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Eco e la forza dei segni: cultura, ideologia e retorica

In una ricerca sul nominalismo echiano, si deve necessariamente affrontare la problematica del ruolo della cultura e della ideologia nella semiotica di Eco. Infatti, i due componenti erano già presenti negli scritti echiani sin dall'inizio degli anni Sessanta. Molte delle attività del Gruppo 63 si collocavano nel campo dell'analisi socio-ideologica. A questo proposito, ricordiamo le opere di Sanguineti (Ideologia e linguaggio), di Guglielmi (Avanguardia e sperimentalismo), di Curi (Ordine e disordine), di Barilli (La barriera del naturalismo), ecc.

Ma perché Eco dovrebbe rivolgere tanta attenzione a questi problemi? Perché neanche la sua semiotica è innocente:

la semiotica non è solo una teoria ma una pratica continua. Lo è perché il sistema semantico muta ed essa non può descriverlo che parzialmente e in risposta ad accadimenti comunicativi concreti. Lo è perché l'analisi semiotica modifica il sistema che mette in luce. Lo è perché la pratica sociale stessa non può che esprimersi in forma di semiosi. I segni sono dunque una forza sociale e non semplici strumenti di rispecchiamento di forze sociali.2.52

Nelle scienze umane si incorre sovente in una fallacia ideologica che consiste nel considerare il proprio discorso immune dall'ideologia e, al contrario, ``oggettivo'' e ``neutrale''. Sfortunatamente ogni ricerca è in qualche modo ``motivata''. La ricerca teorica è solo una delle forme della pratica sociale.2.53
La prima citazione contiene già la maggior parte delle idee che sono alla base del nostro ragionamento, pur mancando ancora l'anello tra i segni in quanto forze sociali e la realtà in cui ``l'impegno'' può svolgersi per modificarla. Si tratta ovviamente della nozione di ``cultura'', perché:

intendiamo per ideologia l'universo del sapere del destinatario [di un dato messaggio] e del gruppo a cui appartiene, i suoi sistemi di attese psicologiche, i suoi atteggiamenti mentali, la sua esperienza acquisita, i suoi principi morali (diremmo la sua ``cultura'', nel senso antropologico del termine, se della cultura così intesa non facessero parte anche i sistemi retorici).2.54
La cultura dunque è il fondamento di ogni discorso sulle attività semiotiche in quanto attività sociali. Occorre quindi studiare prima di tutto, la nozione stessa di ``cultura''. Perciò, dovremo confrontare la ``cultura'' echiana con il suo contrappeso, la natura. Questo confronto seguirà due strade, la prima quella del ``naturalismo'' di Sebeok, la seconda quella della semiotica della cultura di origine russa.

Si sa che T.A. Sebeok è l'autorità principale nel campo della cosiddetta zoosemiotica. Il punto di partenza di questa disciplina semiotica è la costatazione che il fenomeno segnico non si manifesta soltanto nelle relazioni tra gli ``animali simbolici'' (gli uomini) ma anche tra gli animali tout court. Questa attenzione alla segnicità animale s'ispira, secondo noi, ad una tradizione assai rispettabile ed antica, descritta e studiata da Eco in un suo recente articolo2.55. Ma che cosa pensa Eco di questa zoosemiotica, visto il peso della nozione (ma non soltanto di quella) di ``cultura'' nella sua teoria semiotica. Nel capitolo introduttivo del Trattato, Eco traccia i limiti della ricerca semiotica. Per quanto riguarda i limiti politici, egli sostiene:

