next up previous contents
Next: Thom e la forza Up: Il segno ed il Previous: Eco e la forza   Indice

Thom e la Natureinfühlung del linguaggio

René Thom, il padre della TC, ha elaborato un modello linguistico sulla base della sua teoria matematico-topologica. Si possono ricavare dai suoi scritti in merito quattro costanti, cioè, la ricerca di universali linguistici; una teoria delle strutture sintattiche; una teoria semantica, e, in fine, un'attenzione alle origini e all'evoluzione del linguaggio.

All'inizio della sua ricerca degli universali, Thom deve postulare l'esistenza di un linguaggio universale, vale a dire un metalinguaggio capace di rendere conto delle vicissitudini delle lingue. Questa citazione mostra che per un matematico positivista questo mito del linguaggio universale è più vivo che mai:

Pourquoi parler du mythe de la langue universelle? À notre époque, au moins une langue universelle existe, bel et bien. C'est la science. Restreignons-nous, pour éviter des contestations trop faciles, aux sciences dites exactes. Échappant ainsi aux contaminations ``idéologiques'' trop fréquentes dans les sciences humaines, nous avons affaire, là à un corpus d'assertions dont la vérité ne prête guère au doute, et dont l'efficacité pragmatique est un garant indubitable de leur validité.2.80
Il passo citato partecipa chiaramente dell'ottimismo tipico dell'epistemologia matematica e del disprezzo altrettanto tipico delle science umane (cfr. il paragrafo 1.1.2. di questo capitolo). Linguaggio convenzionale per eccellenza, la matematica René-Thomista potrebbe risuscitare il detto leibniziano del sedeamus et calculemus. Ma come mai una teoria metamatico-topologica può essere in grado di descrivere, anzi di spiegare, i meccanismi linguistici? Tutto ciò può realizzarsi soltanto se si stabilisce una serie di premesse.

Si sa che la topologia studia gli spazi. Esiste però anche una topologia linguistica che analizza la collocazione dei morfemi in un sintagma. Non deve quindi sorprendere se Thom postula un isomorfismo tra l'extra-linguistico ed il linguistico tout court:

la phrase type, le message porteur d'une signification autonome hérite de la structure de la catastrophe extérieure qu'il prétend signifier.2.81
Per ridurre il distacco tra il mondo linguistico ed il mondo reale, Thom postula l'esistenza di un universo degli archetipi, cioè un insieme di processi e di azioni fondamentali. Thom ci offre un esempio di questo isomorfismo archetipico:

On observera qu'en latin, comme en allemand, le lieu vers lequel on se dirige se met à l'accusatif, celui dans lequel on est, à l'instrumental (ablatif, datif, respectivement). C'est assez naturel car, toujours dans l'univers des archétypes, si l'on va vers quelque objet, c'est pour le détruire ou le capturer. Si l'on est dans un objet, c'est pour s'en servir comme d'une cuirasse ou d'un abri.2.82
Ciascuno di questi processi basali può essere geometrizzato nei termini di un centro organizzatore e di un dispiegamento universale. Si arriva così a otto singolarità che corrispondono alle sette catastrofi elementari più un minimo semplice. Per ciascuna di queste singolarità si possono dare altrettante rappresentazioni, sezioni specifiche. Qui diamo l'elenco delle otto singolarità con la loro interpretazione spaziale (sostantivi) e la loro interpretazione temporale (verbi) sia nel senso distruttivo (>) che nel senso costruttivo (<)2.83:



[1] minimo semplice essere, oggetto essere, durare
[2] piega bordo, fine > finire, < cominciare
[3] cuspide crepa > catturare, < generare
      cambiare, diventare
      > rompere, < unire
[4] coda di rondine angolo > strappare, < cucire
      > fendere
[5] farfalla tasca, scaglia > squamarsi, < dare
      > scheggiarsi, < ricevere
      > riempire, < svuotare
[6] ombelico iperbolico schiuma > frangere, < coprire
    volta > crollare
[7] ombelico elittico ago, picco, capello > pungere, < turare
      > penetrare, < annulare
[8] ombelico parabolico getto, fungo, bocca > frangere, < legare,
      > scagliare, < chiudere,
      > perforare, < aprire
      > tagliare
      > prendere



