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Il rasoio di Eco1

HENK VERDRU

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Sommario:

Questa tesi propone un'indagine sul nominalismo echiano attraverso l'analisi della pertinenza della categoria di ``similarità'' (o di ``analogia'') sia nella semiotica echiana che nella riformulazione del realismo svolta dalla teoria delle catastrofi (la TC). Il titolo della tesi va quindi spiegato in questo senso, cioè come doppio riferimento al famoso principio di Occam (entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem) e alla sua filosofia nominalista.

Ma prima di aprire questo dibattito, presenteremo un panorama dell'evoluzione del pensiero semiotico di Umberto Eco. Cercheremo di rispondere ad una domanda che si era posto Gilles Thérien in un articolo apparso dopo la stesura di questo primo capitolo: la semiotica echiana è ancora è pieno sviluppo, oppure ha già raggiunto una certa compiutezza?2 Diciamo subito che la nostra risposta inclinerà alla seconda alternativa. La nostra panoramica inizierà con una breve storia della semiotica echiana. Poi seguiranno le analisi delle opere principali di Eco: Opera aperta (1962), Apocalittici e integrati (1964), La struttura assente (1968), Trattato di semiotica generale (1975), Lector in fabula (1979), Semiotica e filosofia del linguaggio (1984), ed infine, Sugli specchi (1985). Dobbiamo osservare che questo capitolo ha una sua indipendenza relativa rispetto al resto della tesi, dato che esso verte esclusivamente sulla semiotica echiana.

Il secondo capitolo comincia con una introduzione sulla teoria delle catastrofi da un lato, e sulla situazione del dibattito nel contesto della semiotica novecentesca, dall'altro. Questo paragrafo eluciderà alcuni concetti fondamentali della TC che ritorneranno nella discussione successiva. La focalizzazione sulla presenza della discussione tra nominalisti e realisti negli scritti semiotici novecenteschi fornirà la prova dell'attualità del dibattito e della pertinenza del confronto.

La seconda parte del secondo capitolo si concentra sulla problematica delle relazioni tra il segno e il suo referente. È evidente che a questo livello entra in gioco la nozione di ``analogia''. Infatti, la semiotica echiana sostiene che le analogie tra segni e referenti non rientrano nel quadro (più rigido) della pertinenza teorica, mentre la TC afferma che l'analogia tra segno e referente ne permette l'analisi oggettiva. Lo studio di ciascuno di questi due punti di vista si sdoppierà in due volte due paragrafi. I primi due tratteranno sull'assenza dell'analogia nei rapporti problematici tra segno e referenti per i segni iconici da un lato, e tra la cultura e la natura per l'ideologia dall'altro. In questi due contesti verranno analizzate le soluzioni rispettive proposte da Umberto Eco. In un secondo tempo, verranno presentate le concezioni di René Thom (per la TC) circa la pertinenza dell'analogia (o dell'isomorfismo) sia nell'ambito della sua teoria linguistica sia in quanto fattore costitutivo del suo ragionamento su alcuni problemi semiotici.

La terza parte del secondo capitolo svolge un'analisi degli statuti epistemologici delle due rispettive teorie. In primo luogo, si presenterà la critica echiana dello strutturalismo ontologico, quale era stata proposta in La struttura assente. Metteremo in evidenza l'attualità della critica nel senso che essa si applica facilmente alla TC. Dopo questa presentazione, tenteremo di definire le premesse epistemologiche che presiedono alla costituzione della semiotica generale echiana. L'epistemologia della TC verrà sottoposta ad un'analisi (critica) in due momenti. Anzitutto, cercheremo di mettere in luce il metodo di modellizzazione soggiacente alla costituzione di un linguaggio teorico, cioè un metalinguaggio. L'importanza di queste elucidazioni si verificherà nella misura in cui Petitot-Cocorda (alunno di Thom) invocherà la categoria di ``analogia'' per giustificare il processo di modellizzazione e l'elaborazione del metalinguaggio. In secondo luogo, analizzeremo la riformulazione neokantiana del progetto semiotico greimasiano svolta da Petitot-Cocorda nell'ambito di un tentativo di schematizzazione del senso.

Il secondo capitolo termina con una sistematizzazione dei quattro paragrafi che vertono sulla TC, nei termini di una critica del concetto di ``analogia'' (e dei suoi derivati) come operazione costitutiva nel processo di elaborazione teorica, vale a dire, la costruzione sistematica di una serie di premesse epistemologiche atta a generalizzare il discorso teorico iniziale verso un'interdisciplinarità più compiuta.

Infine, la conclusione situa la questione della pertinenza teorica della categoria di ``analogia'' al livello della discussione più generale tra nominalisti e realisti. Finalmente, le cause dell'esistenza (almeno teorica) di questa categoria verranno collocate nella storia del pensiero occidentale. Infatti, vedremo che il sogno della analogia si rispecchia nel mito di Narciso.




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henk 2001-08-18