molte aree di ricerca possono essere oggi considerate come altrettanti aspetti del campo semiotico, sia che riguardino i processi più apparentemente ``naturali'', sia che arrivino a considerare processi comunemente ascritti all'area dei fenomeni ``culturali''. Si passa così dalla ZOOSEMIOTICA (che costituisce il limite inferiore della semiotica perché considera il comportamento comunicativo di comunità non-umane e quindi non-culturali), allo studio sociale delle IDEOLOGIE. E tutta via sarebbe azzardato affermare che a livello animale accadono semplici scambi di segnali senza che esistano sistemi di significazione, perché gli studi più recenti tenderebbero a mettere in forse questa fiducia esageratamente antropocentrica. Così che, in una certa misura, la stessa nozione di cultura e società (e con essa la stessa identificazione dell'umano con l'intelligente e con il simbolico), pare a tratti essere messa in questione.2.56
Se si ammette che questo brano testimonia di una certa (e si faccia attenzione all'uso del condizionale) fiducia nel progetto di una zoosemiotica, una semiotica quindi non-culturale, come si spiegherebbe questo asserto (e si noti l'uso del presente indicativo quasi gnomico) assai più radicale?:

La semiotica ha a che fare con qualsiasi cosa possa essere ASSUNTA come segno. È segno ogni cosa che possa essere assunto come un sostituto significante di qualcosa d'altro. Questo qualcosa d'altro non deve necessariamente esistere, né deve sussistere di fatto nel momento in cui il segno sta in luogo di esso. In tal senso la semiotica, in principio è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire.

Se qualcosa non può essere usato per mentire, allora non può neppure essere usato per dire la verità: di fatto non può essere usato per dire nulla.2.57
Dai due passi appena citati esce fuori chiaramente un imbarazzo nei confronti dello statuto semiotico della ``comunicazione animale''. Infatti, non si vede come mai un animale potrebbe mentire verso i suoi compagni (per es. un'ape operaia che prende in giro le amiche, ballando nella direzione opposta, per poi godersi il miele da sola). Non si nega, s'intende, che esistano degli esempi di ``prevaricazione animale'', ma la preferenza, enunciata dallo stesso Sebeok, di questo termine a quello di ``menzogna'' sottolinea la necessità di distinguere un'attività umana da una analoga attività animale2.58. Ed è appunto su questa analogia che si potrebbe discutere a lungo. Fatto sta che Sebeok non ha potuto accettare l'affermazione echiana riportata nella prima citazione:

a subject [la biosemiotica o zoosemiotica] which [...] Eco quite erroneously consigns to ``the lower limit of semiotics because it concerns itself with the communicative behavior of non-human (and therefore non-cultural) communities'', whereas, in fact biological foundations lie at the very epicenter of the study of both communication and signification in the human animal.2.59
Perché Eco non può ammettere in modo ``integrato'' l'esistenza di sistemi di comunicazione e di significazione nel mondo degli animali? La risposta risiede nella natura dei fondamenti della semiotica: la semiotica è una teoria dell'assenza. Assenza del contenuto versus presenza dell'espressione. Nel contesto della comunicazione animale, la ``comunicazione'' s'instaura se, e soltanto se, vi è un legame bicondizionale, diretto tra l'espressione (nel caso delle api, la danza) ed il referente (che coincide semplicemente con il contenuto). Risulta quindi evidente che gli animali non sono in grado di compiere delle attività semiotiche umane quale, per esempio, l'uso metalinguistico (esso sancisce palesemente uno sdoppiamento del distacco tra il segno ed il suo legame ``naturale'', il referente). Inoltre, gli studi zoosemiotici indicano il carattere fortemente prevedibile e ripetitivo del comportamento ``segnico'' degli animali. Ritornando a Sebeok, dobbiamo costatare che i suoi presupposti filosofici sulla questione della cultura hanno i loro chiaramente altrettanti prevedibili.

Infatti, Sebeok è costretto a teorizzare le relazioni tra natura e cultura, vale a dire, a cercare un tertium comparationis (un TC) atto a funzionare come modello unico sia per il comportamento segnico umano che per quello animale:

Thom, especially in his neoclassical essay on a theory of symbolism, which adheres closely to the Peircean semiotic model, has authoritatively delineated the fundamental identity of the processes of biological reproduction and semiosis, bracketed in the the frame of his powerful catastrophe theory, or a kind of mathematics applicable to phenomena that are neither orderly or linear, and hence relevant to the so-called inexact sciences, of which biology and semiotics are representative, each in its own ways [...]. Semiosis must be recognized as a pervasive fact of nature as well as of culture. In such matters, then, I declare myself not only a Peircean but also a (René)Thomist.2.60
Riappare quindi la teoria delle catastrofi. Lasciamo in sospeso la questione sulle ragioni della sua presenza sempre più forte negli scritti dei semiotici accertati. Ci interessa di più l'altra ``eccellenza'' semiotica menzionata da Sebeok, cioè C.S. Peirce.

