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Conclusione: la TC, un'epistemologia metaforica

Nel paragrafo 2.3.3., abbiamo criticato lo statuto epistemologico del modello e del metalinguaggio in Petitot-Cocorda. Dalla nostra panoramica dei diversi usi della nozione di ``modello'', emergeva l'instabilità intrinseca di questo concetto, nella misura in cui Petitot-Cocorda non riusciva a definire univocamente le relazioni (e le determinazioni) tra il modello e l'oggetto d'analisi. Conseguenza diretta di questa ambiguità, l'ambivalenza della nozione di ``metalinguaggio'' era un ennesimo sigillo dell'impertinenza teorica della categoria di ``somiglianza'' (cfr. sopra, paragrafo 2.2.1.). Questa categoria si presenta in Petitot-Cocorda attraverso concetti, quali ``simulare'', ``tradurre'' e soprattutto, ``analogia''. Ora sia chiaro che qui non si nega il valore rivelatore di certe analogie, ma il loro uso (quasi sistematico) da parte di una teoria che tenta di varcare (almeno teoricamente) il distacco tra segni e realtà deve necessariamente destare alcuni sospetti a proposito della validità esplicativa e (teoricamente) ``costituzionale'' di tali analogie. Quale atteggiamento si deve adottare nei confronti di una definizione della parola in termini (esplicitamente analogici) chimici (cfr. paragrafo 2.2.3.)? O che cosa pensare di una definizione di un certo tipo di società (umana) in termini di zanzare?:

L'exemple type [de la société fluide] [en] est donné par le nuage de moustiques; chaque individu du groupe se déplace aléatoirement jusqu'à ce qu'il voie tous ses congénères dans un même demi-espace; alors il s'empresse de modifier son mouvement de manière à rentrer dans le groupe.2.176
Questi tipi di analogia si basano spesso su una concezione dell'evoluzione della Terra e dell'Uomo in termini di sviluppo analogo (o isomorfico, ecc.):

les situations dynamiques régissant l'évolution des phénomènes naturels sont fondamentalement les mêmes que celles qui régissent l'évolution de l'homme et des sociétés.2.177
Se tali equazioni sono fondamentali, come ci vorrebbe far credere Thom, bisognerà in ogni caso esplicitare la natura di questo ``luogo fondamentale'' in cui possono incontrarsi le caratteristiche di fenomeni divergenti. La convergenza dovrà definirsi sia come isomorfismo (o isomorfismi), sia come equazione processuale o funzionale. Lo scopo che questa conclusione si propone è quello di decidere sullo statuto del concetto di ``analogia'' nella TC. Ossia, la TC adopera ``metafore epistemologiche'' (ipotesi operative), o è semplicemente una ``epistemologia metaforica''?

La metafora epistemologica è una nozione, come si sa, progettata da Eco, per definire la condizione delle Opere aperte. Infatti, secondo lui, si tratta di:

strutture che appaiono come metafore epistemologiche, risoluzioni strutturali di una diffusa coscienza teoretica (non di una teoria determinata, ma di una persuasione culturale assimilata); rappresentano la ripercussione, nell'attività formativa, di determinate acquisizioni delle metodologie scientifiche contemporanee, la riconferma, nell'arte, di quelle categorie di indeterminazione, di distribuzione statistica, che regolano l'interpretazione dei fatti naturali.2.178
Se capovolgiamo questa definizione, possiamo affermare che una epistemologia metaforica è una diffusa coscienza teoretica (o una persuasione culturale assimilata) che risolve strutturalmente le ripercussioni di determinate acquisizioni delle metodologie scientifiche nella misura in cui regola l'interpretazione (nel secondo grado) dei fatti. Abbiamo specificato la natura dell'interpretazione, perché una teoria che procede per analogia deve necessariamente riunire in una interpretazione (costituita grazie all'isomorfismo) due insiemi di dati interpretati (due codici, due sistemi di segni, cfr. paragrafo 2.3.2.).

Non si debbono aver dubbi sul carattere metaforico delle operazioni teoriche della TC! Infatti, è lo stesso Thom che ha ammesso la dubbiosità di queste analogie, e che ha accostato le sue analogie (cioè quelle riuscite) e le analogie poetiche (cioè le metafore):

l'usage purement analogique de la TC soulève une évidente objection: si, par ces modèles ``catastrophiques'', on peut géométriser l'analogie, que gagne-t-on à faire cette modélisation par rapport à l'intuition immédiate liée au langage naturel, à la parole signifiante? Ne risque-t-on pas de faire l'art pour l'art, une mathématisation gratuite, et finalement oiseuse? Le danger, certes, est réel, et la lecture de certaines ``applications'' de la théorie des catastrophes en confirme l'imminence.2.179

les analogies peuvent être plus ou moins banales, plus ou moins surprenantes; l'effet proprement foudroyant qui s'observe dans certaines métaphores poétiques se justifierait-il si toutes les analogies étaient évidentes?2.180
Inoltre, Thom ha esplicitamente staccato il concetto di ``verità'' dal concetto di ``funzionalità'' per quanto riguarda la validità dell'analogia. Infatti, ci si avvede ben presto del fatto che per Thom l'analogia ``scientifica'' vale ben poco, rispetto all'analogia ``meno banale'':

