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Thom e la forza dei segni: la semiosi eliminata

In questo paragrafo analizzeremo la teoria semiotica di René Thom. Sia chiaro che questa teoria non può essere scissa dal pensiero linguistico di Thom. Perciò ritorneranno le caratteristiche specifiche che abbiamo rilevato a proposito nel paragrafo precedente. Comunque, Thom dirige la sua attenzione nei suoi scritti (esplicitamente) semiotici a problemi molto specifici, legati alla questione del segno. Noi proponiamo una panoramica (critica) di alcune costanti nella teoria di Thom, quale il problema della motivazione, il ruolo del rinvio (riferimento) nella definizione del segno, il valore della teoria di Peirce in quanto assimilata e utilizzata da Thom, la critica della nozione di ``semiosi illimitata'', l'evoluzione del linguaggio e, in fine, il ruolo della matematica come linguaggio conforme alle cose.

Ribadiamo che Thom cerca di mettere in luce la motivazione del linguaggio. Questa scelta è, come lui la intende, molto radicale, anzi esclude ogni tentativo di difendere l'arbitrarietà del linguaggio:

l'opposé de l'arbitraire, c'est ce qui fait sens.2.106
Nel paragrafo precedente, abbiamo già indicato alcuni tipi di motivazione invocati da Thom per appoggiare il suo discorso. Anche nell'ambito di un discorso teorico sulla natura dei segni, egli allega sia la motivazione ``primitiva'' che quella ``animale'', salvo ad aggiungere questa volta anche una motivazione ``fisica'', come ci riferisce in questo passo:

On voit d'ordinaire dans l'activité symbolique, dans la pensée conceptuelle l'achèvement suprême des capacités humaines. Beaucoup de philosophes l'attribuent à l'existence d'une ``facultas signatrix'' dont seul l'homme serait pourvu, et qui ferait défaut à l'animal. Et cependant [...], quand on analyse le symbolisme en ses mécanismes élémentaires, on n'en trouve aucun qui ne figure soit dans la matière inanimée, soit dans les formes les plus humbles de la vie.2.107
Quindi, anche gli oggetti hanno una loro (sebbene elementare) attività simbolica. Oppure, se non c'è la forza dei segni (cultura, ideologia e retorica), ci sarà almeno la forza degli oggetti. La motivazione ``primitiva'' potrebbe anche tradursi in una motivazione etimologica, cioè alla maniera di Cratilo. Questa idea raggiunge nuovamente la concezione (in Thom semiotico più forte che non in Thom linguista) dell'evoluzione del linguaggio come un progressivo corrompersi, vale a dire un distaccarsi dalla realtà:

La vérité est que la forme d'un signe ne peut (au moins historiquement) se dissocier de sa motivation.2.108
Non c'è dubbio che ``forma del segno'' va interpretato come la parte significante (le signifiant, la forma dell'espressione). Questa precisione si giustificherà quando tratteremo dell'importanza del rinvio nella definizione del segno. Ma la citazione implica anche che esiste una dissociazione della motivazione. Vedremo che una certa arbitrarietà non viene esclusa da Thom, proprio perché l'uomo (o l'animale) può mentire. Da ciò risulta chiaro che non si è ancora parlato di senso, significazione o significato; occorre quindi analizzare il significato del concetto di ``significato'' (in quanto opposto a ``significante'') in Thom.

Thom riprende apparentemente la definizione saussuriana del segno, ma, in realtà, introduce una nozione (le renvoi) che non figura nel Cours (almeno non con questo significato):