È noto che per Peirce, l'attività umana coincide con l'attività semiotica, a tal punto che i due termini risultano interscambiabili:

it is sufficient to say that there is no element whatever of man's consciousness which has not something corresponding to it in the word; and the reason is obvious. It is that the word or sign which man uses is the man himself. For, as the fact that every thought is a sign, taken in conjunction with the fact that life is a train of thought, proves that man is a sign [...]. Thus my language is the total sum of myself; for the man is the thought.2.61
Ma è altrettanto noto che Peirce sottolineava la relazione tra la thirdness e le leggi generali, NATURALI2.62. Qui rissorge il problema dell'interpretazione del pensiero peirciano; e, quindi, non deve sorprendere la divergenza delle conclusioni che se ne traggono.

Abbiamo visto che la teoria di Sebeok sottolineava l'analogia tra i processi comunicativi degli animali e quelli degli uomini. Una teoria che si basa sull'analogia è costretta a teorizzare questa analogia, e nella fattispecie, a matematizzarla. Comunque bisognerà anche tener conto di una teoria semiotica che sottolinea le differenze (generative, e quindi più relazionali che opposizionali) tra cultura e natura.

Si tratta ovviamente della semiotica sovietica, ossia della scuola di Tartu. Sia chiaro che le teorie di un Lotman hanno una loro tradizione locale, e in questo contesto si rimanda per lo più alla teoria letteraria di Bakhtin. Ma contemporaneamente alle opere principali bakhtiniane, uscivano gli scritti di V.N. Vološinov, feroce oppositore dell'estetica idealistica di Bakhtin. Ed è soprattutto nel libro di Vološinov, Marxismo e filosofia del linguaggio (1929), che vanno rintracciati i fondamenti della semiotica della cultura di Tartu. Infatti, Vološinov annuncia la nozione di ``cultura'' come un tessuto linguistico:

[...] the word functions as an essential ingredient accompanying all ideological creativity whatsoever. The word accompanies and comments on each and every ideological act. The processes of understanding any ideological phenomenon at all (be it a picture, a piece of music, a ritual, or an act of human conduct) cannot operate without the participiation of inner speech. All manifestations of ideological creatitivity - all other nonverbal signs - are bathed by, suspended in, and cannot be entirely segregated or divorced from the element of speech.2.63

Within the domain of signs - i.e., within the ideological sphere - profound differences exist: it is, after all, the domain of the artistic image, the religious symbol, the scientific formula, and the judicial ruling, etc. Each field of ideological creativity has its own kind of orientation toward reality and each refracts reality in its own way. Each field commands its own special function within the unity of social life. But it is their semiotic character that places all ideological phenomena under the same general definition.2.64
Già si intravede il glottocentrismo della semiotica di Lotman, basata sull'idea che tutti i sistemi semiotici, i sistemi di simulazione secondari sono costruiti secondo il tipo di lingua2.65. Per Lotman e per gli altri rappresentanti della scuola di Tartu la semiotica di cultura è quindi:

the study of the functional correlation of different sign systems.2.66
Lotman traduce in termini semiotici gli asserti di Vološinov passandoli ad un setaccio strutturalistico-funzionale. Ma come concepisce Lotman la relazione/opposizione tra natura e cultura?

