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AMORE MORTO AMORE VIVO IDILLIO DI GIUGNO SANS RANCUNE L'INVITO RIMPIANTO EUTERPE PROFANO |

AMORE MORTOLisa, se è ver che i morti a mezzanotte Raccolti stinchi ed ossa Escano dalla fossa, E vadan brancicando fra le rotte Croci del Camposanto Non bagnate di pianto, Che ogni morto scordato e solitario A cui mancan dei vivi le preghiere Debba dir per se stesso il Miserere, Lisa, tu puoi restar nel tuo sudario, Perchè la mamma tua tutte le sere Dormicchiando ti brontola il rosario E al Curato io fui lesto a provvedere Quattro scudi pel primo anniversario. ![]() ![]() AMORE VIVOAmo il biondo ed il fuoco; amo l'estate Più della primavera, Le donne indebitate, Trenta e quaranta, la rossa e la nera. Amo gli acri profumi e la riviera, Musset, le schioppettate, La birra di Baviera E il compagno di Sant' Antonio abate. Ed amo te, Francesca, Te bionda come la birra tedesca, Te infocata che abbruci e che consumi, Che a Montecarlo sei, Circondata da un nuvolo d'ebrei. Spumeggiante nel brago e nei profumi. ![]() ![]() IDILLIO DI GIUGNOO che gaio mattino! Se tu vuoi nel giardino Scendere, mia Francesca, A raccogliere andiamo Le ciliegie sul ramo All'aria fresca, Le ciliegie vermiglie, Enormi cocciniglie Tra le fogliuzze appese, Che fanno rubiconde Delle piante le fronde In questo mese. Colla scala a piuoli Rubata ai vignaiuoli, Quest'albero gigante Io piglierò d'assalto E cercherò là in alto Esser galante. * Oh! non aver paura Di qualche slogatura, Sono destro anche troppo. Sul tuo poggiuol due anni Ho fatto il Don Giovanni E non son zoppo. Perchè rimani in piedi? Vieni qua all'ombra, siedi Tu che sei sempre stanca; Saprà di maggiorana La tua veste d'indiana Azzurra e bianca. Sull'erba profumata Segui la cicalata Mentre dalla mia cima Ti scaravento in grembo Di ciliegie un nembo E qualche rima. Ve' i coralli e i rubini! Mettiti gli orecchini Come fanno i bambini. Riviver ci parrà D'una lontana età Gli anni turchini. ![]() ![]() SANS RANCUNEHai tempo ancor prima che parta il treno, Vieni meco a cenar, ex amor mio; Se oggi per sempre vuoi lasciarmi, almeno Innaffiam colla bionda acqua del Reno L'ultimo addio. Assai ci amammo una stagione intera, Or, di me stanca, te ne fuggi ed io L'omaggio non ti fo d'una preghiera. Amici sempre, diamoci stassera L'ultimo addio. Non ci vedrem mai più. Bevi tranquilla Il bicchier della staffa e dell'obblio, Fissami ancora in volto la pupilla E con un bacio ultimo sigilla L'ultimo addio. Sarà un bacio fraterno al lattemiele, Un bacio senza fuoco, pari al mio. Oh lasciamole accese le candele Perché è sempre il più casto e il più fedele L'ultimo addio. ![]() ![]() L'INVITO«La sera d'Ognissanti Venga anche lei da me: Serviremo in famiglia Quattro marrons-glacés E una tazza di thè.» Infilandomi i guanti E masticando un sì, Pieno di meraviglia Sono rimasto lì Diritto come un I. Ha aggrottato le ciglia? In fè mia non lo so; Una nube davanti Agli occhi mi passò Quando lei se ne andò. E ho mangiato in famiglia Quattro marrons-glacés La sera d'Ognissanti . . . Fu un poema per me Quella tazza di thè. Sola voi siete la regina mia, Regina incoronata Tra le belle e le ricche. La vostra corte è tutta poesia Ed io nell'anticamera dorata Sono il fante di picche! (Quella sera sull'album). ![]() ![]() RIMPIANTORammenti ancor che un brivido Mi guizzò nello vene Quando te, donna, udii, te, mia vainiglia, Dirmi: ti voglio bene? Oh non furono allor più per me solo, Né ignudi e monchi i versi come prima. Candide strofe mie, spiccate il volo, Ho trovato la rima! T'amavo! i tuoi capelli Eran per me una bionda poesia, Il firmamento dei tuoi occhi belli Un'armonia, Ed abbruciavan come nuovo olibano I desideri profumati d'ambra Che salivano a te, sultana splendida Nel tuo piccolo Alhambra. Te ne ricordi? ubriaco di sole M'eran l'ore fugaci Bevendo l'onda delle tue parole, L'aroma dei tuoi baci, Ed, assorto nel tuo magico nimbo, Dimenticando le cose terrene, Ti rispondevo sempre come un bimbo: Ti voglio bene. Oh tu sai perché ho l'anima sì negra, Perché sono vigliacco e perché piango, Donna cui fece desolata ed egra La nostalgia del fango. ![]() ![]() EUTERPECome i monelli van dei bersaglieri Seguendo la fanfara, Marcando il passo pettoruti e fieri, Così a voi vanno dietro volentieri, A voi, madonna Clara, Birichini e orgogliosi i miei pensieri. Siete tutta una musica d'argento, Un sospiro di vento Tra le piante di rosa, un'armonia Di baci e poesia. E dietro a voi mi trascinate, o mia Limpida sinfonia, In fondo al precipizio e son contento Perché sol io vi sento. ![]() ![]() PROFANOPerché, signora, sempre me chiamate A voltarvi la musica sul piano? Le vostre dita bianche e affusolate, Saltellanti sui tasti in modo strano Da parer salamandre indiavolate, Le ammirai da vicino e da lontano: Sulla faccia e nel cuor porto stampate Le morbidezze della vostra mano! È effetto della musica tedesca Se la vista si annebbia, o dell'amore Se confondo i dïesis coi bemolle? Ch'io rimanga a seder non vi rincresca: È meno turca, udendola in panciolle, La sonata di Bach in la minore. Nato nel 1850 a Torino da una nobile famiglia genovese. Remigio Zena (Zena = Genova in dialetto) è pseudonimo di Gaspare Invrea. Il poeta muore a Genova nel 1917. ![]() |

