Folgore
Folgóre da San Gimignano 
è lo pseudonimo di Giacomo di Michele 
(San Gimignano, 1270 – 1332). 
Il suo nome ha il significato di fulgore. 
Poco si sa della sua vita, 
eccetto che combatté come fante, 
e successivamente come cavaliere, 
al servizio del suo comune natale.
La sua fama di poeta gioioso, 
amante della vita spensierata 
delle brigate cortesi, è legata
soprattutto alle due collane 
dei 'Sonetti de la semana' 
e dei 'Sonetti de' mesi'.

San Gimignano - 'Torre grossa'

Di gennaio


I' doto voi, nel mese de gennaio,
corte con fochi di salette accese,
camer' e letta d'ogni bello arnese,
lenzuol' de seta e copertoi di vaio,

tregèa, confetti e mescere a razzaio,
vestiti di doagio e di rascese:
e 'n questo modo star a le defese,
mova scirocco, garbino e rovaio.

Uscir di for alcuna volta il giorno,
gittando de la neve bella e bianca
a le donzelle che staran da torno;

e quando fosse la compagna stanca,
a questa corte faciase retorno:
e si riposi la brigata franca.


Di febbraio


E de febbrai' vi dono bella caccia
di cervi, di cavrioli e di cinghiari,
corte gonnelle, e grossi calzari,
e compagnia che ve deletti e piaccia;

can da guinzagli e segugi da traccia,
e le borse fornite di danari,
ad onta degli scarsi e degli avari,
o di chi 'n questo vi dà briga e 'mpaccia.

E la sera tornar co' vostri fanti
carcati de la molta salvaggina,
avendo gioia ed allegrezza e canti;

far trar del vino e fumar la cucina, 
e fin al primo sonno star razzanti:
e po' posare 'infin alla mattina.


Di marzo


Di marzo sì vi do una pischiera
d'anguille, trote, lamprede e salmoni,
di dèntici, dalfini e storioni,
d'ogn'altro pesce in tutta la rivera;

con pescatori e navicelle a schiera
e barche, saettìe e galeoni,
le qual ve portino a tutte stagioni
a qual porto vi piace la primera:

che sia fornito de molti palazzi,
d'ogn'altra cosa che ve sie mestero,
e gente v'abbia de tutti sollazzi.

Chiesia non v'abbia mai né monastero;
lassate predicar i preti pazzi,
ch'hanno troppe bugie e poco vero.


D'aprile


D'april vi dono la gentil campagna
tutta fiorita di bell'erba fresca:
fontane d'acqua che non vi rincresca,
donn'e donzelle per vostra compagna,

ambianti palafren, destrier di Spagna
e gente costumata a la francesca;
cantar, danzar a la provenzalesca
con instrumenti novi d'Alemagna.

E da torno vi sia molti giardini
e giacchito vi sia ogni persona:
ciascun con reverenza adori e 'nchini

a quel gentil, c'ho dato la corona
de pietre preziose, le più fini
c'ha 'l presto Gianni e 'l re de Babilona.


Di maggio


Di maggio sì vi do molti cavagli
e tutti quanti siano affrenatori,
portanti tutti, dritti corritori;
pettorali, testere de sonagli,

bandère con coverte a molti 'ntagli
di zendadi e di tutti li colori;
le targhe a modo degli armeggiatori;
viuole, rose, fior, ch'ogn'om abbagli;

e rompere e fiaccar bigordi e lance,
e piover da finestre e da balconi
en giù ghirlande, e 'n su melerance;

e pulzellette gioveni e garzoni
baciarsi ne la bocca e ne le guance:
d'amor e di goder vi si ragioni.


Di giugno


Di giugno dovvi una montagnetta
coverta di bellissimi arboscelli,
con trenta ville e dodici castelli,
che sian entorno ad una cittadetta,

ch'abbia nel mezzo una soa fontanetta
e faccia mille rami e fiumicelli,
ferendo per giardin e praticelli
e rinfrescando la menuta erbetta.

Aranci e cedri, dàttili e lumie
e tutte l'altre frutte savorose
empergolate siano per le vie;

e le gente vi sian tutte amorose
e faccianvisi tante cortesie,
ch'a tutto 'l mondo siano graziose.


