next up previous contents
Next: Lo statuto epistemologico della Up: Lo statuto epistemologico delle Previous: Lo statuto epistemologico delle   Indice

Eco e la critica dello strutturalismo ontologico

Nel 1968, Eco pubblicò La struttura assente (La ricerca semiotica e il metodo strutturale). La semiotica in quanto disciplina era quindi passata al sottotitolo, mentre il titolo stesso recava un sintagma alquanto misterioso. Del progetto della ricerca semiotica abbiamo già trattato nel capitolo 1.2.2., lasciando in sospeso la discussione sulla sezione D, cioè quella che ha dato il titolo al libro. L'importanza di questa sezione va collocata sia al livello dell'evoluzione ulteriore del pensiero semiotico echiano, che al livello delle polemiche che la sezione ha suscitato, specialmente in Francia.

Come abbiamo già sottolineato, il libro uscì in un contesto filosofico-culturale dominato dalla vicenda strutturalista (soprattutto francese). Per di più (siamo nel 1968), iniziava contemporaneamente un filone filosofico, il cosiddetto post-strutturalismo, che svolgeva una critica dello strutturalismo filosofico proprio all'interno del discorso strutturalista. Risulta quindi evidente che La struttura assente non poteva godere di una situazione storica donde sarebbe possibile proporre una riflessione critica serena e distanziata:

Scrivevo sull'onda di letture fresche e di discussioni in atto: non elaboravo uno studio critico, intervenivo nel vivo di un dibattito.2.123
La critica di Eco si rivolgeva soprattutto a Lévi-Strauss e a Lacan ed era sentita come un sacrilegio. L'editore francese di Opera aperta, Le Seuil (che pubblicò le opere di Lacan, Barthes, Kristeva o Derrida) rifiutò la pubblicazione di una traduzione francese della Struttura assente:

Le scomuniche erano già arrivate, e radicali, il libro era stato rifiutato da miei precedenti editori, e da altri ancora, proprio per peccato di lesa maestà. Per dirla un po' all'ingrosso, l'edizione presso il Mercure de France fu patrocinata proprio da gruppi francesi estranei al discorso lacaniano che forse avrebbero goduto di una polemica più esplicita.2.124
Sia chiaro che non analizzeremo le cause dirette o indirette di queste scomuniche; più importante per noi, è il ragionamento che ha portato Eco a criticare un filone specifico dello strutturalismo.

Un'indagine critica sul metodo strutturale è necessaria prima di tutto perché la semiotica deve avvicinare fenomeni diversi, se possibile, con una via d'accesso unica. La semiotica deve mettere in luce costanti formali in questa diversità di fenomeni, per inserirle sistematicamente in insiemi strutturati, in codici soggiacenti:

Elaborare griglie strutturali si rende necessario nel momento in cui si vuole descrivere fenomeni diversi con strumenti omogenei (reperire cioè omologie formali tra messaggi, codici, contesti culturali in cui i primi funzionano - in una parola tra apparati retorici e ideologie). La funzione di un metodo strutturale è proprio quella di permettere la risoluzione di diversi livelli culturali in serie parallele omologhe. Una funzione puramente operativa, dunque, a fini di generalizzazione del discorso.2.125
In una panoramica filosofica del concetto di ``struttura'', Eco dimostra che questo concetto è già presente nella filosofia occidentale sin da Aristotele. Quindi, il concetto non è l'appannaggio dello strutturalismo (linguistico):

Quindi non basta parlare di strutture, riconoscere strutture, operare strutturalmente, per essere ``strutturalisti''. Si potrebbe allora circoscrivere la dizione ``strutturalismo'' a un modello ipotetico di ``strutturalismo ortodosso'' (che a tratti può coincidere col filone De Saussure - Mosca - Praga - Copenhagen - Lévi-Strauss - Lacan - semiologi sovietici e francesi) e vedere cosa caratterizza questo impiego preciso della categoria ``struttura'' per giudicare archiviato il caso.2.126
Per di più, questo filone, detto ``strutturalismo ortodosso'', non copre un'unità di premesse filosofiche, a tal punto che si è tentati di dire che esistono tanti strutturalismi quanti strutturalisti. Si può distinguere con Eco tre diversi tipi di strutturalismo, cioè lo strutturalismo generico, quello metodologico, e in fine, quello ontologico. Soltanto questi ultimi due tipi rientrano nel filone dello ``strutturalismo ortodosso''. Infatti, entrambi adoperano nella loro analisi un modello strutturale. Questo modello si caratterizza per tre proprietà costitutive fondamentali:

a) una struttura è un modello come sistema di differenze; b) caratteristica di questo modello è la sua trasponibilità da fenomeno a fenomeno e da ordini di fenomeni a ordini di fenomeni diversi; c) una metodologia ``strutturale'' ha senso solo se vengono rispettati i due postulati precedenti, e solo a questo titolo permette una analisi interdisciplinare aprendo la strada a una unificazione del sapere e a fecondi rapporti tra le varie scienze umane.2.127
In questo brano figura già la ricerca di una interdisciplinarità tra le scienze umane, compito che sarà via via affidato alla semiotica. Sarà anche una delle caratteristiche principali della teoria delle catastrofi, non tanto in vista di una visione d'insieme sulle scienze umane, quanto nella prospettiva di una desumanizzazione matematico-geometrica di queste scienze umane di cui diremo di più nel capitolo 2.3.4.

Queste caratteristiche del modello strutturale hanno visto la luce nel filone della linguistica postsaussuriana. Infatti, è notissima l'idea di Saussure secondo la quale:

dans la langue il n'y a que des différences. Bien plus: une différence. Bien plus: une différence suppose en général des termes positifs entre lesquels elle s'établit; mais dans la langue il n'y a que des différences sans termes positifs.2.128
L'affermazione saussuriana, come si sa, è stata ripresa dalla glossematica di Louis Hjelmslev. La differenza oppositiva si situa per Hjelmslev, al livello delle forme dell'espressione e del contenuto. Queste due forme (correlate dalla ``funzione semiotica'') sono astrazioni della sostanza sia del contenuto che dell'espressione. Una tale strutturazione differenziale non può essere trasposta dunque alla sostanza:

Si ribadisce dunque anche qui l'idea di un modello strutturale come sistema di differenze che non ha nulla a che vedere con la consistenza fisica dell'oggetto studiato (o per dirla con Hjelmslev, un sistema di differenze in cui la forma dell'espressione non ha nulla a che vedere con la sostanza dell'espressione, così come la forma del contenuto - il valore posizionale - non ha nulla a che vedere con la sostanza del contenuto - il significato vero e proprio.2.129
Eco propone quindi una delimitazione molto severa del modello strutturale (e delle sue applicazioni). Ma questa dichiarazione di principio si attualizza soltanto nell'ambito dello strutturalismo metodologico. Infatti, gli strutturalisti ontologici vanno oltre questa delimitazione rigida. Essi non si accontentano di un metodo scientificamente legittimo in quanto empiricamente adeguato (cfr. p. [*]). Secondo Eco, è presente nei discorsi dello strutturalismo ontologico:

la tentazione di individuare strutture omologhe in fatti diversi (e tanto più se si passa dal campo di tutte le lingue a quello di tutti i sistemi di comunicazione, e da questo a quello di tutti i sistemi possibili visti come sistemi di comunicazione) e di riconoscerle come stabili, ``oggettive'', è più di una tentazione; è quasi l'incontrollabile scivolare del discorso dal ``come se'' al ``se'' e dal ``se'' al ``dunque''.2.130
Questa affermazione, alla luce degli sviluppi più recenti della semiotica, ha un peso più attuale che mai, se si considerano, per esempio, le sei tesi di Thom (cfr. sopra p. [*]). Infatti, pare che nella TC le nozioni di ``stabilità'' e ``oggettività'' siano proporzionali, vale a dire che un incremento della stabilità dell'oggetto comporta una maggiore oggettività e simmetria della teoria.

La critica dello strutturalismo ontologico si svolge in primo luogo nei confronti della metodologia di Lévi-Strauss. In un passo dell'Elogio dell'antropologia, Eco individua:

il rapido passaggio da una concezione operativistica a una concezione sostanzialista: i modelli, elaborati come universali, funzionano universalmente, dunque riflettono una sostanza universale che li garantisce.2.131
Quindi, il modello strutturale riflette l'oggetto studiato, perché il modello ha una portata universale. Esiste quindi una specie di isomorfismo tra metodo e oggetto, tra strumento e materiale. È lo stesso isomorfismo che viene postulato da Thom, per giustificare i ``salti metalinguistici'', mentre l'universalità del modello risiede ovviamente nella natura stessa della matematica. La nozione di ``isomorfismo'' è tradotta da Lévi-Strauss nel concetto di ``verità di ragione'':