Queste interpretazioni possono corrispondere a delle strutture elementari della frase. A proposito di queste corrispondenze semantiche, Thom osserva che:

On sera frappé de l'abondance des interprétations sémantiques extraites du vocabulaire de la couture: pli, fronce, fente, poche, aiguille... Après tout, si la couture est restée une activité traditionnellement féminine, c'est que sans doute, la confection des vêtements est chez l'Homme le stade ultime de l'Embryologie...2.84.
Se non è vero, è ben trovato. Si tratta senza dubbio di un talento di Thom che consiste nel trovare delle soluzioni assai prodigiose per problemi poco pertinenti.

Una volta stabilita i processi fondamentali al di fuori dello stretto campo linguistico, Thom cerca di mettere in luce le basi dei meccanismi linguistici essenziali e fondamentali, anzi universali. Al livello morfosintattico, egli tenta di trovare delle costanti soggiacenti alla distinzione tra le categorie grammaticali:

On soutiendra ici, à l'aide de modèles de dynamique topologique, la thèse de l'universalité des catégories grammaticales fondamentales comme: verbe, substantif, adjectif, adverbe... Et ceci en décrivant de la manière la plus intrinsèque possible, les caractéristiques structurelles propres à chacune de ces fonctions, considérée comme un élément structurellement stable dans un modèle dynamique du langage.2.85
Come si potrebbero descrivere i fondamenti universali della distinzione tra le categorie grammaticali? Anzitutto, va ribadito che a queste categorie corrisponde una serie di realizzazione frastiche, superficiali. Detto in altre parole, si dovranno analizzare le relazioni che questi due livelli intrattengono. Ora, se consideriamo in che modo Thom cerca di ridurre nel processo descrittivo i distacchi tra questi livelli, ci rendiamo conto che egli deve introdurre diversi criteri analitici la cui definizione e il cui campo d'applicazione sono spesso lasciati in ombra. Per esempio, Thom distingue nella sua teoria sintattica degli attanti (specie di grammatica dei casi) un uso grammaticale ed un uso semantico come avviene in questo caso:

Il existe quelques verbes, comme défendre, protéger, où le sujet grammatical est l'instrument, le sujet sémantique étant l'objet grammatical.2.86
Questa osservazione di Thom sul soggetto di un tipo di verbi presuppone infatti una doppia definizione del soggetto (cioè considerato nel suo uso grammaticale o semantico). Thom, invece si limita a definire il soggetto tout court:

le sujet est l'actant qui survit à la première catastrophe du processus, symbolisée par le premier sommet rencontré en descendant l'axe du temps.2.87
In questa citazione è di nuovo manifesto il criterio dell'isomorfismo tra il livello linguistico ed il livello ``processuale'', extra-linguistico. Ma emergono nuovi problemi quando Thom introduce nella sua teoria sintattica la nozione di ``carattere significante'':

le caractère signifiant d'une phrase est parfaitement indépendant de la localisation spatio-temporelle, soit du processus décrit, soit de l'énonciation elle-même.2.88
Non analizzeremo il discorso vero e proprio sulla categorizzazione grammaticale, per il nostro studio è sufficiente aver rilevato alcune caratteristiche del ragionamento di Thom. Più importante è l'uso della neurofisiologia per spiegare i processi linguistici. Così facendo, Thom può arrivare (e questo è un fatto nuovo nella storia della filosofia del linguaggio) ad una doppia motivazione del linguaggio, una motivazione per così dire simmetrica perché i due fondamenti circondano infatti il fenomeno linguistico. Conseguenza diretta di questa doppia motivazione è la perdita di ogni autonomia linguistica (e come vedremo nel paragrafo seguente di ogni sistema semiotico). Qui diamo un esempio della motivazione neurofisiologica applicata al sistema dei casi:

pour éviter l'ambiguité des résonances, donc des significations, il importe que l'interaction des concepts évoqués par les mots conduise le plus vite possible au maximum de l'entropie, afin d'éviter les tâtonnements inutiles, et même les erreurs. On obtient ce résultat en spécifiant pour chaque substantif une excitation appropriée qui limite son spectre de régulation: le nominatif (ergatif) excite toute la zone ergative; l'accusatif (objet) excite la zone caudale; le datif, la zone céphalique de réception. L'interprétation du génétif est la plus difficile; dans l'expression \( X \) de \( Y \), le concept \( Y \), marqué, est excité de manière généralisée en un état \( Y' \), au point de déborder hors de sa ``signification naturelle''; il entre alors en contact avec \( X \) dans son espace d'interaction, selon une certaine catastrophe de régulation commune qui se trouve excitée; puis \( Y' \) revient à sa signification naturelle \( Y \) par baisse d'excitation: la résonance ne décroche pas, et elle conduit à un nouveau complexe de résonance qui se comporte come un substantif.2.89
Infatti, Thom aveva già elaborato un modello per le attività neurologiche che gli permettevano di ridurre quasi tutti i fenomeni mentali ad un ``linguaggio di catastrofi neurofiosologiche''.

Adesso arriviamo alla parte del significato, vale a dire la semantica. Paragonando con la parte ``piuttosto'' morfosintattica, costatiamo che per Thom esistono dei semantismi primitivi quali i processi fondamentali, e che tali semantismi, o meglio i loro processi generativi corrispondenti, incidono fortemente sulla struttura sintagmatica. Ciò andava sottolineato perché Thom utilizzerà criteri diversi per quanto riguarda ciò che egli stesso chiama ``semantica''. Vedremo che, per la distinzione universale fra le categorie grammaticali, egli invocherà anche criteri ``semantici'' che si aggiungono (anche se non organicamente) ai criteri menzionati qui sopra.

L'unità principale in questo merito è la parola. Ecco una definizione neurofisiologica del significato della parola (in senso René-Thomista):

La signification d'un mot peut être considérée comme un oscillateur [...] de la dynamique neuronique. Un tel système forme une sorte de passage obligé entre deux types d'activités psychiques: l'activité sensorielle ou affective, d'une part, qui nous pousse à dire quelque chose, et l'activité motrice d'autre part: car tout mot est finalement, au stade de l'émission, un champ moteur musculaire (une chréode au sens de Waddington), affectant les muscles du thorax, de la glotte, des cordes vocales, de la bouche...2.90
Questa definizione non ha valore esplicativo, ma piuttosto analogico (``peut être considérée...''). Infatti, per descrivere il significato, o meglio la ``forma semantica'', vanno presi in considerazione due elementi:

d'une part, la structure propre de la figure de régulation (le ``logos'') en tant que figure géométrique; d'autre part la nature sémantique de l'espace substrat sur lequel est définie la figure de régulation.2.91
Ma per definire questi due elementi, Thom ricorre ad una altra analogia (e che ora ammette esplicitamente), questa volta ambientata nella chimica, più specificamente in quella disciplina della chimica che studia la volatilità dei liquidi:

A priori, un ``mot'' sera d'autant plus volatil, d'autant plus dense sémantiquement, que sa signification laisse dans l'esprit une trace, une image plus permanente. On sera donc fondé à considérer les concepts concrets comme plus ``denses'' que les abstraits.2.92
Con la nozione di ``densità semantica'', Thom di nuovo propone un'altra motivazione per quanto riguarda le categorie grammaticali, fondamenti della sua grammatica universale. La densità o la complessità semantica (che è proporzionale al grado di stabilità dell'entità in questione), sia chiaro, corrisponde ad una graduazione nella realtà, come risulta evidente da questa definizione del sostantivo:

S'il est à peu près clair que le substantif, qui représente la substance, l'objet réel, définit la plus stable, la moins volatile des catégories grammaticales, il s'en faut de beaucoup que tous les substantifs soient de densité sémantique comparable.2.93
Il sostantivo è quindi l'entità grammaticale più consistente semanticamente. Seconda categoria in ordine decrescente di densità è il verbo. Ciò non deve destar meraviglia, se si considera che il sostantivo ed il verbo formano insieme il nucleo di ogni struttura sintattica (per. es. Soggetto - Verbo - Oggetto). Le relazioni sintattiche tra queste due categorie vengono rafforzate dal criterio semantico:

Un animal, pour subsister, doit se livrer périodiquement à tout un spectre d'activités: manger, dormir, se mouvoir..., etc. À ces activités physiologiques fondamentales s'ajoutent pour l'homme des activités mentales presque aussi indispensables à la signification de l'humain: parler, penser, croire..., etc., qui constituent une forme de régulation qui se superpose à la première et la présuppose. Ainsi, le verbe est nécessaire à la stabilité du substantif: les mécanismes géométriques qui assurent la stabilité du verbe sont donc implicitement contenus dans ceux qui assurent la stabilité du substantif. Par suite, la densité sémantique du verbe est - en principe - inférieure à celle du substantif. Le verbe, en principe, décrit un ``procès'', une activité éminemment transiente d'un sujet, dont l'image mentale exige, pour être stabilisée un effort permanent de l'esprit.2.94
Per quanto riguarda l'aggettivo, Thom sembra dover abbandonare il suo criterio di densità semantica. Infatti, colloca l'aggettivo a mezza strada tra sostantivo e verbo, e sostiene che l'aggettivo non ha una densità molto superiore e quella del verbo:

L'adjectif est intermédiaire en densité entre substantif et verbe; il partage avec le substantif son caractère invariant, indépendant du temps. [...] La densité sémantique de l'adjectif n'est donc, en soi, guère supérieure à celle du verbe, mais elle porte sur un champ sémantique, un espace de qualités sensibles, qui représente une couche plus profonde que l'espace-temps, support du verbe.2.95
L'avverbio ha un ruolo secondario in quanto serve da sostegno alle categorie del verbo e dell'aggettivo. Si situa ad un livello superficiale e va analizzato dalla logica.

Come si è potuto costatare, il criterio di ``complessità semantica'' non permette di distinguere chiaramente le diverse categorie (cfr. l'aggettivo). Per rimediare a questi difetti, Thom introduce un nuovo criterio che, insieme al criterio della complessità semantica, può formare uno schema bidimensionale. L'asse verticale \( Oy \) corrisponde alla complessità semantica, mentre l'asse orizzontale \( Ox \) rappresenta una graduazione che va dalla cosa in sé al locutore:

sull'asse \( Ox \) sono rappresentati gli aspetti che il linguista Kenneth L. Pike chiama rispettivamente emico ed etico: l'aspetto emico è l'aspetto della cosa in sé, mentre quello etico è l'aspetto della cosa così come la intende il parlante. L'idea che sta alla base di questo asse \( Ox \) è, in breve, questa: un concetto [...] è una specie di organismo che ha la sua propria regolazione; difende il suo significato contro le aggressioni dell'ambiente attraverso dei meccanismi abbastanza simili ai meccanismi di regolazione di un essere vivente. Il significato di un concetto, dunque è qualcosa di autonomo, di temporalmente invariabile e di non localizzato.2.96
Così si hanno, partendo da \( O \), il nome (sostantivo), il verbo, poi gli aggettivi con i colori, i possessivi, i numerali ed in fine i deittici. Anche sull'asse \( Oy \) si ha una differenziazione ulteriore: scendendo verso \( O \), vi sono i nomi propri, il concetto ``uomo'', gli altri animati, i concetti astratti, e poi gli inanimati. La complessità semantica degli aggettivi scende da una coordinata che equivale a quella del concetto ``uomo'' fino al valore zero (per es., i possessivi). La complessità die numerali sale proporzionalmente con il loro significato numerico (così, numero zero ha una densità semantica nulla). Questa differenziazione un po' più sofisticata di quella precedente si basa su una definizione della complessità semantica in termini topologici:

Un concetto è tanto più complesso quanti più spazi fibrati gli uni sugli altri sono richiesti per la sua regolazione.2.97
Poi Thom dà l'esempio del concetto di ``uomo'' in cui riappaiono esplicitamente i legami tra processi fondamentali (extra-linguistici) e la struttura del significato:

La regolazione dell'uomo, in quanto essere vivente, richiede anzitutto la regolazione biologica - le attività fisiologiche come dormire, respirare, bere, ecc.; al di sopra di questo spazio fisiologico, bisogna poi considerare lo spazio delle attività mentali - come pensare, meditare, credere, ridere, piangere, ecc. È chiaro quindi che per organizzare tutte queste attività si ha bisogno di un grande numero di spazi che, d'altra parte, sono molto difficili da definire. ``Uomo'' è dunque un concetto estremamente complesso e per esprimere tutti i significati che vi sono associati si deve fare uso di un gran numero di verbi.2.98
Abstrahendo a sensu realistarum, possiamo paragonare questa definizione del concetto di ``uomo'' alla nozione greimasiana del lessema in quanto testo virtuale, una condensazione discorsiva, una costellazione stilistica2.99. Ma quando Thom circoscrive la nozione di ``unità'', afferma che questo concetto astratto ha una struttura molto semplice, ``unica''. È di nuovo imminente la tentazione, alla quale abbiamo già accennato nel primo capitolo, cioè la premessa per cui esistono delle entità semantiche (neoplatoniche secondo Eco) inanalizzabili. È chiaro che in una concezione tridimensionale dello Spazio Semantico Globale anche tale concetto intrattenga delle relazioni significanti con degli elementi (altre unità culturali) circostanti.

Crediamo che questa tentazione ne comporta un'altra, anch'essa sottomessa alle critiche echiane, cioè il glottocentrismo, caratteristica molto tipica della semiotica francese alla quale ormai si unisce anche René Thom. In un passo sulla produzione verbale egli afferma che:

Toute théorie de la production verbale (psycholinguistique) soulève nécessairement le problème philosophique de savoir s'il existe une pensée préverbale, dont le langage ne serait qu'une manifestation extérieure. S'il est indubitable que notre pensée se présente le plus souvent comme un monologue intérieur, c'est-à-dire en fait, un discours réprimé, il n'en reste pas moins qu'il existe chez l'homme des modes de pensée non verbaux, qu'il partage avec les animaux.2.100
Il brano non lascia più dubbi sulla facultas signatrix dell'uomo in quanto essa presuppone un pensiero verbale. Vale a dire che ogni pensiero non verbale dell'uomo si ritrova necessariamente negli animali, anche se questa affermazione non è per niente verificabile. Per noi, è invece indiscutibile l'esistenza di pensieri non verbali tipicamente umani (pensieri cromici, musicali, ecc.). Questo problema ripropone l'eterna discussione circa l'effettuabilità (effabilità), completa o no, del linguaggio naturale. Fatto sì è che questa discussione va riformulata alla luce di un'estensione filosofica promossa nell'ambito di una teoria semiotica.

Ed arriviamo ad un ultimo tratto tipico della teoria linguistica di René Thom, cioè l'attenzione rivolta alle origini e all'evoluzione del linguaggio. Sottolineamo anzitutto che è assente in Eco ogni preoccupazione di questo genere, principalmente per il carattere meramente congetturale e quindi incontrollabile di queste discussioni.

