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Il neokantismo di Petitot-Cocorda

Si conosce il progetto iniziato da Kant nella Kritik der reinen Vernunft. Partiva dalla domanda: esistono dei giudizi sintetici a priori? Questa domanda era congiunta ad un'altra: come possiamo distinguere la ragion pura (conoscenza a priori) dalla ragion empirica (conoscenza a posteriori)? Kant cercava anche di spiegare come sono possibili la matematica pura, la fisica pura e la metafisica (scientifica). Nell'ambito di una Estetica trascendentale, egli proponeva di studiare i meccanismi che trasformano le nostre Empfindungen in Anschauungen. Questa ricerca presuppone una divisione tra coscienza empirica e coscienza trascendentale:

Alle Vorstellungen haben eine notwendige Beziehung auf ein mögliches empiriches Bewusstsein: den hätten sie dieses nicht, und wäre es gänzlich unmöglich, sich ihrer bewusst zu werden, so würde das soviel sagen, sie existierten gar nicht. Alles empirische Bewusstsein hat aber eine notwendige Beziehung auf ein transzendentales (vor aller besondern Erfahrung vorhergehendes) Bewusstsein, nämlich das Bewusstsein meiner selbst, als die ursprüngliche Apperzeption.2.168
La coscienza di se stesso è quindi ``l'appercezione fondamentale'', originaria. La ricerca kantiana porterà quindi alle forme aprioristiche della conoscenza. Lo spazio ed il tempo sono due forme aprioristiche della conoscenza, che hanno sia una realtà empirica (cioè hanno una validità oggettiva ed assoluta per ogni fenomeno) che una idealità trascendentale (vale a dire, non appena viene omessa la condizione della possibilità di ogni esperienza, queste due forme non sono proprietà delle cose, sono completamente nulla). Se ammettiamo che lo spazio e il tempo sono presenti in noi in quanto forme aprioristiche, allora non si può più escludere la possibilità di una matematica (pura). Infatti, la geometria rende conto di relazioni spaziali, mentre l'aritmetica si occupa di una successività processuale (l'azione del calcolare presuppone una diacronia).

Ed è qui che interviene il neokantismo di Petitot-Cocorda. Infatti, il suo ``criticismo'' identifica l'oggettività con il movimento d'auto-limitazione della ragione. Questa identificazione presuppone quindi i principi kantiani appena menzionati. Petitot-Cocorda li ha riformulati attraverso una critica epistemologica dello strutturalismo:

a) Séparation du sensible et de l'intelligible, de l'intuition et de l'entendement [...]. b) Détermination de l'espace et du temps comme formes a priori de l'intuition [...]. c) Implication de l'entendement pur (catégories et principes) dans les formes de l'intuition pure (question des jugements synthétiques a priori) et dégagement de la signification de la structure catégoriale de l'entendement pur [...] Seule une telle implication permet de comprendre comment [...] une réalité et une vérité objectives sont possibles [...] d) Articulation par le Schématisme de l'Esthétique transcendantale et de l'Analytique des concepts [...] e) Confirmation de l'auto-limitation de l'entendement conquise grâce au schématisme par la résolution des antinomies dans la Dialectique transcendantale [...] f) Reprise sous forme d'Idées régulatrices de la chose en soi et de ses trois aspects, le Moi, le Monde, Dieu [...] g) Tentative de résoudre la difficulté créée par le défaut, au c\oeur du système, d'un sujet présent à soi par intuition originaire.2.169
Se per Kant, il processo che porta alla conoscenza presupponeva una certa unità delle forme e delle categorie aprioristiche (esse possono essere sí distinte, ma non divise), esso si decentra sia al livello processuale che al livello fenomenico. Ed è a questo punto del ragionamento di Petitot-Cocorda che sorge lo spettro fenomenologico-strutturalista. Infatti, l'unicità kantiana (l'invariante schematico) ha infranto i suoi limiti per straripare verso un progetto fenomenologico della costituzione di ontologie e di (diverse) oggettività. Inoltre,

i) les a priori sont matériels et non formels, historiques et non absolus; ii) les catégories sont régionales.2.170
Se si considerano gli a priori come materiali, allora diventa problematica la nozione kantiana di ``idealità trascendentale'' (cfr. sopra). Si va quindi verso una oggettivazione (in senso NON kantiano) delle strutture della ragione, una specie di radicamento delle strutture nello spirito umano. Gli a priori sono storici, nel senso:

où ils dépendent [...] du développement de la conceptualité mathématique susceptible de leur assigner un contenu.2.171
Quindi il contenuto di questi a priori (siamo sempre al livello delle FORME aprioristiche) va allargandosi (o sofisticandosi) nella misura in cui le matematiche si sviluppano, visto che esse hanno una specie di generatività intrinseca (il campo teorico delle matematiche è illimitato). Quindi diventa problematica la nozione kantiana di ``realtà empirica'', poiché gli a priori DEVONO avere validità oggettiva ed assoluta. Inoltre in questa visione degli a priori mancano i due requisiti fondamentali della ragion pura (con i quali si distingue dalla ragion empirica): la necessità e l'universalità.

