next up previous contents
Next: Modello e metalinguaggio in Up: Lo statuto epistemologico delle Previous: Eco e la critica   Indice

Lo statuto epistemologico della teoria semiotica echiana

Il ``resoconto'' della critica dello strutturalismo ontologico del capitolo precedente lasciava già intravedere le posizioni epistemologiche che presiederanno al progetto semiotico echiano. Eco si era chiaramente pronunciato per lo strutturalismo metodologico. Sia chiaro che questa critica non costituisce ancora una vera e propria presentazione sistematica dello statuto epistemologico della sua semiotica. Infatti, c'è chi, dopo aver letto La struttura assente, dubita ancora del valore di realtà della struttura qual era definito da Eco:

Mit dieser Konzeption [la struttura come modello operativo] ist das Problem des Realitätswertes von Strukturen jedoch nicht gelöst oder überflüssig gemacht, es bleibt die Frage bestehen, welcher Realität die Strukturen des Modells entsprechen sollen und weshalb ein Bereich der Realität eine bestimmte Struktur aufweist.2.143
Quest'osservazione di Strohmaier von Eckart va collocata nell'ambito di una critica marxista dello strutturalismo. È più che evidente che una teoria che nega l'esistenza reale della struttura individuata, per affermare che la struttura è soltanto un modello conoscitivo o operativo, sarà tacciata di un certo idealismo, anche se von Eckart non lo fa espressamente:

Eco umgeht zwar den ontologischen Strukturalismus, entwirft aber statt dessen einen transzendentalen Strukturalismus, in dem die Semiotik Strukturen untersucht, die nur noch abstrakt vorhanden und jeglicher Geschichtlichkeit enthoben sind. Die Grenzen des Gegenstandsbereichs der Semiotik sind bei Eco transzendental bestimmt. Eco hebt die Kommunikation von den realen Zeichenvermittlungen ab und macht sie zu einer idealen Kompetenz.2.144
L'accusa d'idealismo, Eco la conosce bene. Infatti, come abbiamo visto nei capitoli 2.1. e 2.2., Eco espunge dalla sua teoria semiotica la materialità in quanto giustificazione (e possibile spiegazione teorica) della produzione segnica, e della significazione in generale. Per Eco la realtà funziona soltanto come un punto d'arrivo, vale a dire come un risultato di cambiamento, di trasformazione operata dal soggetto, e questo soltanto attraverso una pratica semiotica (ristrutturando i sistemi segnici, proprio come Calvino nelle Cosmicomiche).

Per Eco, l'idealismo è stato una costante nella storia della filosofia del linguaggio, o meglio della semiotica (ma questa precisione vale, come si sa, soltanto da Locke in poi):

il pensiero semiotico si presenta sempre, sin dall'inizio scisso da un dilemma, e marcato dalla scelta più o meno implicita che guida il pensatore: si tratta di studiare i linguaggi per sapere quando e come essi si riferiscono correttamente alle cose (problema della verità) o per indagare come e quando essi vengano usati per produrre credenze? Ovvero, a monte di ogni scelta terminologica sta una scelta più profonda: tra sistemi di significazione trasparenti rispetto alle cose e sistemi di significazione come produttori di realtà. Patetico sigillo di questa divisione, da ciascun lato della barricata, quando la divisione viene in luce, si taccia l'avversario di idealismo (almeno in tempi recenti).2.145
Ed è qui che il semiotico Eco deve rifarsi filosofo (dell'epistemologia). Infatti, per rispondere alle accuse di idealismo (anche se Eco non si è mai difeso su questo punto), egli allarga il discorso da una teoria delle semiotiche specifiche (a cui va applicata la sua definizione dello strutturalismo metodologico) a una teoria semiotica generale (e qui è presente lo spettro dello strutturalismo ontologico). Ed è in questo senso che vanno interpretati gli asserti echiani sul discorso non più metodologico ma filosofico in merito a problemi semiotici generali. A questo punto si fa più vivo il grido (ma non l'ultimo) per un nominalismo attivo, filosoficamente ``impegnato'':