Le origini del linguaggio vanno rintracciate secondo Thom nei gridi d'allarme degli animali piuttosto che nei gridi distintivi (territorio) o ``proto-sessuali'' (seduzione):

Si l'on en juge par le langage animal, notre langage semble avoir une double origine: d'une part, il sert à la ritualisation d'un certain nombre de champs fonctionnels biologiques d'origine génétique; ainsi l'Oiseau chante pour marquer son territoire et attirer un partenaire en amour. D'autre part, chez les animaux vivant en groupe, il sert essentiellement à faire part au groupe d'un danger aperçu par un individu (cri d'alarme) ou de toute apparence nouvelle jugée importante à la sauvegarde de l'individu ou du groupe social. Il est assez raisonnable de penser que le langage humain est issu plutôt du deuxième type de message, du besoin de faire part à autrui d'un changement du milieu environnant, d'une ``catastrophe'' phénoménologique.2.101
Anche per l'origine della scrittura, Thom ha trovato una soluzione. Secondo lui, la scrittura ideogrammatica rifletteva inizialmente le rappresentazioni topologico-geometriche dei processi fondamentali (le catastrofi elementari):

le signe \( \wedge \) est [...] un ancien dactylogramme chinois qui signifie entrer, pénétrer, et où il faut sans doute voir une stylisation de l'ombilic elliptique. On ne peut à cet égard qu'admirer l'adéquation du système chinois d'écriture. L'influence dominante de langue parlée a entraînée, en Occident, une codification syllabique ou alphabétique; le signifiant l'a brutalement emporté sur le signifié.2.102
È senza dubbio vero che la scrittura cinese ha una certa generalità comunicativa nel senso che un miliardo di persone si fanno capire attraverso la scrittura nonostante la diversità linguistica. Ma non si può accettare l'asserzione di Thom, secondo cui la scrittura più o meno fonetica delle lingue europee sia nata dal predominio della lingua parlata. Come spiegare allora la concomitanza dell'importanza crescente della scrittura, da un lato e della progressiva trasformazione della scrittura verso una grafia fonetica dall'altro, nell'evoluzione dell'egiziano classico e dei suoi geroglifici?

Ma l'interesse rivolto all'evoluzione del linguaggio ha anche una funzione argomentativa nel ragionamento di Thom. Infatti, egli invoca sempre la diacronia linguistica per spiegare le anomalie, le asimmetrie strutturali. Questa concezione linguistica presuppone due posizioni fondamentali. La prima sottolinea la SIMMETRIA STRUTTURALE delle lingue (la posizione ``analogista'' che si oppone alla posizione ``anomalista''). La seconda posizione concepisce l'evoluzione del linguaggio come un PROGRESSIVO PERFEZIONARSI verso una struttura simmetrica più compiuta.

Un'esemplificazione ci viene offerta da Thom quando cerca di spiegare l'assenza della distinzione tra sostantivo e verbo in alcune lingue:

Je serais assez tenté de croire en fait, que les premiers mots distincts émis par les hommes ont eu valeur de verbe (à la forme impérative, comme les cris d'alarme des animaux). Les substantifs en sont issus ultérieurement par un processus de stabilisation. Ces langues, comme le Kalispell ou le Nootka des Indiens de l'état de Washington aux USA, où la distinction entre verbe et substantif n'apparaît pas grammaticalement, témoignent sans doute d'un état labile, quasi mésenchymateux, de la structure mentale, comme dans un bourgeon de membre où os et muscles ne sont pas encore différenciés.2.103
Non sappiamo se la labilità della struttura mentale di questi pellirosse abbia contribuito al loro sterminio da parte dei colonizzatori, ma non c'è dubbio che un ragionamento del genere può portare a delle conclusioni alquanto pericolose.