A mio avviso un'analogia, una volta formalizzata, rapportata, cioè, a un logos archetipo ben definito, è necessariamente vera. Ma allora se ne trae ben poco, a parte la possibilità di metafore più o meno poetiche. Se, al contrario, l'analogia non può essere formalizzata, allora è necessariamente congetturale e audace. Proprio per questo può condurre a conseguenze nuove e impreviste. Non si ha però alcuna certezza che l'analogia funzioni: o l'analogia è vera e allora è sterile; o è audace e allora può essere feconda. È solo correndo il rischio dell'errore che si può trovare il nuovo.2.181
Si noti la differenza della condizione della metafora poetica in questo passo con quella nella citazione precedente. Prima, la metafora poetica sembra poter sorprendre, ma dopo viene qualificata (implicitamente) sterile. Prima, la matematizzazione gratuita equivale a l'art pour l'art, ma dopo la formalizzazione sembra escludere la metafora feconda. Ma questa analogia tra modello (ipotetico) e metafora poetica nasconde un problema più profondo.

Se si considerano come riuscite soltanto le metafore non banali, vale a dire quelle per cui non si può discutere la questione della verità, quale sarà lo statuto delle conseguenze teoriche (o pratiche) delle loro applicazioni? Prima o poi, il teorico deve porsi la domanda concernente la verità, se non concernente la validità (nel senso del Barthes di Critique et vérité, cioè dipendente dalla coerenza interna), del modello ``inventato'' (e poi applicato) sulla base di questo tipo di analogia.

Come si sa, e ciò riguarda quest'ultima osservazione, la TC esibisce una paura congenita nei confronti del controllo sperimentale. Abbiamo già visto (e lo ribadiremo più tardi) che il metalinguaggio della TC non può essere sottoposto a verifica. Si tratta adesso di vedere se questa esenzione si applica anche al livello del modello. Questa costatazione si opporrebbe alla definizione del modello quale è stata proposta da Petitot-Cocorda (cfr. paragrafo 2.3.4.). Il sospetto che sia proprio così nasce ovviamente dalla differenza tra lo statuto del metalinguaggio di Petitot-Cocorda rispetto al SUO concetto di ``analogia'', da un lato, e lo statuto (instabile, perché neanche matematizzabile) dell'analogia che presiede alla costituzione del modello in Thom, dall'altro. Questo sospetto risulta (come era prevedibile) fondato, se si prende in considerazione questo asserto:

Nos modèles sont-ils susceptibles de contrôle expérimental? Peut-on grâce à eux, faire des prévisions expérimentalement contrôlables? Au risque de décevoir le lecteur, il me faut répondre à cette question par la négative. [...] Devant ce constat d'impuissance, les esprits strictement empiristes seront tentés de rejeter nos modèles comme une construction spéculative sans intérêt. Sur le plan de l'édification de la science actuelle, ils ont probablement raison.2.182
Combinando il metalinguaggio di Petitot-Cocorda con il modello di Thom, si giunge necessariamente alla conclusione che niente è sicuro (affermazione che siamo pronti ad accettare) perché niente è verificabile. È chiaro che i nostri due catastrofisti non possono accettare questa implicazione, visto che continuano a teorizzare sulla costituzione dell'oggettività ecc. (cfr. infra).

Ma l'inverificabilità dei modelli della TC (causata dall'apparente miracolosità delle sue analogie) non costituisce l'unica caratteristica problematica di una teoria che per il momento sta rivestendo tutte le proprietà di un nominalismo metodologico. Infatti, se il modello di partenza risulta ambiguo per il suo carattere meramente analogico, come si comporterebbe quando viene trasposto dal suo campo d'origine ad un altro campo fenomenico?

