Poemi d' amore
Ti mando questa mela A ciascun'alma presa e gentil core Benedetto sia 'l giorno Sonetto I Perché taccia Di se stesso all'amata Io qui vagando La tessitrice Amore vivo |

Eros ha scosso la mia menteEros ha scosso la mia mente come il vento che giù dal monte batte sulle querce. Dolce madre, non posso più tessere la tela domata nel cuore dall'amore di un giovane: colpa della soave Afrodite. Sei giunta, ti bramavo, hai dato ristoro alla mia anima bruciante di desiderio.Saffo (ca. 600 a.C.) ![]() ![]() Ti mando questa melaTi mando questa mela. Se mi ami, prendila, e dammi in cambio la tua verginità. Ma se non vuoi, prendila ugualmente, e pensa come è breve la stagione bella. Platone (Atene, 427 a.C. – Atene, 347 a.C.) ![]() ![]() A ciascun'alma presa e gentil coreA ciascun'alma presa, e gentil core, nel cui cospetto ven lo dir presente, in ciò che mi rescrivan suo parvente salute in lor segnor, cioè Amore. Già eran quasi che atterzate l'ore del tempo che onne stella n'è lucente, quando m'apparve Amor subitamente cui essenza membrar mi dà orrore. Allegro mi sembrava Amor tenendo meo core in mano, e ne le braccia avea madonna involta in un drappo dormendo. Poi la svegliava, e d'esto core ardendo lei paventosa umilmente pascea: appresso gir lo ne vedea piangendo. Dante Aleghieri (1265 - 1321) ![]() ![]() Benedetto sia 'l giornoBenedetto sia 'l giorno, e 'l mese, e l'anno, E la stagione, e 'l tempo, e l'ora, e 'l punto E 'l bel paese e 'l loco, ov'io fui giunto Da'duo begli occhi che legato m'ànno; E benedetto il primo dolce affanno Ch'i' ebbi ad esser con Amor congiunto, E l'arco e la saette ond' i' fui punto, E le piaghe, ch'infino al cor mi vanno. Benedette le voci tante, ch'io Chiamando il nome di Laura ho sparte, E i sospiri e le lagrime e 'l desio. E benedette sian tutte le carte Ov'io fama le acquisto, e il pensier mio, Ch'è sol di lei, si ch'altra non v'ha parte. Francesco Petrarca (1304 - 1374) ![]() ![]() Sonetto INon havria Ulisse o qualunqu’altro mai Piu accorto fù, da quel divino aspetto, Pien di gratie, d’honor et di rispetto, Sperato qual i sento affanni et guai. Pur, Amor, co’i begli occhi tu fatt’hai Tal piagia dentro al moi innocente petto, Di cibo et di calor già tuo ricetto, Che rimedio non vè si tu nol’ dai. Sorte dura, che mi fa esser quale Punta d’un Scorpio, et domandar riparo Contr’ el velen’ dall istesso animale. Chieggio ti sol’ ancida questa noia, Non estingua el desir a me si caro, Che mancar non potria ch’i non mi muoia. Louïse Labé (ca. 1520 - 1566) ![]() ![]() Perché taccia Perché taccia il rumor di mia catena
di lagrime, di speme, e di amor vivo,
e di silenzio; ché pietà mi affrena
se di lei parlo, o di lei penso e scrivo.
Tu sol mi ascolti, o solitario rivo,
ove ogni notte amor seco mi mena,
qui affido il pianto e i miei danni descrivo,
qui tutta verso del dolor la piena.
E narro come i grandi occhi ridenti
arsero d'immortal raggio il mio core,
come la rosea bocca, e i rilucenti
odorati capelli, ed il candore
delle divine membra, e i cari accenti
m'insegnarono alfin pianger d'amore.Niccolò Ugo Foscolo (1778 - 1827) ![]() ![]() Di se stesso all'amata
Così gl'interi giorni in lungo incerto
sonno gemo! ma poi quando la bruna
notte gli astri nel ciel chiama e la luna,
e il freddo aer di mute ombre è coverto;
Dove selvoso è il piano e più deserto
allor lento io vagando, ad una ad una
palpo le piaghe onde la rea fortuna,
e amore, e il mondo hanno il mio core aperto.
Stanco mi appoggio or al troncon d'un pino,
ed or prostrato ove strepitan l'onde,
con le speranze mie parlo e deliro.
Ma per te le mortali ire e il destino
spesso obbliando, a te, donna, io sospiro:
luce degli occhi miei chi mi t'asconde?Niccolò Ugo Foscolo (1778 - 1827) ![]() ![]() Io qui vagando
Per la bella pesarese Geltrude Cassi-Lazzari *Giacomo Leopardi (1798 - 1837) *Leopardi aveva allora 17 anni e Geltrude 26 anni ![]() ![]() La tessitriceMi son seduto su la panchetta come una volta... quanti anni fa? Ella, come una volta, s'è stretta su la panchetta. E non il suono d'una parola; solo un sorriso tutto pietà. La bianca mano lascia la spola. Piango, e le dico: Come ho potuto, dolce mio bene, partir da te? Piange, e mi dice d'un cenno muto: Come hai potuto? Con un sospiro quindi la cassa tira del muto pettine a sé. Muta la spola passa e ripassa. Piango, e le chiedo: Perché non suona dunque l'arguto pettine più? Ella mi fissa timida e buona: Perché non suona? E piange, e piange - Mio dolce amore, non t'hanno detto? non lo sai tu? Io non son viva che nel tuo cuore. Morta! Si, morta! Se tesso, tesso per te soltanto; come, non so; in questa tela, sotto il cipresso, accanto alfine ti dormirò. - Giovanni Pascoli (1855 - 1912) ![]() ![]() AMORE VIVOAmo il biondo ed il fuoco; amo l'estate Più della primavera, Le donne indebitate, Trenta e quaranta, la rossa e la nera. Amo gli acri profumi e la riviera, Musset, le schioppettate, La birra di Baviera E il compagno di Sant' Antonio abate. Ed amo te, Francesca, Te bionda come la birra tedesca, Te infocata che abbruci e che consumi, Che a Montecarlo sei, Circondata da un nuvolo d'ebrei. Spumeggiante nel brago e nei profumi. ![]() |

