzata. Or t’ammonisco, perch’io t’ho
allevata Per figliuola d’Amor giovane e piana, Che là ‘ve giugni
tu dichi pregando: “Insegnatemi gir, ch’io son mandata A quella di
cui laude so’ adornata”. se non vuoli andar sì come vana, Non
restare ove sia gente villana; Ingegnati, se puoi, d’esser palese
Solo con donne o con omo cortese, Che ti merranno là per via
tostana: Tu troverai Amor con esso lei; Raccomandami a lui come tu
dèi.

Amore e ‘l cor gentil sono una cosa Amore e ‘l cor gentil sono
una cosa, Sì come il saggio in suo dittare pone, E così esser l’un
sanza l’altro osa Com’alma razional sanza ragione.
Fàlli natura
quand’è amorosa, Amor per sire e ‘l cor per sua magione, Dentro la
qual dormendo si riposa Tal volta poca e tal lunga stagione.
Bieltate appare in saggia donna pui, Che piace a gli occhi sì,
che dentro al core Nasce un disio de la cosa piacente;
E tanto
dura talora in costui, Che fa svegliar lo spirito d’Amore. E simil
face in donna omo valente.

Voi che portate la sembianza umile Voi che portate la
sembianza umile, Con li occhi bassi, mostrando dolore, Onde
venite, che ‘l vostro colore Par divenuto de pietà simile?
Vedeste voi nostra donna gentile Bagnar nel viso suo di pianto
Amore? Ditelmi, donne, ché ‘l mi dice il core, Perch’io vi veggio
andar sanz’atto vile.
E se venite da tanta pietate, Piacciavi
di restar qui meco alquanto, E qual che sia di lei, nol mi celate.
Io veggio li occhi vostri c’hanno pianto, E veggiovi tornar sì
sfigurate Che ‘1 cor mi triema di vederne tanto.

Se’ tu colui c’hai trattato sovente Se’ tu colui c’hai
trattato sovente Di nostra donna, sol parlando a nui? Tu risomigli
a la voce ben lui, Ma la figura ne par d’altra gente.
E perché
piangi tu sì coralmente, Che fai di te pietà venire altrui?
Vedestù pianger lei, che tu non pui Punto celar la dolorosa mente?
Lascia piangere noi e triste andare (E fa peccato chi mai ne
conforta), Che nel suo pianto l’udimmo parlare.
Ell’ha nel
viso la pietà sì scorta Che qual l’avesse voluta mirare Sarebbe
innanzi lei piangendo morta.

Donna pietosa e di novella etate Donna pietosa e di novella
etate, Adorna assai di gentilezze umane, Ch’ era là ‘v’io chiamava
spesso Morte, Veggendo li occhi miei pien di pietate E ascoltando
le parole vane, Si mosse con paura a pianger forte. E altre donne,
che si fuoro accorte Di me per quella che meco piangia, Fecer lei
partir via, E appressarsi per farmi sentire. Qual dicea: “Non
dormire”. E qual dicea: “Perché sì ti sconforte?” Allor lassai la
nova fantasia, Chiamando il nome de la donna mia.
Era la voce
mia sì dolorosa E rotta sì da l’angoscia del pianto, Ch’io solo
intesi il nome nel mio core; E con tutta la vista vergognosa
Ch’era nel viso mio giunta cotanto, Mi fece verso lor volgere
Amore. Elli era tale a veder mio colore, Che facea ragionar di
morte altrui: Deh, consoliam costui ” Pregava l’una l’altra
umilemente; E dicevan sovente: “Che vedestù, che tu non hai
valore? ” E quando un poco confortato fui, Io dissi: “Donne,
dicerollo a vui.
Mentr’io pensava la mia frale vita, E vedea
‘l suo durar com’è leggiero, Piansemi Amor nel core, ove dimora;
Per che l’anima mia fu sì smarrita Che sospirando dicea nel
pensero: Ben converrà che la mia donna mora.— Io presi tanto
smarrimento allora Ch’io chiusi li occhi vilmente gravati, E furon
sì smagati Li spirti miei, che ciascun giva errando; E poscia
imaginando, Di caunoscenza e di verità fora, Visi di donne
m’apparver crucciati, Che mi dicean pur: - Morra’ti,
morra’ti.-
Poi vidi cose dubitose molte Nel vano imaginare
ov’io entrai; Ed esser mi parea non so in qual loco, E veder donne
andar per via disciolte, Qual lagrimando, e qual traendo guai Che
di tristizia saettavan foco. Poi mi parve vedere a poco a poco
Turbar lo sole e apparir la stella, E pianger elli ed ella;
Cader li augelli volando per l’are, E la terra tremare; Ed omo
apparve scolorito e fioco, Dicendomi: -Che fai? non sai novella?
Morta è la donna tua, ch’era sì bella.-
Levava li occhi miei
bagnati in pianti, E vedea, che parean pioggia di manna, Li angeli
che tornavan suso in cielo, E una nuvoletta avean davanti, Dopo la
qual gridavan tutti: Osanna; E s’ altro avesser detto, a voi dire’lo.
Allor diceva Amor: -Più nol ti celo; Vieni a veder nostra donna
che giace.- Lo imaginar fallace Mi condusse a veder madonna morta;
E quand’io l’avea scorta, Vedea che donne la covrian d’un velo;
Ed avea seco umilità verace, Che parea che dicesse: -Io sono in
pace-
Io divenia nel dolor sì umile, Veggendo in lei tanta
umiltà formata, Ch’io dicea: -Morte, assai dolce ti tegno; Tu dèi
omai esser cosa gentile, Poi che tu se’ ne la mia donna stata, E
dèi aver pietate e non disdegno. Vedi che sì desideroso vegno
D’esser de’ tuoi, ch’io ti somiglio in fede. Vieni, chè ‘l cor te
chiede.- Poi mi partia, consumato ogne duolo; E quand’io era solo,
Dicea, guardando verso l’alto regno: -Beato, anima bella, chi te
vede- Voi mi chiamaste allor, vostra merzede”.

