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Modello e metalinguaggio in Petitot-Cocorda

Abbiamo visto che Eco concepisce la struttura come un modello operativo, vale a dire uno strumento metodologico, e quindi non una realtà ontologica. Questa concezione metodologica (aggiungiamo nominalista) dei quadri conoscitivi di una teoria descrittiva (quali sono apparentemente le diverse discipline uscite dallo strutturalismo linguistico) implica una riformulazione del progetto di una semiotica generale nei termini di una costituzione (e non di una deduzione) del metalinguaggio. Anche la costituzione (non pronunciamoci ancora sul suo corollario logico) del metalinguaggio ``catastrofista'' passa per una definizione del modello. Analizzeremo quindi in particolare le relazioni tra i due concetti di ``modello'' e ``metalinguaggio'' quali vengono circoscritti da Jean Petitot-Cocorda.

Cominciamo immediatamente con la definizione di ``modello'' proposta da Petitot-Cocorda:

un modèle est une analogie entre un phénomène \( X \) et un objet construit \( M \) (le modèle) permettant, parce qu'il simule \( X \), de répondre à une question \( Q' \) posée à propos de \( X \). Pour que le modèle \( M \) soit légitime, il faut:
i) que ce soit la question \( Q' \) qui détermine la construction de \( M \);
ii) que l'on puisse traduire la question \( Q' \) en une question \( Q \) concernant \( M \); cela exige que l'on puisse contrôler l'analogie \( X \)-\( M \) entre un phénomène et un objet (théorico-formel) construit dans un certain langage (justification a priori);
iii) que la réponse \( R \) fournie par le modèle à la question \( Q \) puisse, une fois traduite en une réponse \( R' \) à la question initiale \( Q' \), être soumise à une vérification expérimentale (justification a posteriori par confirmation/réfutation);
iv) que, dans la mesure où le modèle, pour être explicatif, fait intervenir des processus entre entités ``invisibles'' [...], il permette de reconstruire les morphologies visibles.2.160
Questa definizione presenta già all'inizio un errore fondamentale: il definiendum ritorna nel definiens, cioè il modello è una analogia tra se stesso ed un fenomeno. In realtà, il problema della definizione sta nell'uso di concetti che denotano una certa somiglianza: ``analogia'' e ``simulare''. La prima esigenza per la legittimità del modello (e dunque per un'analogia legittima) risiede nella sua determinazione da parte delle domande poste sul fenomeno in questione. Ma come si può sapere se una domanda sul fenomeno \( X \) sia pertinente per la costituzione di \( M \)? Il problema che ricorre sempre è quello del valore del concetto (e dei suoi derivati) di ``somiglianza''. Che cosa significa ``una domanda a proposito di un fenomeno''? Per la seconda condizione di legittimità, Petitot-Cocorda sottolinea che l'analogia, la somiglianza tra una domanda \( Q' \) ed una domanda \( Q \) (somiglianza, analogia perché traduzione) presuppone la ``controllabilità'' dell'analogia \( X \)-\( M \). È chiaro che questa condizione costituisce (nuovamente) una petitio principii, perché l'antecedente del principio (la costituzione del modello presuppone la possibilità di formulare delle domande ecc.) diventa conseguente (cfr. seconda esigenza). Le ultime due esigenze presuppongono i) e ii), e vanno quindi rifiutate a fortiori.

Ecco la definizione di ``modello'' (ci ritorneremo) proposta da Petitot-Cocorda. Ma egli invoca anche sei criteri che permettono di giustificare la scelta dei modelli:

cohérence rationnelle, ajustement aux données expérimentales, unicité, minimalité, falsifiabilité, pouvoir de prévision.2.161
I cinque ultimi criteri rientrano nel principio di possibilità di controllo sperimentale. Abbiamo visto che la TC cerca di eliminare se non la verifica sperimentale tout court, almeno la sua pertinenza teoria (e metodologica). Petitot-Cocorda dovrà quindi, per superare il pericolo dell'ingerenza della empiria, eseguire un gesto retorico con effetto retroattivo per quanto riguarda la definizione iniziale:

Si au niveau des techniques d'élaboration des modèles ce sont les cinq derniers qui sont les plus exigeants, le premier étant en général satisfait au préalable, au niveau de la légitimation rationnelle, c'est en revanche le premier qui est le plus décisif et le plus difficile à penser.2.162
La forzatura retorica (che implicherebbe l'esclusione dell'empiria in quanto criterio di giustificazione) risiede nel prescindere la legittimazione razionale dei modelli dalla loro elaborazione (o costituzione). La definizione iniziale presenta la giustificazione dei modelli come una compresenza delle giustificazione a priori (non controllabile, e quindi soltanto razionalmente legittimabile) e a posteriori (il controllo sperimentale). Petitot-Cocorda liquida quindi l'empiria non soltanto nel campo della giustificazione dei modelli ma anche in quello della COSTITUZIONE dei modelli. La causa fondamentale di questo rifiuto (sistematico) del controllo sperimentale come criterio giustificatorio va cercata, secondo noi, al livello dello statuto del metalinguaggio, quale viene accennato nella seconda esigenza. Infatti, a prima vista, il metalinguaggio di Petitot-Cocorda risente della teoria semiotica greimasiana per quanto riguarda la sua struttura logica. In ogni caso, il metalinguaggio deve collocarsi al livello della descrizione, del modello, e non al livello del descritto o del modellizzato, visto che esso costituisce uno dei due lati della cosiddetta analogia (cfr. p. [*]). Nello stesso modo, esso si situa soltanto al livello della giustificazione a priori. Mentre il suo ruolo era abbastanza subordinato a quello del modello, esso diventa più che mai importante, non appena viene riformulata la sua definizione. Infatti, il metalinguaggio non occuperà più soltanto il lato ``teorico'' della coppia analogica, adesso ne assume i due lati, proprio com'era stato annunciato nel principio della definizione per quanto riguarda il modello:

La question du choix du langage (mathématisé) permettant de formuler l'analogie phénomène-modèle est la pierre angulaire de toute justification (a priori).2.163
Si vede che il metalinguaggio deve esplicitare l'analogia tra fenomeno e modello, proponendo i mezzi per controllare la costruzione progressiva dell'analogia.

Il metalinguaggio ha quindi uno stato molto ambiguo, proprio come il modello. Più sorprendente è la costatazione che Petitot-Cocorda sarà l'ultimo a preoccuparsene. Infatti, secondo lui, bisogna sapere (o accettare) a proposito della scelta del metalinguaggio:

i) qu'un tel choix ne peut être simplement dérivé, par induction et abstraction, du donné empirique: il ne dépend pas de la manifestation des phénomènes pour le complexe subjectif perception-langage mais du mode d'aperception transformant les phénomènes considérés en objets d'expérience. ii) que, constituant la part a priori des modèles (leur contenu catégorial), il ne peut pas être réfuté [...]. Par exemple, une fois admis que le ``bon'' langage canonique pour l'explication des phénomènes de perception catégorielle est celui de la TC, on pourra confirmer-réfuter telle ou telle conséquence de telle ou telle hypothèse. Mais le choix de ce langage théorique de base (et de n'importe quel autre [...]) n'est pas réfutable. Sa légitimation rationnelle équivaut à l'évidence intuitive du mode d'aperception qu'il rend possible.2.164
E di nuovo troviamo dei concetti simili a quello di ``somiglianza'' (``équivaut'') che servono soltanto a sottolineare il malessere di un realista davanti alla diversità empirica (o fenomenica), o di un nominalista suo malgrado.

Abbiamo seguito il viaggio del metalinguaggio catastrofista da una posizione di linguaggio del modello a quella della relazione tra modello e fenomeno. Inoltre, la sua giustificazione esclude (paradossalmente) ogni tentativo di conferma e di confutazione. Ciò che manca ancora nel progetto dogmatizzante di Petitot-Cocorda, è il fatto che il metalinguaggio determina quello che dovrebbe imprigionare: il fenomenico. Ed ecco che Petitot-Cocorda afferma:

On ne saurait confondre la donnée du phénomène (relevant de la perception) et la réalité de l'objet (relevant de l'aperception) comme si les phénomènes étaient toujours-déjà préconstitués dans leur sens d'objet, comme si le choix du langage canonique de base était empiriquement décidable. Affirmer cela, comme tente dogmatiquement de l'imposer ce mixte d'empirisme, de positivisme étroit, de conventionalisme et d'opérationalisme auquel se réduit l'épistémologie contemporaine, c'est s'interdire toute compréhension de l'histoire des idées en science et toute évaluation des transformations épistémologiques. En fait, le langage théorique choisi détermine le sens d'objet du phénomène et donc, par là-même, le contenu possible de sa réalité objective. Il ne les ``simule'' pas, il ne les ``traduit'' pas, mais bien plutôt les constitue.2.165
Il metalinguaggio non rende conto dell'analogia fenomeno-modello, né si modellizza sul fenomeno (ed ecco che svaniscono ``simulare'' e ``tradurre''), lo determina, lo costituisce. La confusione tra fenomeno e realtà dell'oggetto che egli stesso invita ad evitare, è presente in una riformulazione del metalinguaggio in quanto modellizzazione:

Nous nous sommes assez vite rendu compte que [...] la modélisation catastrophiste définissait le contenu objectif des phénomènes qu'elle modélisait, qu'elle décidait de leur être, qu'elle exerçait à leur endroit une fonction de détermination objective et qu'à ce titre elle relevait de la constitution d'une nouvelle aperception.2.166
Oltre la confusione menzionata, il passo fa coincidere il metalinguaggio con la modellizzazione, il che rientra in questo viaggio insicuro dello statuto del metalinguaggio.

Abbiamo visto che Petitot-Cocorda non riesce a definire lo statuto del modello né quello del suo metalinguaggio. La contraddittorietà del suo ragionamento lascia in ombra la questione della validità del discorso sulla portata ontologica del modello (strutturale o no). Infatti, una volta ammessa l'ambiguità epistemologica del metalinguaggio catastrofista, non si vede come si potrebbe condurre a buon termine un discorso su una teoria semiotica (in casu quella greimasiana). Vedremo che a questo punto Petitot-Cocorda alza una cortina fumogena piena di rivisitazioni neo-kantiane passate al setaccio fenomenologico-strutturalista. Ma per quanto riguarda la questione del modello, ed in conclusione di questo paragrafo, possiamo citare, condividendola, l'opinione di René Thom a questo proposito:

C'est finalement la satisfaction intellectuelle à la vue du modèle qui est le critère dernier de sa validité.2.167


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henk 2001-08-18