Diverso [dal caso di una semiotica specifica] è il caso di una semiotica generale. Ritengo che essa sia di natura filosofica, perché non studia un sistema particolare ma pone delle categorie generali alla luce delle quali sistemi diversi possano essere comparati.2.146
Inoltre Eco situa questa definizione della semiotica generale in un contesto ben preciso: la Metafisica di Aristotele. Il filosofo greco si è domandato come mai l'esperienza (segnica) ci mostra una divergenza senza indicare un'unità profonda (e generativa). L'originalità di Aristotele sta nel riconoscere la necessità di passare per la divergenza dell'empiria segnica per porre (e non per trovare, come sottolinea Eco) la profondità generativa:

Si veda l'atto di coraggio filosofico - e semiotico - che rende possibile la Metafisica. Cos'è l'essere, visto che si dice in molti modi? Ma è esattamente ciò che si dice in molti modi. A ripensare questa soluzione, tutto il pensiero occidentale si regge su di un arbitrio. Ma che bell'arbitrio!2.147
Eco afferma che tutta la filosofia occidentale non poteva non tener conto di questa ``legge aristotelica''. L'osservazione di Eco potrebbe forse contribuire alla comprensione della scissione (anche se è stata relativizzata dai filosofi cristiani) tra filosofia e teologia nella storia del pensiero ellenico-latino (mentre l'altra colonna del pensiero europeo, quella giudaico-ebraica, non ha mai conosciuto questa divisione).

Adesso sappiamo che il filosofo non trova l'essenza, ma che ne pone il concetto. Il problema che occorre affrontare dopo questo asserto, è quello della possibile verificazione della validità del concetto posto. È chiaro, il concetto diventa modello operativo della conoscenza. Eco traspone quindi il discorso metodologico a quello filosofico:

Può il filosofo provare ciò che pone? No, non nel senso dello scienziato. Il filosofo prova a porre un concetto che consenta di interpretare in modo globale una serie di fenomeni e che permetta ad altri di fondare le proprie interpretazioni parziali. Il filosofo non scopre la sostanza, ne pone il concetto. Il giorno che lo scienziato scopre che con la dialettica sostanza-accidente non riesce più a spiegare i nuovi fenomeni che individua, non falsifica una ipotesi scientifica, semplicemente cambia criteri epistemologici, rifiuta una metafisica influente.2.148
Questi cambiamenti epistemologici rientrono nel concetto evolutivo di ``paradigma''. Questa nozione di T.S. Kuhn (The structure of scientific revolutions, 1962) può essere definita come una concezione a priori (collocata nella storia) della struttura dell'oggetto d'analisi (in una data disciplina) il quale funziona in quanto criterio per la distinzione tra problemi pertinenti e non-pertinenti. Questo concetto ha relativizzato gran parte dei discorsi scientifici moderni, nel senso che indicava ad ogni paradigma un suo posto (transitorio) nella storia.

L'instabilità dell'epistemologia scientifica può indurre un filosofo (in casu, un semiologo) a rifiutare ogni ingerenza metafisica, ed a porsi la domanda sulla possibilità e la pertinenza di una epistemologia che parta proprio da questa instabilità. L'instabilità semiotica vale l'instabilità dei codici. Quest'ultima è garantita dalla produzione segnica, e specialmente da quelle produzioni segniche rette da ratio difficilis (per esempio, l'invenzione; cfr. pp. [*]-[*]). L'instabilità dei codici permette l'uso ideologico dei sistemi segnici, nel senso che l'evoluzione di un dato codice può generare delle correlazioni segniche che possono contraddire (o perfino escludere) correlazioni previste dal codice nella fase precedente (cfr. sopra pp. [*]-[*]).

Adesso diventa evidente l'importanza dell'esclusione della metafisica dal progetto semiotico di Eco. È semplicemente una condizione sine qua non per l'esistenza di tale progetto:

Il linguaggio, non è mai quello che viene pensato, ma quello in cui si pensa. Parlare sul linguaggio non significa dunque elaborare strutture esplicative o rapportare le regole del parlare a situazioni culturali precise. Significa dare al linguaggio tutto il suo potere connotativo, fare del linguaggio una operazione artistica, affinché in questo parlare venga alla luce, mai completamente, l'appello dell'essere. La parola non è segno. È l'aprirsi dell'essere stesso. Se c'è una ontologia del linguaggio muore ogni semiotica.2.149
Se l'ontologia del linguaggio esclude l'esistenza di una semiotica, a fortiori, lo farà anche una metafisica del linguaggio. La semiotica generale, filosofia dell'instabilità segnica, deve prevedere anche l'instabilità dei suoi concetti. Infatti, il semiologo deve sempre confrontare le sue categorie con una empiria segnica sempre in movimento. Il semiologo non può porre delle norme interpretative, le scopre (quindi deve porre dei concetti, per trovare delle interpretazioni di altri concetti, quindi delle concezioni):

