Petrarca
Francesco Petrarca 
(Arezzo 1304-Arquà 1374) 
Poeta e letterato italiano

GLI OCCHI


IN MORTE DI MADONNA LAURA


SONETTO XII


SONETTO CXXXIV

GLI OCCHI

Gli occhi di ch'io parlai si caldamente,
e le braccia e le mani e i piedi e' l viso
che m'avean si da me stesso diviso,
e fatto singular da l'altra gente;

Le crespe chiome d'or puro lucente,
e 'l lampeggiar de l'angelico riso
che solean fare in terra un paradiso,
poca polvere son, che nulla sente.

Et io pur vivo, onde mi doglio e sdegno,
rimaso senza 'l lume ch' amai tanto,
in gran fortuna e' n disarmato legno.

Or sia qui fine al mio amoroso canto:
secca e la vena de l'usato ingegno,
e la cetera mia rivolta in pianto.




Linecol

IN MORTE
DI MADONNA LAURA

Oimè il bel viso, oimè il soave sguardo,
oimè il leggiadro portamento altero;
Oimè il parlar ch'ogni aspro ingegno et fero
facevi humile, ed ogni uom vil gagliardo !

Et oimè il dolce riso, onde uscio 'l dardo
di che morte, altro bene omai non spero.
Alma real, dignissima d'impero,
se non fossi fra noi scesa si tardo !

Discolorato hai, Morte, il più bel volto
che mai si vide, e i più begli occhi spenti;
spirto più acceso di vertuti ardenti
del più leggiadro e più bel nodo hai sciolto.

In un momento ogni mio ben m'hai tolto,
post'hai silenzio a' più soavi accenti
che mai s'udîro, e me pien di lamenti:
quant'io veggio m'è noia, e quant'io ascolto.




Linecol

Sonetto XII

Se la mia vita da l’aspro tormento
si può schermire, e da gli affani,
ch’ I veggia per vertù de gli ultimi anni,
donna, de’ be’ vostr’occhi il lume spento,
e I cape d’oro fin farsi d’argento
e lassar le ghirlande e I verdi panni
e ‘l viso scolorir, che ne’ miei danni
a llamentar mi fa pauroso e lento,
pu mi darà tanta baldanza Amore,
ch’ I’ vi discovrirò de’ mei martìri
qua’ sono stati gli anni e I giorni e l’ore;
e se ‘l tempo è contrario a I be’ desiri,
]non fia ch’almen non guinga al mio dolore
alcun soccorso di tardi sospiri.




Linecol

Sonetto CXXXIV

  Pace non trovo, e non ho da far guerra;
e temo, e spero; et ardo, e son un ghiaccio;
e volo sopra ’l cielo, e ghiaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto ’l mondo abbraccio.

  Tal m’ha in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi ritèn né scioglie il laccio;
e non m’ancide Amore, e non mi sferra,
né mi vuol vivo né mi trae impaccio.

  Veggio senza occhi, e non ho lingua, e grido;
e bramo di perir, e cheggio aita;
et ho in odio me stesso, et amo altrui.

  Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato son, donna, per vui.




Linecol
Petrarca nasce ad Arezzo nel 1304. Ad otto anni
si trasferì ad Avignone, dove cominciò i suoi studi.
Era il Venerdì Santo del 1327 quando il poeta vide
la donna che amerà per tutta la vita...


Linecol


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