Nul n'ignore que l'activité symbolique, chez l'homme, réside essentiellement dans l'opération de renvoi: le signifiant renvoie au signifié, le signans au signatum. Supposons que Signifiant et Signifié soient localisés dans l'espace-temps espace euclidien à quatre dimensions \( R^{4} \). On pourra dès lors associer à ce signe un vecteur d'espace-temps, que nous noterons \( S \), dont l'origine est le Signifiant et l'extrémité le Signifié. On peut alors se demander si ce vecteur \( S \) est soumis à des contraintes, et, en ce cas, la nature de ces contraintes.2.109
Dalla lettura di questo passo, sorgono almeno due osservazioni. La prima riguarda la natura stessa del renvoi. Se il significante rinvia al significato nel senso saussuriano, allora la struttura fonica o grafica di /albero/ ci indica già il concetto corrispondente ovvero il significato in senso saussuriano. La seconda osservazione riguarda le relazioni rispettive tra le nozioni di ``segno'', di ``significante'' e di ``significato''. Detto in altre parole, che cosa significa associer nella citazione? Se il vettore significante \( \rightarrow \) significato è associato al segno, qual è la differenza tra questo vettore ed il segno stesso? Questa osservazione ne comporta un'altra a proposito dello statuto teorico di questo spazio euclideo a quattro dimensioni. Questa supposizione ha un valore empirico? O è semplicemente un costrutto teorico, speculativo che non ha niente a che vedere con la realtà, visto che non si può immaginare, cioè rappresentarsi cosa sia una figura a quattro dimensioni? Certamente se ne può dare una descrizione geometrica, ma l'esistenza di tale figura non è di questo mondo2.110. Secondo noi, il ricorso alla quarta dimensione costituisce un tipico ``salto'' metalinguistico. Infatti, un tale metalinguaggio (a quattro dimensioni) potrebbe imprigionare tutti gli oggetti (uomini inclusi) a tre dimensioni. Comunque, per il momento, questa prospettiva rimane pura speculazione fantascientifica.

Ritorniamo quindi alla definizione del segno proposta da Thom. Il termine centrale di questa definizione è senza dubbio renvoi. Nel caso dei segni iconici:

le renvoi \( S \) peut être parallèle à la causalité physique - ou encore, plus trivialement - à la permanence temporelle de l'objet matériel. [...] le renvoi symbolique a une direction et une amplitude parfaitement arbitraires; le renvoi ignore toutes les contraintes mécaniques et physiques. Il peut remonter la durée sur des millénaires, plonger dans l'avenir, lier de manière instantanée des êtres distants de milliers de kilomètres [...]. Sans doute pourra-t-on objecter qu'il ne s'agit là que d'un pseudo-problème: le renvoi symbolique n'a aucune réalité, il n'est qu'un effet purement subjectif qui n'affecte que l'esprit interprétant le signe. Je n'en suis pas si sûr.2.111
È chiaro, per Thom il rinvio simbolico ha una realtà oggettiva. Come mai può essere molto oggettiva ciò che Saussura chiamava una entità psichica (cioè il segno in quanto unione tra significante e significato)? Sappiamo che l'oggettività, la materialità segnica si trova (in principio) soltanto al livello del significante. Quindi il rinvio che collega questo significante con il significato potrebbe acquistare una certa materialità. Ma allora, come spiegare il fatto che il rinvio simbolico non conosce nessuna costrizione meccanica o fisica? La spiegazione va ricercata nel fatto che il rinvio dimostra una stabilità strutturale intrinseca, in altre parole, i due lati del rinvio simbolico, del vettore \( S \), sono entità oggettive, anzi è il significato che assicura la strutturizzazione oggettiva (geometrica) del segno e quindi del rinvio. Questa conclusione si verifica nel principio René-Thomista della procreazione segnica:

Je crois qu'il serait bon de poser en principe que tout signifiant est engendré par son signifié: les ikones [sic] [...] proviennent par une copie directe du modèle originel. Les indices 'postérieurs' sont issus du signifié par causalité directe, comme la fumée est produite par le feu... Et s'il y a des indices ``antérieurs'', comme le couvert pour le repas, c'est que l'indice a été produit dans un processus finalistique dont le but ultime était le signifié.2.112
Quindi il significato è il referente, l'oggetto designato, significato o rappresentato che dir si voglia. La posizione di Thom si avvicina ``drammaticamente'' alla concezione bloomfieldiana del significato in quanto entità extra-linguistica e quindi spuria. Ripetiamo che per Eco il significato è un'unità culturale, quindi semiotica mentre il referente è un'entità extra-linguistica (o meglio extra-semiotica) e quindi spuria. Sottolineamo anche che per Thom quasi tutto è puro, innocente, oggettivo.

