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Introduzione ai problemi descrittivi

È tutt'altro che semplice situare Eco nel panorama della semiotica contemporanea. Le cause sono di vari tipi. La natura di una disciplina come la semiotica esclude una classificazione rigorosa. Se all'inizio degli anni Settanta si poteva ancora parlare di una scuola russa, francese o americana, un'occhiata alla situazione presente indebolisce tali affermazioni. Una suddivisione del genere non ha pertanto esaurito la sua funzione chiarificatrice e soprattutto didattica. Si tratta di un primo motivo, anche se non del solo, che ci spinge, nonostante tutto, a considerare queste tendenze. Ne risulterà la costatazione dello svanire delle linee divisorie non appena lo statuto della semiotica verrà sancito attraverso una serie di ``istituzionalizzazioni''. All'interno di organi di diversi tipi, la coesistenza pacifica delle correnti, the semiotic web1.1, suscita polemiche e fraintendimenti che per lo più rimangono impliciti (cioè intertestuali). Sia chiaro che non è nostra intenzione rappresentare in uno schema, che risulterebbe troppo semplificatore, la totalità delle tendenze con le loro interazioni. In questo contesto, un'osservazione ci pare inevitabile: una casella per Eco, non c'è. Questa costatazione ci offre paradossalmente un secondo motivo per cui il raffronto con altre teorie semiotiche è basilare: caratterizzando la semiotica echiana come un ecletticismo complesso, occorrerà quindi tracciare le grandi linee delle forze centripete che hanno contribuito a una fisionomia specifica del pensiero semiotico di Umberto Eco.

Da ciò che precede risulta chiaro che parleremo della costituzione di questa fisionomia, tenendo conto della natura spuria di ogni classificazione (specie nel caso di Eco). Ciò implica una critica dei cliché a cui si suole fare ricorso etichettando le attività scientifiche di Eco. Secondo noi, questa situazione scomoda è stata aggravata dalle critiche ``strepitose'' che hanno seguito il successo del Nome della Rosa.

Un'indagine superficiale ci ha rivelato alcuni problemi descrittivi. Sorgono però difficoltà più profonde che riguardano lo statuto epistemologico della semiotica. Come abbiamo già accennato, la semiotica è una disciplina equivoca, a tal punto che entra in crisi la nozione stessa di ``semiotica''. Si tratterebbe piuttosto di un atteggiamento critico e a volte molto intuitivo. Si potrebbe obiettare che molte delle summae semiotiche presentano un carattere chiaramente assiomatico che sarebbe proporzionale ad un certo grado di obiettività scientifica. Allora, lo psicologo direbbe che questo desiderio dell'obiettività è una altra feticizzazione della frustrazione ormai classica, propria alle scienze umane in confronto con le Naturwissenschaften. Al che il semiologo risponderebbe che un sistema logico-deduttivo permette di elaborare concetti necessari alla costruzione di un metalinguaggio. Nel campo semiotico la prima affermazione non esclude la seconda (Kristeva sarebbe d'accordo con lo psicologo e nella fattispecie, il nostro semiologo potrebbe chiamarsi Greimas).

Come si può constatare, lo statuto epistemologico della semiotica sfiora il paradosso. A noi il compito di rintracciare le origini del paradosso, assente o presente negli scritti semiotici di Eco, e le cause della sua persistenza.


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henk 2001-08-18