Secondo Lotman ed i suoi colleghi, esistono due concezioni della cultura: la prima proprio da un punto di vista all'interno della cultura, la seconda dal punto di vista del metalinguaggio descrittivo. La prima concezione riguarda la opposizione cultura/natura (non-cultura) come rapporto di esclusioni:

From this point of view the definition the definition of culture as the sphere or organization (information) in human society and the opposition to it of disorganization (entropy) is one of the many definitions given ``from within'' the object being described, which is further evidence of the fact that science (in this case, information theory) in the twentieth century is not only a metasystem but is also part of the object described, ``modern culture''.2.67
Mentre per la concezione metasistematica:

culture and non-culture appear as spheres which are mutually conditioned and which need each other.2.68
Quest'ultima opinione ci interessa di più perché costituisce il credo della semiotica sovietica (vale a dire, ``la pietra buttata via dal muratore, diventa la pietra angolare di un altro edificio''). In questa prospettiva, l'analisi semiotica dovrà tener conto dell'eterogeneità strutturale della cultura perché:

culture is constructed as a hierarchy of semiotic systems, on the one hand, and a multilayered arrangement of the extracultural sphere surrounding it.2.69
Che cosa ci insegna questa escursione sull'importanza della nozione di ``cultura'' nella semiotica sovietica? Prima di tutto, abbiamo ritrovato la distinzione (non senza mediazioni) tra cultura e natura nonché la definizione di cultura in termini semiotici. Rispetto alla concezione echiana, dobbiamo costatare che la distinzione non è esclusoria, poiché esiste un metalinguaggio capace di descrivere sia la distinzione che le influenze generative che partono dalla sfera extraculturale, mentre per Eco non esiste un metalinguaggio capace di imprigionare oggettivamente un'unità culturale, se non in termini locali e instabili.

Per Eco, la cultura non è descrivibile globalmente, non soltanto perché il metalinguaggio di tale descrizione ne farebbe parte, ma anche, e soprattutto, perché porta in sé ogni condizione generativa delle proprie contraddizioni. E questo perché la cultura non mantiene relazioni ``stringa a stringa'' con la natura, perché instaura continuamente il distacco tra essa e se stessa. Ed è questa distanza invarcabile, la scissione tra il segno e la cosa, a permettere il gioco dell'ideologia. Come si definirebbe l'ideologia in termini semiotici? Eco ha proposto due definizioni diverse, almeno se di definizioni si può parlare. Nella Struttura assente, le definizioni sono abbastanza incerte:

L'apparato segnico rinvia all'apparato ideologico e viceversa, e la semiologia, come scienza del rapporto tra codici e messaggi, diventa al tempo stesso l'attività di identificazione continua delle ideologie che si celano sotto le retoriche.2.70

I codici sono sistemi di attese nell'universo dei segni. Le ideologie sono sistemi di attese nell'universo del sapere. Ci sono messaggi informativi che sconvolgono i sistemi di attese nell'universo dei segni. E ci sono decisioni comportamentali, approfondimenti di pensiero che sconvolgono i sistemi di attese nell'universo del sapere.2.71
È chiarissima (anche se dinamica) la distinzione tra codice (sistema di segni) e ideologia (sistema del sapere):

la ideologia non è il significato. È vero che nella misura in cui si traduce in sistemi di segni, l'ideologia entra a far parte dei codici come significato di quei significanti. Ma è una forma di significato connotativo ultime e globale, totale [...]. L'ideologia è la connotazione finale della totalità delle connotazioni del segno o del contesto di segni.2.72
Nel Trattato, la maggior parte della nozione di ``ideologia'' viene assorbita dal concetto di ``codice'', cioè la parte che riguarda il contenuto dell'ideologia; mentre non sono codificate le presupposizioni circa le circostanze dell'enunciazione ideologica, cioè circa le condizioni pragmatiche del mittente o del destinatario del messaggio ideologico:

Ma ciò che deve essere presupposto - senza che il codice lo registri - è che l'emittente aderisca a una data ideologia: invece l'ideologia stessa, tema della presupposizione, è una visione del mondo organizzata che può essere soggetta all'analisi semiotica [...]. Dunque rimane affidata al processo di interpretazione la presupposizione detta pragmatica, ma rimane ancorata ai codici una presupposizione che si rivela come fondamentalmente semantica (e dunque come tipica inclusione semiotica).2.73
Quindi, il contenuto ideologico di un dato messaggio può essere studiato in base al modello semantico (una forma del contenuto) soggiacente ad una visione del mondo parziale e locale.

