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Eco e la TC: una coesistenza pacifica?

Da ciò che precede risulta chiaro che la risposta a questa domanda dovrebbe essere negativa. Ma appena si abbandona il livello denotativo della domanda per soffermarsi sul suo significato connotativo, cioè ``politico-ideologico'', la risposta risulta più imbarazzante. Infatti, vediamo che i nostri protagonisti si citano a vicenda, e non in un modo troppo critico o negativo. Abbiamo già presentato l'esempio di Petitot che citava Eco. Quest'ultimo, è vero, non ha mai parlato della TC ampiamente ma uno sguardo alla bibliografia di Semiotica e filosofia del linguaggio ci mostra l'interesse rivolto alle teorie di Petitot. O dobbiamo capire questi riferimenti come una ennesima prova del senso pubblicitario echiano (infatti, Eco riferisce ad una voce curata dal filosofo francese per l'Enciclopedia Einaudi, l'impresa che ha dato vita a Semiotica e filosofia del linguaggio...)? Un altro rappresentante della scuola di Eco, Marco De Marinis, non nasconde le sue simpatie par la TC2.24. O dobbiamo intendere questa presenza come quella di un personaggio ormai universalmente accettato sulla scena delle teorie ``teatricali''? E come dobbiamo interpretare questo ringraziamento di Petitot:

Je remercie également ceux et celles dont la pénétration intellectuelle a enrichi de façon parfois décisive ma réflexion: Umberto Eco et Paolo Fabbri qui m'ont fourni la précieuse occasion d'exposer certains aspects de ce travail au DAMS de Bologne [...].2.25
Per ora, lasciamo in sospeso la risposta a queste domande. Esse hanno soltanto il doppio merito di aver suscitato la nostra curiosità e di aver indicato la strada che prenderà la nostra ricerca.


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henk 2001-08-18