Remigio Zena
Poemi

AMORE MORTO


AMORE VIVO


IDILLIO DI GIUGNO


SANS RANCUNE


L'INVITO


RIMPIANTO


EUTERPE


PROFANO



AMORE MORTO

Lisa, se è ver che i morti a mezzanotte
Raccolti stinchi ed ossa
Escano dalla fossa,

E vadan brancicando fra le rotte
Croci del Camposanto
Non bagnate di pianto,

Che ogni morto scordato e solitario
A cui mancan dei vivi le preghiere
Debba dir per se stesso il Miserere,
Lisa, tu puoi restar nel tuo sudario,

Perchè la mamma tua tutte le sere
Dormicchiando ti brontola il rosario
E al Curato io fui lesto a provvedere
Quattro scudi pel primo anniversario.



Linecol

AMORE VIVO

Amo il biondo ed il fuoco; amo l'estate
Più della primavera,
Le donne indebitate,
Trenta e quaranta, 
la rossa e la nera.
Amo gli acri profumi e la riviera,
Musset, le schioppettate,
La birra di Baviera
E il compagno di Sant' Antonio abate.
Ed amo te, Francesca,
Te bionda come la birra tedesca,
Te infocata che abbruci e che consumi,
Che a Montecarlo sei,
Circondata da un nuvolo d'ebrei.
Spumeggiante nel brago e nei profumi.



Linecol

IDILLIO DI GIUGNO

O che gaio mattino!
Se tu vuoi nel giardino
Scendere, mia Francesca,
A raccogliere andiamo
Le ciliegie sul ramo
All'aria fresca,
Le ciliegie vermiglie,
Enormi cocciniglie
Tra le fogliuzze appese,
Che fanno rubiconde
Delle piante le fronde
In questo mese.
Colla scala a piuoli
Rubata ai vignaiuoli,
Quest'albero gigante
Io piglierò d'assalto
E cercherò là in alto
Esser galante.
*
Oh! non aver paura
Di qualche slogatura,
Sono destro anche troppo.
Sul tuo poggiuol due anni
Ho fatto il Don Giovanni
E non son zoppo.

Perchè rimani in piedi?
Vieni qua all'ombra, siedi
Tu che sei sempre stanca;
Saprà di maggiorana
La tua veste d'indiana
Azzurra e bianca.
Sull'erba profumata
Segui la cicalata
Mentre dalla mia cima
Ti scaravento in grembo
Di ciliegie un nembo
E qualche rima.
Ve' i coralli e i rubini!
Mettiti gli orecchini
Come fanno i bambini.
Riviver ci parrà
D'una lontana età
Gli anni turchini.



Linecol

SANS RANCUNE

Hai tempo ancor prima che parta il treno,
Vieni meco a cenar, ex amor mio;
Se oggi per sempre vuoi lasciarmi, almeno
Innaffiam colla bionda acqua del Reno
L'ultimo addio.
Assai ci amammo una stagione intera,
Or, di me stanca, te ne fuggi ed io
L'omaggio non ti fo d'una preghiera.
Amici sempre, diamoci stassera
L'ultimo addio.
Non ci vedrem mai più. 
Bevi tranquilla
Il bicchier della staffa e dell'obblio,
Fissami ancora in volto la pupilla
E con un bacio ultimo sigilla
L'ultimo addio.
Sarà un bacio fraterno al lattemiele,
Un bacio senza fuoco, pari al mio.
Oh lasciamole accese le candele
Perché è sempre il più casto e il più fedele
L'ultimo addio.



Linecol

L'INVITO

«La sera d'Ognissanti
Venga anche lei da me:
Serviremo in famiglia
Quattro marrons-glacés
E una tazza di thè.»
Infilandomi i guanti
E masticando un sì,
Pieno di meraviglia
Sono rimasto lì
Diritto come un I.
Ha aggrottato le ciglia?
In fè mia non lo so;
Una nube davanti
Agli occhi mi passò
Quando lei se ne andò.
E ho mangiato in famiglia
Quattro marrons-glacés
La sera d'Ognissanti . . .
Fu un poema per me
Quella tazza di thè.
Sola voi siete la regina mia,
Regina incoronata
Tra le belle e le ricche.
La vostra corte è tutta poesia
Ed io nell'anticamera dorata
Sono il fante di picche!
(Quella sera sull'album).



Linecol

RIMPIANTO

Rammenti ancor che un brivido
Mi guizzò nello vene
Quando te, donna, udii, te, mia vainiglia,
Dirmi: ti voglio bene?
Oh non furono allor più per me solo,
Né ignudi e monchi i versi come prima.
Candide strofe mie, spiccate il volo,
Ho trovato la rima!
T'amavo! i tuoi capelli
Eran per me una bionda poesia,
Il firmamento dei tuoi occhi belli
Un'armonia,
Ed abbruciavan come nuovo olibano
I desideri profumati d'ambra
Che salivano a te, sultana splendida
Nel tuo piccolo Alhambra.
Te ne ricordi? 
ubriaco di sole
M'eran l'ore fugaci
Bevendo l'onda delle tue parole,
L'aroma dei tuoi baci,
Ed, assorto nel tuo magico nimbo,
Dimenticando le cose terrene,
Ti rispondevo sempre come un bimbo:
Ti voglio bene.
Oh tu sai perché ho l'anima sì negra,
Perché sono vigliacco e perché piango,
Donna cui fece desolata ed egra
La nostalgia del fango.



Linecol

EUTERPE

Come i monelli van dei bersaglieri
Seguendo la fanfara,
Marcando il passo pettoruti e fieri,
Così a voi vanno dietro volentieri,
A voi, madonna Clara,
Birichini e orgogliosi i miei pensieri.
Siete tutta una musica d'argento,
Un sospiro di vento
Tra le piante di rosa, un'armonia
Di baci e poesia.
E dietro a voi mi trascinate, o mia
Limpida sinfonia,
In fondo al precipizio e son contento
Perché sol io vi sento.



Linecol

PROFANO

Perché, signora, sempre me chiamate
A voltarvi la musica sul piano?
Le vostre dita bianche e affusolate,
Saltellanti sui tasti in modo strano
Da parer salamandre indiavolate,
Le ammirai da vicino e da lontano:
Sulla faccia e nel cuor porto stampate
Le morbidezze della vostra mano!
È effetto della musica tedesca
Se la vista si annebbia, o dell'amore
Se confondo i dïesis coi bemolle?
Ch'io rimanga a seder non vi rincresca:
È meno turca, udendola in panciolle,
La sonata di Bach in la minore.

Remigio Zena
Nato nel 1850 a Torino da una nobile famiglia genovese. Remigio Zena
(Zena = Genova in dialetto) è pseudonimo di Gaspare Invrea.
Il poeta muore a Genova nel 1917.





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