È stato soprattutto su questo punto che la TC ha subito le prime critiche, anche all'interno della scienza matematica2.183. Partiamo da un esempio concreto. Nell'introduzione a Les catastrophes de la parole, Jean Petitot-Cocorda assimila la TC ad una nuova filosofia naturale (costituendo in questo senso, secondo lui, uno dei caratteri dominanti della situazione epistemologica contemporanea) perché essa si basa:

i) sur les profonds progrès mathématiques, tant conceptuels que techniques, ayant (enfin) rendu possible une approche théorique des phénomènes d'(auto)organisation, de morphogénèse, de stabilité et de régulation; ii) sur la possibilité de transférer (plus ou moins analogiquement) cette approche aux phénomènes non strictement physiques et, en particulier, aux phénomènes morphologiques et structuraux en général.2.184
L'autorganizzazione, la morfogenesi, la stabilità e la regolazione (e ancora l'omeostasi), sono i nomi di altrettanti modelli analogici (trasposti dalla biologia alle matematiche attraverso la loro geometrizzazione). Ora, la trasposizione di questi modelli si giustifica mediante una (nuova) analogia approssimativa (``plus ou moins analogiquement''). Vale a dire che si rimanda nuovamente a più tardi la verifica della validità del modello e quindi dell'analogia, della metafora iniziale. Questa susseguenza di analogie (modellizzazione, generalizzazione, trasposizione, applicazione, ecc.) fa sí che si instauri una cascata incontrollabile di metafore dove il tertium comparationis (IL TC) si definisce soltanto negativamente, cioè, attraverso quella béance, che abbiamo chiamato ``salto metalinguistico'' (cfr. paragrafo 2.2.4.). Questa situazione si ripercuote (come abbiamo accennato nel paragrafo 2.3.3.) sulla costituzione del metalinguaggio. Infatti, abbiamo visto che lo statuto del metalinguaggio in Petitot-Cocorda partecipa della natura ambigua del modello quale era definito preliminarmente. Oltre a questa caratteristica e al potere costituente di oggettività (anziché descrittivo) nei confronti dei fenomeni, la sostenuta esclusione della verifica durante il susseguirsi delle analogie indebolisce ulteriormente le condizioni per la costituzione di un metalinguaggio valido.

È nota l'avversione di Thom per l'idea della semiosi illimitata (cfr. paragrafo 2.2.4.). La TC, in quanto metalinguaggio, sarebbe in grado di infrangere questa circolarità. Però deve ammettere che essa è una particolarità costitutiva (anche se fastidiosa) del linguaggio naturale:

la langue usuelle pratique avec une aisance tout inconsciente la confusion des plans entre langue et métalangue, en sorte que les dangers de circularité, de tautologie, voire de paradoxes sont dans cette approche pratiquement inévitables.2.185
Quindi, anche sa la TC esibisce una concezione glottocentrica (cfr. paragrafo 2.2.3.) nei confronti degli altri sistemi segnici, essa non accetta il linguaggio naturale come ``fenomeno'' su cui si può operare una modellizzazione (per analogia) per arrivare alla costituzione di un metalinguaggio (cioè il linguaggio della modellizzazione, la linguistica strutturale in questo caso). Comunque, in una certa misura si dovranno fare i conti con le capacità descrittive palesi del linguaggio naturale:

toute tentative de créer un tel langage commun d'interdisciplinarité passe par une analyse aussi poussée que possible des mécanismes de description - de découpage du réel - déjà à l'\oeuvre dans le langage ordinaire.2.186
Ma quale strada dovrebbe seguire questa analisi? Come si definiscono questi meccanismi di descrizione? Spontaneamente si risponderebbe che l'analisi dovrebbe studiare le corrispondenze tra la struttura del reale e la sua strutturazione operata dal linguaggio naturale. E si potrebbe attaccare questa analisi dai due lati, cioè dal reale o dal linguaggio naturale. Ma una tale risposta (e in realtà, anche il solo porre del problema) presuppone l'esistenza di un certo isomorfismo tra linguaggio e realtà. In questo matrimonio, sarebbe il linguaggio ad essere analogico, ad essere metafora della realtà.

L'ultima citazione ci insegna anche sul ruolo del metalinguaggio, in quanto linguaggio comune d'interdisciplinarità. Ha certo ragione Thom, quando afferma che:

toute interdisciplinarité réelle passe par l'édification d'un langage commun qui puisse exprimer les divers moyens théoriques en usage dans les disciplines les plus variées.2.187
Ma, se si conoscono le implicazioni (e le presupposizioni) del metalinguaggio catastrofista, sorge inevitabilmente la domanda circa i legami tra le diverse discipline correlate tra loro da questo unico metalinguaggio. Ossia, la costituzione del metalinguaggio tiene conto della struttura specifica di ogni singola disciplina? Se la risposta è affermativa, allora l'edificazione del metalinguaggio procederà necessariamente per una dialettica (proprio come avviene nella semiotica echiana generale, cfr. paragrafo 2.3.2.). Se la risposta è negativa (e non c'è ormai dubbio che tale sarà), allora la costituzione di quel metalinguaggio proseguirà tranquillamente il suo viaggio metaforico, senza arricchirsi con la convinzione che questo suo viaggio è organizzato da quel personaggio oscuro (e ci sia permessa la metafora) che essa si ostina a non voler conoscere: la semiosi illimitata...


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henk 2001-08-18