L'assunzione empirica mi lascia attento e sensibile alle aberrazioni, alle diramazioni dalle norme ipotizzate, onde considerarle prove determinanti per una revisione totale delle ipotesi. Mi porta insomma a rovesciare il pari pascaliano in una forma che sarebbe piaciuta al Cavalcanti di Boccaccio: nell'incertezza sull'esistenza di uno Spirito definito in tutta la sua combinatoria possibile, appare molto più produttivo, nel corso della ricerca semiologica, ``cercare se trovar si potesse Iddio non fosse''.2.150
Diventa chiaro che la semiotica ha ancora poco a che vedere con l'idealismo di cui l'accusano i realisti soprattutto d'ispirazione marxista. Come si sa, l'idealismo parte dalla situazione del soggetto. Come elemento importante nei processi comunicativi, il ruolo del soggetto non va trascurato in una teoria semiotica. Abbiamo già parlato dell'importanza del soggetto nella semiotica kristeviana. Secondo Eco, la semiotica (in casu semanalisi) che è soggiacente a una concezione del soggetto in quanto soggetto diviso, esibisce certe proprietà del materialismo (in quanto opposto all'idealismo):

noi non possiamo che ribadire quanto detto in questo libro: che il soggetto diviso o è un contenuto della comunicazione o si manifesta nelle modalità stesse della comunicazione. Altre forme di 'presa' (beninteso all'interno di una teoria semiotica) non vi sono. Non a caso, pensando a una teoria capace di cogliere anche questi aspetti, Julia Kristeva ha trovato più utile usare un termine diverso da semiotica e cioè ``semanalisi''. Ma c'è da chiedersi se questa non costituisce una forma più sviluppata (e tecnicamente controllata) di ermeneutica fondata su basi non spiritualistische bensì materialistiche.2.151
Come Eco potrebbe tradurre in termini semiotici il concetto kristeviano di ``soggetto diviso''? Anzitutto, il soggetto si presenta in una Weltanschauung, attraverso la sua pratica segnica. Così la semiotica può (e deve) definire il soggetto soltanto attraverso categorie semiotiche. Il soggetto è (sub specie semioticae) una strutturizzazione particolare dei codici che si ristrutturano a vicenda. Viva l'idealismo? Nossignore:

Qui si sta solo assumendo che la semiotica non può che definire questi soggetti all'interno del proprio quadro categoriale, nello stesso modo in cui, parlando dei referenti come contenuti, non nega l'esistenza delle cose individuali e degli stati reali del mondo, ma assegna la loro verifica [...] ad altri tipi di indagine.2.152
Il soggetto ed il referente costituiscono quindi i limiti empirici dei processi semiotici. Il soggetto si manifesta soltanto attraverso codici e produzioni segniche, in una parola, la semiosi. Metodologicamente parlando, il termine-chiave, il modello operativo non è più esclusivamente la struttura, ma soprattutto la semiosi, circolarità che garantisce la comunicazione. Certo, il soggetto (definito semiosicamente) può a sua volta definire una parte dei processi semiotici. Ma questa funzione metalinguistica (nel senso jakobsoniano), è una possibilità d'uso offerta non da certi meccanismi linguistici (o altri), ma dalla struttura stessa dei sistemi segnici:

Quando si asserisce che non esiste un metalinguaggio, si equivoca sulla teoria dei codici e della produzione segnica: i soggetti empirici possono usare metalinguisticamente i codici perché non vi è metalinguaggio: perché tutto, in un sistema autocontraddittorio, è metalinguaggio. Se il formato dello Spazio Semantico Globale è quello delineato dal modello Q, allora il soggetto profondo di ogni concreta pratica semiosica è il suo stesso formato contraddittorio.2.153
Se la funzione metalinguistica costituisce una delle pratiche sociali, quale sarebbe l'importanza sociale della semiotica appunto in quanto metalinguaggio?