Di luglio


Di luglio en Siena su la saliciata,
con le piene enghestare de tribbiani,
ne le cantine li ghiacci vaiani;
e mane e sera mangiar in brigata

di quella gelatina ismisurata,
istarne roste, giovene fagiani,
lessi capponi, capretti sovrani
e cui piacesse, manza con l'agliata.

Ed ine trar bon tempo e bona vita,
e non andar de for per questo caldo;
vestir zendadi di bella partita;

e quando godi, star pur fermo e saldo,
e sempre aver la tavola fornita:
e non voler la moglie per gastaldo.


D'agosto


D'agosto sì vi do trenta castella
in una valle d'alpe montanina,
che non vi possa vento de marina,
per istar sani, chiari come stella;

e palafreni de montare 'n sella
e cavalcar la sera e la mattina:
e l'una terra a l'altra sia vicina,
ch'un miglio sia la vostra giornatella,

tornando tuttavia inverso casa;
e per la valle corra una fiumana,
che vada notte e dì traente e rasa;

e star nel fresco tutta meriggiana,
la vostra borsa sempre a bocca pasa,
per la miglior vivanda di Toscana.


Di settembre


Di settembre vi do deletti tanti:
falconi, astori, smerletti, sparvieri;
lunghe, gherbegli, geti con carnieri,
bracchetti con sonagli, pasto e guanti;

bolze, balestre dritt'e ben portanti,
archi, strali, ballotte e ballottieri,
sianvi mudati guilfanghi ed astieri
nidaci e di tutt'altri uccel volanti,

che fosser boni da snidar e prendere:
e l'un e l'altro tuttavia donando,
e possasi rubar e non contendere;

quando con altra gente rencontrando,
la vostra borsa si' acconcia a spendere
e 'n tutto abbiate l'avarizia en bando.


D'ottobre


Di ottobre nel contà c'ha buono stallo,
e' pregovi, figliuoi, che voi n'andate;
traetevi bon tempo ed uccellate
come vi piace, a piè ed a cavallo.

La sera per la sala andate a ballo,
e bevete del mosto ed inebriate,
ché non ci ha miglior vita, en veritate:
e questo è vero come 'l fiorin giallo.

E poscia vi levate la mattina,
e lavativ'el viso con le mani;
lo rosto e 'l vino è bona medicina.

A le guagnele, starete più sani,
ca pesce in lag' o fiume o in marina,
avendo meglior vita di cristiani!


Di novembre


E di novembre a Petriuolo al bagno,
con trenta muli carchi de moneta:
la ruga sia tutta coverta a seta;
coppe d'argento, bottacci di stagno:

e dar a tutti stazzonier guadagno;
torchi, doppier che vegnan di Chiareta;
confetti con cedrata de Gaeta;
e béa ciascun e conforti 'l compagno.

E 'l freddo vi sia grande e 'l foco spesso;
fagiani, starne, colombi, mortiti,
levori, cavrioli rosto e lesso:

e sempre aver acconci gli appetiti;
la notte 'l vento, 'l piover a ciel messo:
e siate ne le letta ben forniti.


Di decembre


E di decembre una città in piano:
sale terrene, grandissimi fochi,
tappeti tesi, tavolier e giochi,
torticci accesi, star co' dadi en mano,

e l'oste inebriato e catellano,
e porci morti e finissimi cochi,
ghiotti morselli, ciascun béa e mandochi:
le botte sian maggior che San Galgano.

E siate ben vestiti e foderati
di guarnacche, tabarri e di mantegli
e di cappucci fini e smesurati;

e beffe far de' tristi cattivegli,
de' miseri dolenti sciagurati
avari: non vogliate usar con egli.

Folgore da San Gimignano

Giacomo di Michele (soprannominato Folgore) visse
all'incirca tra il 1270 e il 1330 e combatté
come cavaliere per il comune di San Gimignano.
La sua fama di poeta gioioso, amante della vita
spensierata delle brigate cortesi, è legata
soprattutto alle due collane dei 'Sonetti de
la semana' e dei 'Sonetti de' mesi'.



Folgore
Sonetti per l'armamento di un cavaliere


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