Questa visione parziale è dunque instabile, vale a dire che può essere cambiata, riorganizzata da giudici fattuali:

chiamiamo FATTUALE un giudizio che predica di un dato contenuto marche semantiche non attribuitegli precedentemente dal codice.2.74
Per esempio, è un giudizio fattuale l'annuncio che la diffusione dell'Aids non si limita ai soli gruppi di omosessuali, prostitute o tossicodipendenti. Questo caso dà un'immagine abbastanza chiara del potere di questi asserti che possono mettere in crisi un codice (crisi che può coincidere con uno stato di panico). Quindi la visione parziale è basata su giudizi fattuali precedenti che hanno allargato la portata di una data unità culturale. Vedremo che un giudizio fattuale può essere enunciato per togliere ad un contenuto qualche marca semantica, ma dovremo costatare che tale intensione vede difficilmente la sua realizzazione.

Adesso occorre considerare come un dato sistema di credenze si lascia influenzare dalla manipolazione ideologica di una serie di giudizi fattuali e della struttura (non binaria) di uno Spazio Semantico Globale. Ed è qui che interviene il ruolo del lavorío retorico, perché:

la discussione sulla natura delle ``ideologie'' cade sotto il controllo di una retorica semioticamente orientata.2.75
Eco ha riformulato le definizioni degli oggetti retorici proprio nei termini della manipolazione ideologica:

Definiamo ora come INVENTIO ideologica una serie di asserti semiotici, basati su punti di vista precedenti, siano essi o meno esplicitati, ovvero sulla scelta di selezioni circostanziali che attribuiscono una data proprietà a un semema, contemporaneamente ignorando o celando altre proprietà contraddittorie, che sono egualmente predicabili di quel semema a causa della natura non lineare e contraddittoria dello spazio semantico.2.76

Definiamo come DISPOSITIO ideologica una argomentazione che, mentre sceglie esplicitamente una delle possibili selezioni circostanziali del semema quale premessa, non rende esplicito il fatto che esistono altre premesse contraddittorie o premesse apparentemente complementari che portano a una conclusione contraddittoria, pertanto occultando la contraddittorietà dello spazio semantico.

Definiamo inoltra la DISPOSITIO ideologica come un'argomentazione che, quando paragona due diverse premesse, sceglie quelle che non posseggono marche contraddittorie, pertanto occultando in modo conscio o inconscio quelle premesse che potrebbero compromettere la linearità dell'argomentazione.2.77
Ecco i processi semiotici che avvengono nella trasformazione retorica della manipolazione ideologica. In questo contesto si può anche collocare il compito della semiotica di fronte all'occultamento ideologico. Essa deve mettere in luce le contraddizioni (semantiche) interne al sistema su cui si basa un discorso ideologico che tende a nasconderle. Pertanto la semiotica può distinguere un discorso ideologico da un discorso non ideologico.

Un asserto non ideologico è invece un asserto metasemiotico che mostra la natura contraddittoria del proprio spazio semantico a cui si riferisce.2.78

Un discorso persuasivo non ideologico intorno ai fini di un gruppo sociale deve tener conto di tutti questi fini: ma al tempo stesso deve decidere su quali basi (e cioè in base a quali premesse) un valore deve essere preferito a un altro, e sino a che punto i valori siano mutuamente esclusivi.2.79
Sarebbe utile sviluppare l'esempio dei discorsi sull'Aids per mettere in luce altre meccanismi (cioè non retorici) suscettibili di manipolazione ideologica. All'inizio della diffusione del concetto di ``Aids'', i mass media proponevano un discorso sulla malattia nei termini delle seguenti equazioni ed opposizioni:

\( \frac{Aids}{\emptyset } \)= \( \frac{malattia}{salute} \)= \( \frac{omosessuali}{[eterosessuali]} \)= \( \frac{persone\, corrotte}{persone\, per\, bene} \)= \( \frac{lui,\, loro}{io,\, tu,\, noi} \)= \( \frac{/-/}{/+/} \)

