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La citazione illimitata: Hjelmslev - Eco - Petitot

In quale modo è esplicitamente presente la discussione tra nominalismo e realismo negli scritti dei due principali protagonisti del nostra discorso? A questo punto può sembrare sorprendente la costatazione che le citazioni sulla questione varchino le frontiere delle dottrine semiotiche. Infatti, abbiamo trovato una serie citazionale di riferimenti presenti sia in Eco che in Petitot, sullo stesso livello argomentativo (benché portino a delle ``conclusioni'' opposte).

Occorre intendere per linguistica strutturale un insieme di ricerche che poggiano su una ipotesi secondo cui è scientificamente legittimo descrivere il linguaggio come se fosse una struttura, nel senso adottato sopra per questo termine [...]. Insistiamo ancora [...] sul carattere ipotetico della linguistica strutturale [...]. Ogni descrizione scientifica presuppone che l'oggetto della descrizione sia concepito come una struttura (e dunque analizzato secondo un metodo strutturale che permetta di riconoscere dei rapporti tra le parti che lo costituiscono) o come facente parte di una struttura (e dunque sintetizzato con altri oggetti coi quali intrattiene dei rapporti che rendono possibile stabilire e riconoscere un oggetto più esteso di cui questi oggetti, con l'oggetto considerato, sono delle parti) [...]. Si obietterà forse che, se è così, l'adozione di un metodo strutturale non è imposta dall'oggetto dell'indagine, ma che essa è scelta arbitrariamente dall'indagatore. Si è così di nuovo all'antico problema, dibattuto nel Medio Evo, di sapere se le nozioni (concetti o classi) fatte emergere dall'analisi risultano della stessa natura dell'oggetto (realismo) o se risultano dal metodo (nominalismo). Questo problema è evidentemente di ordine epistemologico e supera i limiti del presente rapporto nonché la competenza del linguista in quanto tale.2.19
La presenza del riferimento alla discussione in questo brano può avere due valori. In primo luogo, se Hjelmslev non si chiama altro che linguista, allora è implicita la convinzione che la linguistica strutturale debba fondarsi su una filosofia epistemologica nominalista. In secondo luogo, se Hjelmslev si chiama anche filosofo del linguaggio, allora è presente l'idea che la discussione sia pertinente, anzi costitutiva nell'ambito di una teoria del linguaggio, di una teoria semiotica.

La presenza della citazione hjelmsleviana nell'argomentazione di Eco ha invece un valore ben preciso. Lo strutturalista non deve sapere se il suo modello strutturale sia adeguato o no alle cose, gli basta sapere se il modello sia adeguato al metodo:

Il metodo scientificamente legittimo si riassume nel metodo empiricamente adeguato.2.20
Eco si definisce semiologo e deve quindi abbandonare lo stretto campo della linguistica:

E per una semiotica generale il discorso filosofico non è né consigliabile né urgente: è semplicemente costitutivo.2.21
Anche per Jean Petitot-Cocorda, è fondamentale l'importanza della rivisitazione del dibattito medievale. A questo proposito rievoca la critica echiana dello strutturalismo ontologico:

Étant donné leur statut idéel, non phénoménal au sens classique (sensible) du terme, les structures sont donc ontologiquement ambigues. Comme le rappelle Umberto Eco: ``la structure est-ce un objet en tant qu'il est structuré, ou bien l'ensemble des relations qui structurent l'objet mais que l'on peut abstraire de l'objet''. En fait, en tant qu'eidos, la structure n'est pas détachable de la substance où elle s'actualise, de l'ousia où elle se fait substance. Elle est à la fois ossature intelligible et objet structuré. Mais doit-on la considérer comme donnée ou comme posée? Dans le premier cas on développera une conception ontologique (réaliste) des structures et, dans le second cas, une conception épistémologique (nominaliste).2.22
Fino a questo punto Petitot-Cocorda segue la divisione di Eco e di Hjelmslev. Ma immediatamente dopo, afferma in modo provocatorio che tutta la vicenda strutturalista era un'impresa fondamentalmente realista, negando così la distinzione echiana tra lo strutturalismo ontologico, realista (Lévi-Strauss e Lacan) e la corrente ``metodologica'', nominalista (Hjelmslev):

Mais il faut bien voir d'abord que, comme tous les scientifiques authentiques, tous les ``grands'' structuralistes (Saussure, Jakobson, Tesnière, Hjelmslev, Piaget, Lévi-Strauss, Chomsky, Greimas et dernièrement Thom) ont été ou sont ``réalistes'', même s'ils refusent de s'engager dans une querelle philosophique, ensuite que le réalisme n'exerce aucune prétention à dire la vérité ``dernière'' sur les phénomènes mais affirme simplement l'exigence que la théorisation des phénomènes (et en particulier leur formalisation) soit en accord avec ``la chose même'', et enfin qu'à ce titre, le réalisme est la seule position rationnelle tenable si l'on veut transformer le concept de structure en concept objectif, c'est-à-dire en catégorie de l'expérience.2.23
Il brano, che ci offre un bell'esempio di public relations strategy non lascia più dubbi sul progetto della TC: fornire allo strutturalismo i fondamenti matematici, rendendolo più realista di quello che i suoi rappresentanti credevano possibile. Questa revisione porterà la TC a tracciare una volta per tutte la linea divisoria tra le scienze oggettive e realiste ed il resto, cioè le scienze (?) descrittive e nominaliste (e quindi non esplicative).

Dobbiamo quindi ripetere la domanda già formulata qui sopra: possono coesistere due teorie opposte per quel che riguarda le loro posizioni epistemologiche?


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henk 2001-08-18