Per quanto riguarda l'asserto secondo il quale le categorie sono regionali, Petitot-Cocorda osserva:

cela ne restreint en rien la portée du schématisme. Au contraire. Il s'agit toujours de conditionner des catégories par une intuition et donc de renvoyer un pôle catégorial et un pôle intuitif à une racine commune. [...] Ce que nous appelons alors schématisme généralisé ne concerne pas forcément le temps. C'est une analogie géométrique permettant à une catégorie régionale de s'appliquer à une région phénoménale et d'acquérir, pour cette région, une valeur objective en devenant la règle des objets.2.172
Lo schematismo è la costruzione d'un concetto in una intuizione matematicamente determinata. In questo senso, la schematizzazione delle categorie è la base di ogni costituzione d'oggettività. Sub specie semioticae, si può dire che la matematizzazione della teoria deve seguire la strada di una schematizzazione di quei concetti primitivi, che sono, secondo il nostro catastrofista, degli indefinibili (delle categorie regionali). È chiaro che una tale teoria potrà ritradurre una teoria semiotica come quella di Greimas, poiché postulando l'esistenza (teorica) di universali, di indefinibili, porterà Petitot-Cocorda a dire che questi concetti primitivi sono dei concetti de ``l'entendement pur structural''. Si conoscono le idee di Eco a proposito di questi universali greimasiani. Infatti, dopo aver qualificato le marche semantiche del modello KF (cfr. p. [*]) come delle entità platoniche, Eco analizza il Modello Semantico Riformulato (derivato dalla semiotica greimasiana), e giunge alla costatazione seguente:

Sfortunatamente abbiamo visto che quando si cerca di ridurre questi universali (come nell'analisi semica greimasiana della verticalità) essi risultano insufficienti a spiegare molte differenze di significato. E come si aumenta il numero delle marche ci si trova di fronte a artifici ad hoc; per arrivare infine a quell'eccesso di empirismo che sono i distinguishers del modello KF. Il fatto è che, come si è già detto, fatalmente ogni unità semantica posta per analizzare un semema è a propria volta un semema che deve essere analizzato.2.173
Si obietterà forse che Petitot-Cocorda non si occupa del lato pratico della TC e che la critica di Eco parte da una situazione problematica, quella dell'analisi semantica. Una risposta a tale obiezione può essere data nel contesto della pratica semiotica odierna. Se è vero che la semiotica di Greimas è una costruzione (prima del tutto) teorica, assiomatica, ecc., è altrettanto vero che i suoi seguaci (pratici) si contano a centinaia. Detto in altre parole, in un campo dove il materiale da analizzare è in continuo movimento (e questo non soltanto per la sua segnicità intrinseca, ma anche e soprattutto, per le innovazioni tecnologiche dei canali comunicativi), una qualsiasi teoria che si occupa (anche marginalmente) di problemi semiotici avrà le sue ripercussioni sulla pratica (analisi letteraria, linguistica, analisi delle comunicazioni di massa, ecc.). Infatti, la TC in generale, e la sua riformulazione semiotica in veste neokantiana in particolare, non sono pratiche intellettuali neutre. Nessuna teoria, nessuna pratica sociale è esente di prese di posizioni ideologiche. O come ci riferisce una citazione di Eco:

so che non esiste sistema che non rechi in sé la sua contraddizione e che quindi trovare le contraddizioni nei sistemi non costituisce una sconfitta, ma una vittoria per chi crede nell'attività filosofica come a qualcosa che si rifà continuamente, confrontandosi con qualcosa che non è filosofia che la filosofia non riesce mai ad eliminare compiutamente, per quanta buona volontà dimostri.2.174
In questo passo Eco paragona la scolastica medievale con lo strutturalismo (ontologico). Diventa più che mai evidente che la TC deve subire (almeno) le stesse critiche svolta da Eco nei confronti dello strutturalismo ontologico e realista. E perciò, nel brano che segue, possiamo scambiare agevolmente lo ``strutturalismo contemporaneo'' con ``il neokantismo della TC'':

lo strutturalismo contemporaneo (certo strutturalismo contemporaneo) assomiglia troppo alla scolastica. La quale aveva il compito, il compito ``ideologico'' - dico - di mostrare che la realtà può essere vista come sistema immobile di relazioni, tutta intelligibile, mai più modificabile: sia perché l'epoca non aveva il senso dello sviluppo storico e della contraddizione dialettica, sia perché il ritratto che la filosofia forniva della realtà era omologo alla struttura di una società gerarchizzata e sistematizzata in rapporti immutabili.2.175
Abbiamo visto come Jean Petitot-Cocorda reinterpreta la Critica della ragion pura di Kant, per definire le modalità della costituzione dell'oggettività. Abbiamo ribadito che la portata ontologica degli invarianti catastrofisti è coestensiva allo sviluppo interno del pensiero matematico. La trasposizione di una tale teoria epistemologica al campo della semiotica comporta l'esigenza di una zona in cui fioriscono le pericolose analogie dell'ingerenza ontologica. Infatti, per i catastrofisti, la discussione tra realismo o nominalismo è già chiusa, non appena si entra nel campo semiotico. Per noi, invece, la discussione si apre soltanto quando ci si trova nel campo dei segni. Al di là della semiotica, il dibattito ha tutto sommato poco senso.


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henk 2001-08-18