Folgore - Sonetti per l'armamento di un cavaliere
Folgore
San Gimignano - 'Torre grossa'. Folgore da San Gimignano 
visse all'incirca tra il 1270 e il 1330 e combatté come cavaliere per il comune di San Gimignano.


Sonetti per l'armamento di un cavaliere


I
Introduzione

Ora si fa un donzello cavalieri;
e' vuolsi far novellamente degno,
e pon sue terre e sue castell'a pegno
per ben fornirsi di ciò ch'é mistieri: 

annona, pane e vin dà a' forestieri,
manze, pernici e cappon per ingegno;
donzelli e servidori a dritto segno,
camere e letta, cerotti e doppieri; 

e pens'a molti affrenati cavagli,
armeggiatori e bella compagnia,
aste, bandiere, coverte e sonagli; 

ed istormenti con gran baronia,
e giucolar per la terra guidàgli,
donne e donzelle per ciascuna via. 


II
Prodezza 

Ecco Prodezza, che tosto lo spoglia
e dice: «Amico, e' convien che tu mudi,
per ciò ch'i' vo' veder li uomini nudi
e vo' che sappi non abbo altra voglia; 

e lascia ogni costume che far soglia,
e nuovamente t'affatichi e sudi;
se questo fai, tu sarai de' miei drudi
pur che ben far non t'incresca né doglia». 

E quando vede le membra scoperte,
immantinente sì le reca in braccio
dicendo: «Queste carni m'hai offerte; 

i' le ricevo e questo don ti faccio,
acciò che le tue opere sien certe:
che ogni tuo ben far già mai non taccio». 


III
Umiltà 

Umilità dolcemente il riceve,
e dice: «Punto non vo' che ti gravi,
ch'e' pur convien ch'io ti rimondi e lavi,
e farotti più bianco che la neve; 

e intendi quel ched io ti dico breve,
ch'i' vo' portar dello tuo cor le chiavi,
ed a mio modo converrà che navi,
ed io ti guiderò sì come meve. 

Ma d'una cosa far tosto ti spaccia,
ché tu sai che soperbia m'è nimica:
che più con teco dimoro non faccia. 

I' ti sarabbo così fatta amica
ch'e' converrà ch'a tutta gente piaccia;
e così fa chi di me si notrica». 

  
IV
Discrezïone 

Discrezïone incontanente venne
e sì l'asciuga d'un bel drappo e netto,
e tostamente sì 'l mette in sul letto
di lin, di seta, coverture e penne; 

or ti ripensa: infino al dì vi 'l tenne
con canti, con sonare e con diletto;
accompagnollo, per farlo perfetto,
di nuovi cavalier, che ben s'avvenne. 

Poi disse: «Lieva suso immantinente,
ch'e' ti convien rinascere nel mondo,
e l'ordine che prendi tieni a mente». 

Egli ha tanti pensier, che non ha fondo,
del gran legame dov'entrar si sente,
e non può dire: «A questo mi nascondo». 

  
V
Allegrezza 

Giunge Allegrezza con letizia e festa,
tutta fiorita che pare un rosaio;
di lin, di seta, di drappo e di vaio
allor li porta bellissima vesta, 

vetta, cappuccio con ghirlanda in testa,
e sì adorno l'ha che pare un maio;
con tanta gente che trema il solaio;
allor sì face l'opra manifesta. 

E ritto l'ha in calze ed in pianelle,
borsa, cintura inorata d'argento,
che stanno sotto la leggiadra pelle; 

cantar, sonando ciascuno stormento,
mostrando lui a donne ed a donzelle
e quanti sono a questo assembramento. 


Folgore da San Gimignano

Giacomo di Michele (soprannominato Folgore) visse all'incirca tra il 1270 e il 1330
e combatté come cavaliere per il comune di San Gimignano.
La sua fama di poeta gioioso, amante della vita spensierata delle brigate cortesi,
è legata soprattutto alle due collane dei 'Sonetti de la semana' e dei 'Sonetti de' mesi'.

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Folgore - Sonetti dei mesi

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