Io mi senti’ svegliar dentro a lo core Io mi senti’ svegliar
dentro a lo core Un spirito amoroso che dormia: E poi vidi venir da
lungi Amore Allegro sì, che appena il conoscia,
Dicendo: 'Or
pensa pur di farmi onore'; E ’n ciascuna parola sua ridia. E poco
stando meco il mio segnore, Guardando in quella parte onde
venia,
Io vidi monna Vanna e monna Bice Venire inver lo loco là
‘v’io era, L’una appresso de l’altra maraviglia;
E sì come la
mente mi ridice, Amor mi disse: 'Quell’è Primavera, E quell’ha nome
Amor, sì mi somiglia'.
Gli storici hanno identificato Beatrice con la nobildonna fiorentina Bice Portinari,
che morì nel 1290 neanche ventenne.
Tanto gentile e tanto onesta pare Tanto gentile e tanto onesta
pare La donna mia quand’ella altrui saluta, Ch’ogne lingua deven
tremando muta, E li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va,
sentendosi laudare, Benignamente d’umiltà vestuta; E par che sia una
cosa venuta Da cielo in terra a miracolo mostrare
Mostrasi sì
piacente a chi la mira, Che dà per li occhi una dolcezza al
core, Che ‘ntender no la può chi no la prova;
E par che de la
sua labbia si mova Un spirito soave pien d’amore, Che va dicendo a
l’anima: 'Sospira'.

Vede perfettamente onne salute Vede perfettamente onne
salute Chi la mia donna tra le donne vede; Quelle che vanno con lei
son tenute Di bella grazia a Dio render merzede.
E sua bieltate
è di tanta vertute Che nulla invidia a l’altre ne procede, Anzi le
face andar seco vestute Di gentilezza, d’amore e di fede.
La
vista sua fa onne cosa umile; E non fa sola sé parer piacente, Ma
ciascuna per lei riceve onore.
Ed è ne li atti suoi tanto
gentile, Che nessun la si può recare a mente, Che non sospiri in
dolcezza d’amore.

Sì lungiamente m’ha tenuto Amore Sì lungiamente m’ha tenuto
Amore E costumato a la sua segnoria, Che sì com’elli m’era forte in
pria, Così mi sta soave ora nel core.
Però quando mi tolle sì ‘l
valore Che li spiriti par che fuggan via, Allor sente la frale anima
mia Tanta dolcezza che ‘l viso ne smore,
Poi prende Amore in me
tanta vertute Che fa li miei spiriti gir parlando, Ed escon for
chiamando
La donna mia, per darmi più salute. Questo m’avvene
ovunque ella mi vede, E sì è cosa umil, che nol si
crede.