La proprietà opposizionale ``eterosessuale'' è messa fra parentesi perché è narcotizzata a causa sia del tabù collettivo del sesso, che della diversificazione dei gruppi a rischio (prostitute e tossicodipendenti), il che non permetteva più una netta opposizione. Via via, il sistema è stato minato da una serie di giudizi fattuali che mettevano in crisi le rispettive opposizioni. La malattia e la morte di Rock Hudson incidevano sul sistema di credenze perché instauravano un'equazione ideologicamente contraddittoria:

\( \frac{Rock\, Hudson}{Rock\, Hudson} \)= \( \frac{simbolo\, del\, maschio\, americano}{malato\, di\, Aids,\, omosessuale} \)= \( \frac{persona\, per\, bene}{persona\, corrotta} \)= \( \frac{/+/}{/-/} \)\( \Rightarrow \)/+/ = /-/

La notizia della diffusione della malattia nei gruppi di tossicodipendenti e delle prostitute rinforzava l'opposizione persone corrotte/persone per bene. Finalmente, i rumori sulla contaminazione di sangue trasfusionale mettevano in crisi l'opposizione malattia/salute e quindi anche quella tra ``io-tu-noi'' e ``lui-loro''.

Alle notizie allarmanti seguirono i primi progetti per l'elaborazione di programmi informativi sul fenomeno dell'Aids. La maggiore difficoltà da affrontare era quella del canale informativo. Infatti, bisognava adoperare mezzi pubblici, collettivi per sensibilizzare l'opinione pubblica sui pericoli di una malattia che si situa nell'ambito tabuizzato dei rapporti sessuali.

Ogni paese ha progettato una sua campagna televisiva. Si sono paragonate e commentate le diverse campagne in termini di ``franchezza'' o di ``aggressività''. Ma le divergenze fondamentali non risiedono, secondo noi, in una differenza di ``tono'', ma piuttosto nella diversità dei modi in cui si sono fatti i conti con quello schema opposizionale iniziale. Nel Regno Unito, per esempio, si è accentuata l'equazione Aids = malattia \( \Rightarrow \) persona corrotta, vale a dire che l'Aids corrompe la persona (e si mostravano immagini di pazienti terminali). Nella Germania Federale, si giocava sulla stessa equazione, ma si negava la conseguenza (si può lavorare tranquillamente con una persona sieropositiva, e si mostravano delle situazioni di contatto innocente, per finire con la notizia verbale ``Non date l'occasione all'Aids'').

Cosa ci insegna questo esempio? In primo luogo, conferma la tesi di Eco secondo la quale un'ideologia (un sistema di credenze) accetta soltanto percorsi semantici lineari a relazioni binarie. Poi, sottolinea le capacità innovatrici del giudizio fattuale. Infine, e quest'aspetto non si trova esplicitato in Eco, mette in rilievo l'importanza fondamentale delle istanze dell'enunciazione, del lato pragmatico. Infatti, si potrebbe formulare una legge secondo la quale un dato messaggio pubblico può essere trasmesso soltanto se la collettività ha autorizzato precedentemente la trasmissioni di messaggi simili. Paragonando questa legge con ciò che accade, dobbiamo costatare che nessun mezzo informativo pubblico ha avuto una qualunque esperienza in questo campo. E è anche vero che questi argomenti vengono sí trattati, par esempio alla tivú, ma sempre in un discorso rapportato. Così non deve sorprendere che la fonte più importante in questo campo sia la Chiesa...

Abbiamo sottolineato più volte la netta distinzione tra cultura e natura negli scritti di Eco. La distinzione è semplicemente costitutiva nel contesto di una semiotica concepita come una critica delle ideologie. L'ideologia è dunque un gioco straordinariamente nominalistico, perché essa finge (``mentisce'') di accordarsi alla ``natura'', al reale, all'intangibile verità. Essa gioca col sogno, colla nostalgia di una lingua, di un sistema semiotico retto da legami biunivoci con la natura. Ma c'è chi prende questo sogno per la realtà.


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henk 2001-08-18