Si conosce la definizione della semiotica in quanto disseminazione interdisciplinare. Ma di quali discipline si tratta? Anzitutto, bisogna stabilire una distinzione (che sarà di natura semiotica) tra discipline o scienze umane e naturali, tra scienze della cultura e scienze della natura (cfr. il paragrafo 2.2.2. per l'opposizione natura-cultura). La distinzione si fonda su quella proposta da Jurgen Habermas nella Logica delle scienze sociali tra scienze nomologiche e scienze della cultura:

Le scienze nomologiche, all'interno di sistemi di segni stabiliti in maniera formale, producono enunciazioni sulla realtà. In tal modo esse si propongono sullo stesso piano del mito, dell'arte e della religione che ugualmente, all'interno del loro campo specifico, rappresentano una realtà compresa per selezione. Invece le scienze della cultura si rifanno alle relazioni formali tra le forme simboliche. Esse non danno nessuna informazione sulla realtà, ma fanno asserzioni sulle informazioni che si trovano già date. Il loro compito non è l'analisi empirica dei settori rappresentabili della realtà, ma l'analisi logica delle forme della rappresentazione.2.154
Risulta chiaro che la distinzione si basa sugli oggetti da interpretare. Le scienze della cultura interpretano dei dati, mentre le scienze della cultura interpretano delle interpretazioni. Il problema che occorre risolvere adesso è quello che riguarda la scientificità delle interpretazioni (e questo vale chiaramente soprattutto per le scienze della natura). Una pratica sarà scientifica (e tali saranno le sue interpretazioni) se soddisfa a sei esigenze minime:

a) tende a produrre ``simboli'' di validità generale, che spieghino molti casi, una classe di casi; b) pretende di rendere ragione nel modo migliore di un certo campo di dati. Le teorie scientifiche sono conflittuali tra loro, mentre le pratiche non scientifiche possono coesistere senza negarsi l'una con l'altra; c) rappresenta attraverso i propri procedimenti oggetti che debbono essere pubblicamente osservati [...]; d) deve consentire delle predizioni, sia pure a diversi gradi di esattezza [...]; e) dovrebbe poter essere sottoposta a prove di falsificazione; f) può permettere, una volta conosciuto il proprio oggetto, programmi di modificazione di questo oggetto stesso.2.155
Una volta stabilito l'elenco delle proprietà necessarie ad ottenere il predicato ``scientifico'', va studiata una delle differenze fondamentali che sorreggono la distinzione tra scienze della natura e scienze della cultura: la natura stessa dell'interpretazione. Le scienze naturali interpretano dei dati che sono (in principio) accessibili a ognuno. Le scienze umane, invece, interpretano sistemi di interpretazione. Questo doppio grado interpretativo è una delle caratteristiche che rendono più ``deboli'' le scienze umane nei confronti delle scienze naturali:

lo studioso di scienze umane lavora sui risultati di interpretazioni precedenti e non è mai sicuro che le altre interpretazioni che sceglie come interpretanti delle interpretazioni che studia siano quelle giuste e gli pervengano senza falsificazioni.2.156
Inoltre, una volta che si interpreta al secondo grado, ci si può accorgere del fatto che l'interpretazione interpretata esce per sua natura (per la sua appartenenza ad un sistema ben specifico) fuori dal campo d'indagine da cui si era partiti. Poi, le scienze umane in quanto sistemi interpretativi di altri sistemi di interpretazioni non possono controllare le loro inferenze, poiché la verifica sarebbe una nuova interpretazione, e così via.

Ora, tutto ciò che è stato detto a proposito delle scienze umane vale anche per le semiotiche specifiche, perché:

Esse descrivono quei sistemi di interpretazione che sono i vari sistemi di segni.2.157
Come sappiamo, le semiotiche specifiche si oppongono a una semiotica generale. La semiotica generale pone i concetti che (ripetiamolo) servono ad interpretare sistemi diversi. Essa offre (ed ecco che il cerchio si chiude) le ipotesi operative, gli strumenti metalinguistici per interpretare sistemi interpretativi (per esempio le semiotiche specifiche) che non sono altro che interpretazioni di sistemi di interpretazioni. Il compito della semiotica generale sarà quello di elaborare delle categorie che consentano di paragonare (e di integrare) le categorie delle semiotiche specifiche. La categoria ``espressione'' sarà definita dal punto di vista materiale in termini fonetici e fonologici dalla semiotica dei linguaggi naturali. Ma una volta riconosciuta la segnicità della pittura, il semiologo ``generale'', dovrà allargare la sua categoria di ``espressione'' e persino quella di ``funzione segnica''. La semiotica generale deve quindi unificare le diverse semiotiche specifiche, costruendo un metalinguaggio unico. Questa costruzione costituisce infatti uno dei progetti più ambiziosi della disciplina semiotica, visto che a questo livello (del terzo grado interpretativo) le divergenze tra le diverse teorie sono numeroso e soprattutto fondamentali.