Se si riesamina il principio di Thom: ogni significante viene generato dal suo significato, ci si avvede ben presto dell'impossibilità di trasformazione logico-sintattica di questa frase. Infatti, se mettiamo questa frase alla voce attiva, dove collocare l'aggettivo possessivo? A noi sembra che questo principio assomigli un po' troppo alla storia dell'uovo e dalla gallina. Per di più, Thom ammette che esistono casi in cui il significante si produce anteriormente al significato. Finalmente, egli riduce il processo finalistico comunicativo, di carattere pubblicitario (e anche ideologico) ad un processo finalistico di autoprocreazione. Questa riduzione si verifica anche al livello dell'ultimo scopo. Infatti, la meta del significante /posata/ non è ``pasto'' ma piuttosto ``venga a mangiare da noi''. Risulta quindi evidente che Thom può cercare di evitare il problema dei messaggi ideologici proprio perché riduce ogni fenomeno culturale ad un processo chimico, biologico, ecc. effettuato in vitro. Ecco perché non si incontrano mai le parole ``cultura'' o ``ideologia'' negli scritti di Thom (forse perché gli manca il genitore significato).

Comunque, Thom ha applicato la sua teoria del rinvio simbolico alla classificazione segnica peirciana secondo il rapporto representamen-oggetto. Ricordiamo che il rinvio è il vettore \( S \) nella geometrizzazione proposta da Thom (cfr. sopra):

un ikone est un signe dont le vecteur \( S \) est purement spatial, instantané, qui ne pointe ni vers le passé, ni vers l'avenir;
un indice est un signe dont le vecteur \( S \) pointe vers le passé (par réversion de la causalité génératrice);
un symbole est un signe dont le vecteur \( S \) pointe vers le futur (par réversion de la finalité génératrice). Peirce disait que l'essence du symbole est l'être au futur (esse in futuro).2.113
Vediamo come Thom ha assimilato la teoria segnica di Peirce. Nel tentativo di localizzare temporalmente il significante di un'icone, Thom commette il classico errore (che risale alla prima interpretazione vera e propria degli scritti di Peirce da parte di Charles Morris) che consiste nel confondere l'interpretante di Peirce (visto che il semiologo americano è l'unico filosofo moderno a cui vuole rifarsi Thom) con l'interprete di segno, il ricevente di un dato messaggio:

On localisera donc temporellement le signifiant (\( Sa \)) au moment où l'interpretant le perçoit et l'interprète.2.114
Comunque non è stato un errore, secondo noi, cercare di localizzare temporalmente il significante con la nozione peirciana dell'interpretante, visto che abbiamo formulato simili proposte a proposito dell'interpretante finale come limite temporale dell'interpretazione nei confronti della semiosi illimitata (cfr. p. [*]).

Altro errore interpretativo fondamentale commesso da Thom è, paradossalmente, il confondere le categorie della stessa classificazione peirciana. Infatti, egli non distingue tra il simbolo e l'indice, come ci palesa questa citazione:

Reprenons la formation d'un symbole en un cas typique, en raison de son caractère primitif: à savoir, l'expérience du chien de Pavlov. Le symbole ici, est le coup de sonnette, forme sonore qui a acquis une valeur symbolique pour le chien interprétant à la suite d'une contiguïté persistante et réitérée avec la viande, source de la prégnance symbolique.2.115
Ora si sa che il simbolo peirciano si instaura per convenzione, è un legisegno (type) che si conosce solo attraverso i sinsegni (tokens). La contiguità, invece, definisce la relazione tra il representamen (segno) ed il suo oggetto. Ed a proposito del cane di Pavlov, Eco ha affermato chiaramente che il campanello non funziona come segno (almeno non per il cane) bensí come stimolo:

Infatti, se ogni cosa può essere intesa come segno purché esista una convenzione che permetta a questo qualcosa di stare in luogo di qualcos'altro, e se le risposte comportamentali non sono sollecitate per convenzione, allora gli stimoli non possono essere considerati come segni.
Secondo il noto esperimento di Pavlov, un cane emette saliva quando è stimolato dal suono di un campanello, per puro riflesso condizionato. Il suono del campanello provoca la salivazione senza altra mediazione. Tuttavia, dal punto di vista dello scienziato, che sa che a un dato suono di campanello dovrà corrispondere una data risposta (salivazione), il campanello STA PER la salivazione, anche se il cane non è presente o il campanello non ha ancora suonato: per lo scienziato vi è corrispondenza ormai codificata tra due eventi, così che ormai uno può stare al posto dell'altro.2.116
Rispetto alle idee di Thom, si deve costatare che per Eco ci vuole una mediazione, vale a dire la possibilità di un comportamento (una risposta interpretativa) che implica una decodifica del segno sulla base del suo contesto e di un codice soggiacente.

Da Peirce, Eco ha derivato la nozione di ``semiosi illimitata''. Troviamo delle tracce di questo concetto nel primo volume dei Collected Papers:

The object of representation can be nothing but a representation of which the first representation is the interpretant. But an endless series of representations, each representing the one behind it, may be conceived to have an absolute object at its limit. The meaning of a representation can be nothing but a representation. In fact, it is nothing but the representation itself conceived as stripped of irrelevant clothing. But this clothing never can be completely stripped off; it is only changed for something more diaphanous. So there is an infinite regression here. Finally, the interpretant is nothing but another representation to which the torch of truth is handed along; and as representation, it has its interpretant again. Lo, another infinite series.2.117
Abbiamo già sottolineato la volontà di Thom di infrangere questa schlechte Unendlichkeit (cfr. p. [*]). Tale intenzione non suona affatto strana nella bocca di questo realista. Più strana è l'attribuzione di questo concetto ai rappresentanti della scuola semiotica di Parigi:

C'est ici le moment d'évoquer une tentation permanente des théoriciens en face de systèmes de signes: celle de procéder à une analyse purement formelle, syntaxique de la morphologie de ces systèmes en faisant abstraction de la signification. Certains ont poussé plus loin encore cette exigence: une théorie en vogue sur la place de Paris prétend: il n'y a pas de signifié, il n'y a que du signifiant; chaque signe réfère à d'autres signes, en une régression sans fin...2.118
Non chiediamoci invano quale corrente semiotica potrebbe essere presa di mira da Thom, non vogliamo infilarci nella ragnatela intersemiotica. Ma dalla lettura di questo passo sorge una domanda ben più urgente: come mai un segno senza significato può riferire ad un altro segno senza significato? La risposta è già stata data precedentemente: il significato René-Thomista è l'oggetto peirciano, la denotazione russelliana, l'estensione carnapiana, il denotatum morrisiano, la res medievale, il referente echiano. Quindi l'interpretante di Peirce, il significato saussuriano (e quello più o meno dei dizionari), il contenuto hjelmsleviano o l'unità culturale di Eco non esistono per Thom, o comunque non sono concetti pertinenti.

Ma l'accusa sfida ogni consistenza logica. Vediamo perché. Thom afferma che i teorici nella loro analisi formale e sintattica della morfologia, espellono la significazione. E, apparentemente, questo esclusionismo mina la validità della loro analisi. Però, pare che l'esclusione della significazione (o del senso) a volte, non sia così dannosa, quando si tratta di rispondere ad un'altra accusa:

Molti considerano inutile questo tentativo di geometrizzazione soprattutto nel caso di qualità affettive o di situazioni antropomorfiche di cui si ha chiara coscienza e delle quali, comunque, la teoria delle catastrofi non fornisce un modello quantitativo che permetta di formulare delle previsioni.
È una critica che, in effetti, mi è stata spesso rivolta. Ma l'obiezione è valida solo se si vogliono studiare i fenomeni isolati; non ha valore se invece ci si pone da un punto di vista filosofico, consistente nel tentare, [...] di astrarsi dal senso, di annientare il significato per studiarlo oggettivamente.2.119
Non crediamo che sia inutile addentrarci in queste contraddizioni a volte grossolane. Il vero problema pratico di questa teoria è che non è mai stata in grado di analizzare un messaggio concreto né di definire cosa potrebbe essere la comunicazione.