Li occhi dolenti per pietà del core Li occhi dolenti per pietà
del core Hanno di lagrimar sofferta pena, Sì che per vinti son
remasi omai. Ora, s’i’ voglio sfogar lo dolore Che a poco a poco a
la morte mi mena, Convenemi parlar traendo guai. E perché me ricorda
ch’ io parlai De la mia donna, mentre che vivia, Donne gentili,
volentier con vui, Non voi parlare altrui, Se non a cor gentil che
in donna sia; E dicerò di lei piangendo, pui Che si n’è gita in ciel
subitamente, E ha lasciato Amor meco dolente.
Ita n’è Beatrice
in l’alto cielo, Nel reame ove li angeli hanno pace, E sta con loro,
e voi, donne, ha lassate: No la ci tolse qualità di gelo Né di
calore, come l’altre face, Ma solo fue sua gran benignitate; Ché
luce de la sua umilitate Passò li cieli con tanta vertute, Che fe’
maravigliar l’etterno sire, Sì che dolce disire Lo giunse di chiamar
tanta salute; E fella di qua giù a sé venire, Perché vedea ch’esta
vita noiosa Non era degna di sì gentil cosa.
Partissi de la sua
bella persona Piena di grazia l’anima gentile, Ed èssi gloriosa in
loco degno. Chi no la piange quando ne ragiona, Core ha di pietra sì
malvagio e vile Ch’entrar no i puote spirito benegno. Non è di cor
villan sì alto ingegno, Che possa imaginar di lei alquanto, E però
no li ven di pianger doglia: Ma ven tristizia e voglia Di sospirare
e di morir di pianto, E d’onne consolar l’anima spoglia Chi vede nel
pensero alcuna volta Quale ella fue, e com’ella n’è tolta. Dannomi
angoscia li sospiri forte, Quando ‘l pensero ne la mente grave Mi
reca quella che m’ha ‘l cor diviso: E spesse fiate pensando a la
morte, Venemene un disio tanto soave Che mi tramuta lo color nel
viso. E quando ‘l maginar mi ven ben fiso, Giugnemi tanta pena
d’ogne parte, Ch’io mi riscuoto per dolor ch’i’ sento; E sì fatto
divento Che da le genti vergogna mi parte. Poscia piangendo, sol nel
mio lamento Chiamo Beatrice, e dico: 'Or se’ tu morta?'; mentre
ch’io la chiamo, me conforta. Pianger di doglia e sospirar
d’angoscia Mi strugge ‘I core ovunque sol mi trovo, Sì che ne
‘ncrescerebbe a chi m’audesse: E quale è stata la mia vita,
poscia Che la mia donna andò nel secol novo, Lingua non è che dicer
lo sapesse: Però, donne mie, pur ch’io volesse, Non vi saprei io dir
ben quel ch’io sono, Sì mi fa travagliar l’acerba vita; La quale è
sì ‘nvilita Che ogn’om par che mi dica: 'Io t’abbandono', Veggendo
la mia labbia tramortita. Ma qual ch’io sia, la mia donna il si
vede, E io ne spero ancor da lei merzede. Pietosa mia canzone, or va
piangendo; E ritruova le donne e le donzelle A cui le tue
sorelle Erano usate di portar letizia; E tu, che se’ figliuola di
tristizia, Vatten disconsolata a star con elle.

Venite a intender li sospiri miei Venite a intender li sospiri
miei, Oi cor gentili, chè pietà ‘l disia, Li quai disconsolati
vanno via, E s’e’ non fosser, di dolor morrei;
Però che gli
occhi mi sarebber rei, Molte fiate più ch’io non vorria, Lasso! di
pianger sì la donna mia Che sfogasser lo cor, piangendo lei.
Voi udirete lor chiamar sovente La mia donna gentil, che si
n’è gita Al secol degno de la sua vertute;
E dispregiar talora
questa vita In persona de l’anima dolente Abbandonata de la sua
salute.

Quantunque volte, lasso! mi rimembra Quantunque volte, lasso!
mi rimembra Ch’io non debbo già mai Veder la donna ond’io vo sì
dolente, Tanto dolore intorno ‘l cor m’assembra La dolorosa mente,
Ch’io dico: “Anima mia, ché non ten vai? Ché li tormenti che tu
porterai Nel secol, che t’è già tanto noioso, Mi fan pensoso di
paura forte ”. Ond’io chiamo la Morte Come soave e dolce mio
riposo, E dico: “Vieni a me” con tanto amore, Che sono astioso di
chiunque more.
E’ si raccoglie ne li miei sospiri Un sono di
pietate, Che va chiamando Morte tuttavia: A lei si volser tutti i
miei disiri, Quando la donna mia Fu giunta da la sua crudelitate;
Perchè ‘l piacere de la sua bieltate, Partendo sé da la nostra
veduta, Divenne spirital bellezza grande, Che per lo cielo spande
Luce d’amor, che li angeli saluta, E lo intelletto loro alto,
sottile Face maravigliar, sì v’è gentile.