Nel maggior numero dei casi, il metalinguaggio è modellato sul linguaggio naturale. Le premesse di una tale concezione si riassumono nel concetto di ``glottocentrismo'' (o ``logocentrismo''). La modellazione del metalinguaggio passa per la semiotica specifica che descrive il linguaggio naturale in termini di codici segnici. Il ruolo di primo piano del metalinguaggio di questa semiotica specifica viene appoggiato da una concezione che sostiene l'effabilità totale del linguaggio naturale, come avviene in Kristeva:

Pour Saussure qui a introduit le terme, la sémiologie devrait désigner une vaste science de signes dont la linguistique ne serait qu'une partie. Or, on s'est aperçu dans un second temps que, quel que soit l'objet-signe de la sémiologie (geste, son, image, etc.), il n'est accessible à la connaissance qu'à travers la langue. Il s'ensuit que la linguistique n'est pas une partie, même privilégiée, de la science générale des signes, c'est la sémiologie qui est une partie de la linguistique.2.158
Una volta definita la semiotica come disciplina linguistica, si può affermare che ogni descrizione di qualsiasi semiotica specifica sarà di natura linguistica. Siamo quindi al livello dell'interpretazione al secondo grado. La linguistica (LA semiotica specifica quindi) assumerà il ruolo di metalinguaggio (interpretazione al terzo grado) una volta che si individuano analogie (di cui la semiotica - generale - teorizza le modalità) tra diverse semiotiche specifiche:

lorsque nous disons sémiologie [nous penserons] à l'élaboration (qui d'ailleurs reste à faire) de modèles: c'est-à-dire de systèmes formels dont la structure est isomorphe ou analogue à la structure d'un autre système (du système étudié).2.159
Questa concezione è una delle caratteristiche più tipiche della cosiddetta scuola francese (Barthes, Greimas, Kristeva, Meschonnic, Thom, ecc.). La costruzione del metalinguaggio generale è opera di DEDUZIONE (e questo non soltanto nella semiotica greimasiana). Infatti, si parte dalla legge generale: il linguaggio naturale, ed esso solo, offre la completa effabilità. Dunque ogni altro sistema segnico può essere tradotto nel linguaggio naturale. Siccome tutte le proprietà del linguaggio naturale sono state messe in luce dalla linguistica strutturale, il nostro metalinguaggio sarà modellato sulla linguistica strutturale.

Per Eco, l'elaborazione (non la costruzione) di una semiotica generale (in quanto metalinguaggio) è opera di ABDUZIONE. Si parte da un caso specifico, ma inspiegabile: Ho davanti a me un sistema segnico, di cui non riesco a spiegare la segnicità. Si va verso una legge: Devo inventare una legge che spiega la segnicità del mio sistema. Io devo porre delle nuove categorie o comunque allargare le categorie a disposizione per spiegare con una certa sistematicità la segnicità del mio sistema insieme con quella di altri sistemi. Adesso posso affermare che il mio caso è un'occorrenza della mia legge generale (ma valida). L'abduzione offre così la possibilità di una dialettica tra la realtà semiotica e la costituzione di una semiotica generale. Inoltre, una simile semiotica generale non deve preoccuparsi della nozione di ``analogia'', il concetto problematico di ogni teoria che traspone un modello da un campo ad un altro.

La costituzione della semiotica generale echiana non esclude il valore dell'analogia, s'intende, ma quest'ultima non deve essere definita, visto che essa non funziona come MODELLO operativo, bensì, (come ci insegna il famoso conio echiano) come metafora epistemologica (come IPOTESI operativa).


next up previous contents
Next: Modello e metalinguaggio in Up: Lo statuto epistemologico delle Previous: Eco e la critica   Indice
henk 2001-08-18