Certo, i modelli strutturali sono apparsi come comode verità di ragione, utili per parlare in modo omogeneo di fenomeni diversi. Ma cosa fondava la funzionalità di queste verità di ragione? Ovviamente, una sorta di isomorfismo tra le leggi del pensiero investigativo e quelle delle condotte investigate.2.132
Al livello metalinguistico, questa concordanza si dispiega in una regressione infinita di codici incastrati, dal centro verso l'Ur-metacodici. Secondo Lévi-Strauss:

Ogni messaggio è interpretabile in base a un codice, ed ogni codice è trasformabile in un altro, perché tutti fanno riferimento a un Ur-codice, una Struttura delle Strutture, che si identifica coi Meccanismi Universali della Mente, con lo Spirito o - se volete - con l'Inconscio.2.133
A questo livello, lo strutturalismo ontologico non può più uscire dall'impasse che si era imposto assumendo il concetto di struttura differenziale e la premessa dell'isomorfismo. E se, nonostante tutto, continua a portare avanti la sua ricerca del Codice dei codici, dovrà costatare che la struttura, nozione-chiave dal punto di vista metodologico e a fortiori dal punto di vista ontologico, non è oggettiva. Inoltre l'Ultima Struttura non avrebbe le proprietà che aveva attribuito al concetto di ``struttura'', visto che il proprium di questa Ultima Struttura sarebbe il continuum, l'indifferenziale, in una parola, l'instabilità:

Se la Struttura Ultima esiste, essa non può essere definita: non c'è metalinguaggio che la possa imprigionare. Se la si individua, allora non è l'Ultima. L'Ultima è quella che - nascosta e imprendibile, e non-strutturata - genera nuove apparizioni. E se anziché venire definita viene evocata attraverso un uso poetico del linguaggio allora ecco che si è introdotto nello studio del linguaggio quella componente affettiva che è caratteristica dell'interrogazione ermeneutica. La struttura allora non è oggettiva, non è neutra: è già caricata di senso.2.134
Per di più, l'Ultima Struttura non sarebbe soltanto profondamente instabile o indifferenziale, sarebbe perfino assente:

È struttura quella che non c'è ancora.2.135
Indice di questa contraddizione è l'esitazione manifestata dallo stesso Lévi-Strauss nei confronti della scelta radicale tra struttura oggettiva e struttura come modello operativo. Questa oscillazione è presente nella posizione di Lévi-Strauss a proposito della delimitazione del corpus. Nella linguistica strutturale, un corpus è valido, se, e soltanto se, è rappresentativo, chiuso, e senza lacune né errori. È chiaro che questo asserto costituisce una petitio principii (basta chiedere ai pellirosse quante volte li ha disturbati Bloomfield per correggere e completare il suo corpus). Infatti, come uno strutturalista potrebbe delimitare un corpus senza sapere dove arrivare con l'analisi? E quale atteggiamento deve adottare in presenza della possibilità che nuovi dati incidano sulla struttura significativa alla quale egli era giunto dopo l'applicazione di un modello strutturale?

Quando lo strutturalista s'avvicina a un insieme di dati da analizzare, come farà i conti con la totalità dei dati? La totalizzazione empirica che metodologicamente è presupposta all'analisi può essere denudata di pertinenza teorica perché la sua realizzazione al livello metodologico risulta o impossibile o inutile:

Se è impossibile è perché sono teoricamente illimitati [gli elementi, gli oggetti del materiale] e dunque l'ipotesi strutturale deve anticipare una totalità che solo il procedere dell'indagine può verificare passo per passo; e siamo a una assunzione metodologica. Se è inutile è perché la totalità non esiste come presenza ma solo come virtualità; e allora non è neppure il caso di elaborare strutture che la presentifichino.2.136
Lévi-Strauss, di fronte a tale alternativa, non riesce né a definire, cioè a distinguere le due risposte al problema, né a prendere posizione (anche inconsapevolmente) a questo proposito. A questo punto, lo strutturalista deve nuovamente abbandonare i suoi sogni filosofici di un'ontologia della struttura, per ipotizzare una ``forza'' inafferrabile, come ha sottolineato uno dei liquidatori dello strutturalismo ontologico, Jacques Derrida, nel suo saggio La structure, le signe et le jeu:

Si la totalisation alors n'a plus de sens, ce n'est pas parce que l'infinité d'un champ ne peut être couverte par un regard ou un discours finis, mais parce que la nature du champ - à savoir le langage et un langage fini - exclut la totalisation: ce champ est en effet celui d'un jeu, c'est-à-dire de substitutions infinies dans la clôture d'un ensemble fini. Ce champ ne permet pas ces substitutions infinies que parce qu'il est fini, c'est-à-dire parce qu'au lieu d'être au champ inépuisable, comme dans l'hypothèse classique, au lieu d'être trop grand, il lui manque quelque chose, à savoir un centre qui arrête et fonde le jeu des substitutions.2.137
La nozione derridiana del gioco non mette soltanto in crisi il concetto dell'Ultima Struttura, ma anche quello originariamente saussuriano della sincronia. Infatti, quest'ultimo concetto costituisce una condizione sine qua non del pensiero strutturale propriamente linguistico. La diacronia, l'evoluzione o la storia sono nozioni difficilmente strutturabili. La soluzione saussuriana al problema della diacronia ne rappresenta l'indice più palese. Così, non deve destar meraviglia se la linguistica strutturale, in questi ultimi tempi, ha tentato di fare i conti con la diacronia. La linguistica funzionale, per esempio, ha elaborato il concetto di ``sincronia dinamica'', vale a dire una struttura in cui le asimmetrie indicano i punti d'instabilità, le possibili brecce verso una evoluzione del sistema.

Adesso occorre vedere quali conseguenze la critica dello strutturalismo ontologico può avere al livello dello strutturalismo ontologico. Se lo strutturalista ha accettato queste critiche delle contraddizioni interne all'idea di un'ontologia della struttura, si trova di fronte ad una alternativa:

nel momento in cui reintroduco la dialettica dell'interpretazione (e abbiamo visto che rifiutarla e, ad un tempo, pretendere a una ontologia strutturale o a uno strutturalismo ontologico, costituisce una contraddizione radicale), la fiducia che la struttura individuata sia oggettiva dipende solo da una postulazione di tipo mistico: e cioè che la Scaturigine di ogni senso mi garantisca sulla legittimità del senso che ho individuato.2.138
La scelta della parola ``Scaturigine'' non è affatto casuale. Si potrebbe parlare di un Senso Divino Originario, di un Campo Magnetico Significante o di una Catastrofe Genetliaca del Senso (quindi, questa postulazione di tipo mistico è presente anche nella TC). Questa è la prima possibilità per lo strutturalista demistificato ma, non ancora demitizzato. Esiste tuttavia una seconda scelta possibile:

Se però sospendo questa postulazione [di tipo mistico], non mi rimane che interpretare la struttura individuata (e l'attribuzione di senso che comporta) come modello conoscitivo. Se so che la struttura è un modello, so anche che, ontologicamente parlando, essa non esiste.2.139
Questa posizione è ovviamente quella difesa da Eco. Ma il nostro semiologo, buon casista per formazione, non ha dimenticato quelli che perseverano nel male dell'ontologizzazione:

La terza soluzione, di continuare a maneggiarla [la Struttura] come vera e descrivibile insieme, è ingannevole e mistificatoria.2.140
Ma che cosa succede se si sceglie la seconda strada, cioè se qualcuno è cosciente del fatto che egli non può uscire dal suo proprio discorso, incapace di trovare delle strutture, visto che egli rifiuta ogni ingerenza dell'ontologia? Cosa può giustificare la sua scelta? In principio, niente. Ma ognuno può (per non dire, deve) cercare di consolarsi, se non di definirsi, attraverso una pratica della parola. Ed in questo senso, si può ``conoscere'', non contemplando la realtà, ma trasformandola:

La struttura come ipotesi fittizia, nella misura in cui mi offre strumenti per muovermi nell'universo dei rapporti storici e sociali, soddisfa almeno in parte il nostro desiderio senza scopo, e gli pone dei termini in cui sovente l'animale uomo si è trovato appagato.2.141
Certo, questa soddisfazione parziale può risultare illusoria, anzi sbagliata, ma il fatto di non essersi persi d'animo prima di aver iniziato il tentativo, può offrire la validità necessaria per una nuova occasione:

Ma se vinco? Come dice un saggio cinese dell'ultima dinastia [Mao]: ``Per acquistare delle conoscenze, bisogna partecipare alla pratica che trasforma la realtà. Per conoscere il gusto di una pera bisogna trasformarla mangiandola''.2.142
Ed eccoci pronti per iniziare un'altra avventura, la semiotica.


next up previous contents
Next: Lo statuto epistemologico della Up: Lo statuto epistemologico delle Previous: Lo statuto epistemologico delle   Indice
henk 2001-08-18