Videro li occhi miei quanta pietate Videro li occhi miei
quanta pietate Era apparita in la vostra figura, Quando guardaste
li atti e la statura Ch’io faccio per dolor molte fiate.
Allor
m’accorsi che voi pensavate La qualità de la mia vita oscura, Sì
che mi giunse ne lo cor paura Di dimostrar con li occhi mia viltate.
E tolsimi dinanzi a voi, sentendo Che si movean le lagrime dal
core, Ch’era sommosso da la vostra vista.
Io dicea poscia ne
l’anima trista: 'Ben è con quella donna quello Amore Lo qual mi
face andar così piangendo'.

Color d’amore e di pietà sembianti Color d’amore e di pietà
sembianti Non preser mai così mirabilmente Viso di donna, per
veder sovente Occhi gentili o dolorosi pianti,
Come lo vostro,
qualora davanti Vedetevi la mia labbia dolente; Sì che per voi mi
ven cosa a la mente, Ch’io temo forte non lo cor si schianti.
Eo non posso tener li occhi distrutti Che non reguardin voi
spesse fiate, Per desiderio di pianger ch’elli hanno:
E voi
crescete sì lor volontate, Che de la voglia si consuman tutti; Ma
lagrimar dinanzi a voi non sanno.

L’amaro lagrimar che voi faceste “L’amaro lagrimar che voi
faceste, Oi occhi miei, così lunga stagione, Facea lagrimar
l’altre persone De la pietate, come voi vedeste.
Ora mi par
che voi l’obliereste, S’io fosse dal mio lato sì fellone Ch’i’ non
ven disturbasse ogne cagione, Membrandovi colei cui voi piangeste.
La vostra vanità mi fa pensare, E spaventami sì, ch’io temo
forte Del viso d’una donna che vi mira.
Voi non dovreste mai,
se non per morte, La vostra donna, ch’è morta, obliare”. Così dice
‘l meo core, e poi sospira.

Gentil pensero che parla di vui Gentil pensero che parla di
vui Sen vene a dimorar meco sovente, E ragiona d’amor sì dolcemente
Che face consentir lo core in lui.
L’anima dice al cor: 'Chi è
costui Che vene a consolar la nostra mente, Ed è la sua vertù
tanto possente Ch’altro penser non lascia star con nui?' Ei le
risponde: 'Oi anima pensosa, Questi è uno spiritel novo d’amore,
Che reca innanzi me li suoi desiri;
E la sua vita, e tutto ‘l
suo valore, Mosse de li occhi di quella pietosa Che si turbava de’
nostri martiri'.

Lasso! per forza di molti sospiri Lasso! per forza di molti
sospiri, Che nascon de’ penser che son nel core, occhi son vinti,
e non hanno valore Di riguardar persona che li miri;
E fatti
son che paion due disiri Di lagrimare e di mostrar dolore, E
spesse volte piangon sì, ch’Amore Li ‘ncerchia di corona di martiri.
Questi penseri, e li sospir ch’eo gitto, iventan ne lo cor sì
angosciosi Ch’Amor vi tramortisce, sì lien dole;
Però ch’elli
hanno in lor, li dolorosi, Quel dolce nome di madonna scritto, E
de la morte sua molte parole.

Deh peregrini che pensosi andate Deh peregrini che pensosi
andate Forse di cosa che non v’è presente, Venite voi da sì
lontana gente, Com’a la vista voi ne dimostrate,
Che non
piangete quando voi passate Per lo suo mezzo la città dolente,
Come quelle persone che neente Par che ‘ntendesser la sua
gravitate?
Se voi restate per volerlo audire, Certo lo cor de’
sospiri mi dice Che lagrimando n’uscirete pui.
Ell’ha perduta
la sua Beatrice; E le parole ch’om di lei pò dire Hanno vertù di
far piangere altrui.

Oltre la spera che più larga gira Oltre la spera che più
larga gira Passa ‘l sospiro ch’esce del mio core; Intelligenza
nova, che l’Amore Piangendo mette in lui, pur su lo tira.
Quand’elli è giunto là dove disira, Vede una donna, che riceve
onore E luce sì, che per lo suo splendore Lo peregrino spirito la
mira.
Vedela tal, che quando ‘l mi ridice Io no lo intendo, sì
parla sottile Al cor dolente che lo fa parlare.
So io che
parla di quella gentile, Però che spesso ricorda Beatrice, Sì
ch’io lo ‘ntendo ben, donne mie care.
 |