Paradossalmente il criterio della simmetria linguistica qualche volta deve cedere il posto ad un altro criterio che dipende dallo sforzo di cercare una motivazione linguistica esterna. Infatti, si può parlare di una specie di motivazione primitiva, vale a dire una corrispondenza delle strutture linguistiche ai processi primitivi (umani e animali). In tale prospettiva, l'asimmetria linguistica viene spiegata da una CORRUZIONE PROGRESSIVA del linguaggio. Un esempio può illustrare questo paradosso. Si tratta di spiegare le difficoltà che la TC incontra quando intende rendere conto di frasi che descrivono uno stato:

Notre théorie, si elle semble bien rendre compte de la syntaxe des phrases qui décrivent des processus spatiaux, semble par contre impuissante à rendre compte des phrases décrivant des états: ``le ciel est bleu'', ``Pierre a soif''. S'il est vrai, comme l'a dit Wittgenstein, que le monde est un monde de faits, non de choses, on peut penser que ce type de phrases décrivant des états est une acquisition assez tardive du langage.2.104
Il linguaggio si è dunque via via complicato a tal punto che certi linguisti si vedono costretti a delle forzature congetturali. È assai sorprendente la costatazione che una teoria che pretende di poter proporre un modello unico capace di spiegare fenomeni abbastanza divergenti, non riesce a nascondere l'inconsistenza logica delle sue estrapolazioni assai dubbie.

Ma Thom non è ancora arrivato alla fine della sua inventiva (fanta)scientifica. In una nota ad un articolo scritto nel 1968, Thom afferma che la profondità del pensiero filosofico è andata perduta parallelamente alla ``demotivazione'' del linguaggio, o meglio, del pensiero umano (parole che suonano molto strane nella bocca di un realista ad oltranza). Abbiamo creduto opportuno riportare integralmente questo passo perché costituisce una delle curiosità più straordinarie del pensiero linguistico novecentesco:

Pourquoi, au début de la pensée philosophique, les Présocratiques, d'Héraclite à Platon, nous ont-ils laissé tant de vues d'une si grandiose profondeur? Il est tentant de penser qu'à cette époque l'esprit était encore en contact quasi direct avec la réalité, les structures verbales et grammaticales ne s'étaient pas interposées comme un écran déformant entre la pensée et le monde. Avec l'arrivée des Sophistes, de la Géométrie euclidienne, de la Logique aristotélicienne, la pensée intuitive fait place à la pensée instrumentale, la vision directe à la technique de la preuve. Or, le moteur de toute implication logique est la perte en contenu informationnel: ``Socrate est un homme''. Il était donc fatal que le problème de la signification s'effaçat devant celui de la structure de la déduction. Le fait que les systèmes formels des mathématiques échappent à cette dégradation de la ``neguentropie'' a fait illusion, à cet égard, une illusion dont la pensée moderne souffre encore: la formalisation - en elle-même, disjointe d'un contenu intelligible - ne peut être une source de connaissance.2.105
Non parliamo di Platone, il presocratico. Più interessante è vedere come Thom assegna implicitamente al greco (al quale?) il ruolo di lingua filosofica (perché universale) per eccellenza. L'argomento per questo asserto va forse cercato nel fatto che Platone ha scritto un dialogo, intitolato Cratilo, proprio come l'alunno di un certo Eraclito. E se si conoscono le idee realiste (seconda la teoria della \( \varphi \acute{\upsilon }\sigma \iota \varsigma \)) difese dal personaggio Cratilo, diventa chiaro quali forzature (certo non più etimologiche) esplicative Thom si può permettere.

Al di là delle curiosità sofisticate, abbiamo visto che Thom propone un modello linguistico che riformula le idee realiste in termini geometrico-topologici, biologici o neurofisiologici. Il modello matematico da cui parte il suo ragionamento dovrebbe proteggere la sua teoria linguistica da ogni incursione ideologica. Visto che la matematica è una lingua pura, non degradata, universale anche la sua teoria linguistica può pretendere questi attributi.

È evidente che le caratteristiche che abbiamo rilevato nel discorso di Thom sul linguaggio valgono anche per una teoria generale dei segni, vale a dire una teoria semiotica. Anche in questo campo Thom ha prodigato idee nuovissime e originalissime.


next up previous contents
Next: Thom e la forza Up: Il segno ed il Previous: Eco e la forza   Indice
henk 2001-08-18