Come abbiamo già sottolineato, è presente in Thom lo sforzo per spiegare le origini e l'evoluzione del linguaggio. Sappiamo anche che i fondamenti primitivi del linguaggio vanno rintracciati nell'insieme dei processi elementari, vitali, sessuali dell'uomo (e dell'animale). Ora, Thom ha cercato di applicare questa ipotesi all'origine dello spazio semantico. Dal seguente brano sorge di nuovo l'idea del corrompersi e del progressivo ``demotivarsi'' del linguaggio:

La fascination des choses a disparu dans le psychisme humain; très vraisemblablement, l'activité symbolique et l'apparition du langage ont joué un rôle essentiel dans cette évolution. L'homme s'est libéré de la fascination des choses en leur donnant un nom; le psychisme humain s'est en quelque sorte exfolié; la représentation primitive de l'espace - semi-consciente - s'est divisée, et a créé un (et plusieurs) espaces de même type: les espaces sémantiques, où se sont installés des ``actants'': les concepts.2.120
Il contenuto filosofico di questo passo può prestare a confusione, perché non chiarifica il significato di tre sintagmi: la fascinazione delle cose, l'uomo si è liberato, dare un nome. Se con linguaggio, Thom vuole dire linguaggio umano, allora non ci sono più problemi. Se intende invece il linguaggio come linguaggio della natura (vale a dire, animale, fisico, ecc.), allora diventa problematica l'interpretazione della ``fascinazione delle cose''. Inoltre, distaccandosi dalla fascinazione delle cose, l'uomo si è liberato! Ossia, l'uomo libero è un uomo nominalista! Ma chi è questo uomo? Dio o il Matematico?:

La tradition est ancienne, en effet, des savants et des philosophes qui ont vu dans la Science une herméneutique des phénomènes naturels. Depuis Héraclite [...], Platon [...], Galilée [...], beaucoup ont affirmé que ``Dieu'' nous parle à travers la Nature, et qu'il nous appartient de déchiffrer son langage... En une langue moins théologique, on peut affirmer qu'expliquer scientifiquement un ensemble de phénomènes, c'est - autant que faire se peut - réduire l'arbitraire de la description desdits phénomènes.2.121

Je verrais volontiers dans le mathématicien un perpétuel nouveau-né qui babille devant la nature; seuls ceux qui savant écouter la réponse de Mère Nature arriveront plus tard à ouvrir le dialogue avec elle, et à maîtriser une nouvelle langue. Les autres ne feront que babiller, bourdonner dans le vide - bombinans in vacuo. Et où, me direz-vous, le mathématicien pourrait-il entendre la réponse de la nature? La voix de la réalité est dans le sens du symbole.2.122
Ecco lo statuto quasi metafisico del discorso matematico, e quindi della teoria dello stesso Thom. Egli può, nella qualità di Interprete della Natura, spiegare meccanismi segnici che per oltre due millenni erano nascosti nelle cantine oscure delle case dell'Intolleranza agnostica, dell'Ignoranza nominalista.

Fortunatamente, questo desiderio d'eternità è stato tradotto in termini intersoggettivamente più intelligibili da Jean Petitot-Cocorda. Infatti, Petitot, in quanto matematico, si inserisce molto di più in una corrente filosofica o semiotica. È quindi più facile rintracciare l'origine delle sue posizioni filosofiche, specie in merito allo statuto epistemologico della TC. Come si sa, Eco ha condotto una critica abbastanza netta nei confronti dello strutturalismo ontologico. Ma più importante, secondo noi, è la presenza nella critica echiana di un avvertimento molto chiaro contro una teoria quale la TC.


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henk 2001-08-18