VACCINAZIONE ANTIEPATITE B IN UN NEONATO CONTRO LA VOLONTA’ DEI GENITORI

La lettera terribilmente intimidatoria del dott. X del "Western Health and Social Services Board" (WHSSB) (il Ministero della Sanità e dei Servizi Sociali Occidentali) datata 13 marzo 1995 provocò a mia moglie in dolce attesa un profondo stato di angoscia. Esiste un codice per la salvaguardia degli animali domestici che impone di non farli soffrire e vorrei che avessimo per lo meno una forma di protezione per le donne in gravidanza. A causa della minaccia del WHSSB di imporre la vaccinazione al neonato dopo il parto predisponemmo che mia moglie andasse a partorire al di là del confine, nella Repubblica d’Irlanda, per il benessere di mia moglie e la salvaguardia del neonato. Tuttavia, decidemmo in senso contrario in quanto avremmo dovuto affrontare ancor più difficoltà che al di qua del confine. Temevamo anche che, una volta tornati a casa, avremmo dovuto affrontare una denuncia legale. Nel frattempo non accettammo né leggemmo alcuna posta proveniente dal WHSSB al fine di risparmiare a mia moglie qualsiasi ulteriore angoscia. Quando con il nostro primogenito, nato circa 19 mesi prima, era sorta inevitabile la domanda "vaccinare o non vaccinare" secondo l’intero programma di vaccinazioni, fui insospettito dall’atteggiamento forzoso del nostro medico di famiglia del tempo. Cominciai a raccogliere informazioni e studiai in dettaglio gli aspetti della vaccinazione. Mi capitò inoltre di leggere svariati articoli sulla vaccinazione antiepatite B e scoprii che vi sono diverse serie reazioni a questo particolare vaccino, e, tra gli altri, l’effetto collaterale meno nocivo rappresentato da problemi cutanei. Visto che il nostro primo bambino aveva avuto seri problemi cutanei dopo la prima vaccinazione antiepatite B iniziai a sospettare che ci fosse una certa relazione.

Tuttavia, se decidere a favore o contro la vaccinazione non fu cosa facile e mi costò molte notti insonni. Con riferimento a questo devo sottolineare che all’epoca della nostra visita al reparto maternità dell’Enniskillen Hospital il 16 dicembre 1994, noi non avevamo ancora preso una decisione. Quando il dott. Y, medico ostetrico, ci disse che il bambino avrebbe avuto bisogno della vaccinazione io espressi semplicemente una certa preoccupazione. Non ci fu alcuna discussione tra noi e il dott. Y, come viene indicato nella lettera del dott. X in quanto il dott. Y non mi lasciò finir di parlare. Inoltre noi non eravamo mai stati informati né dal dott. Y né dal dott. X o da chiunque altro al WHSSB circa i possibili effetti collaterali del vaccino.

Ora mi sembra cosa pericolosa semplicemente esprimere preoccupazione a proposito di una particolare cura medica in quanto la reazione alla nostra preoccupazione fu la lettera intimidatoria da parte del dott. X, una reazione davvero dura e brutale.

Un po’ di tempo dopo parlai al telefono con il dott. Y esprimendo fermamente la mia obiezione alle minacce della lettera e alla brutale interferenza nel nostro diritto e dovere di genitori di prendere una decisione importante riguardo la salute del nostro bambino. Il dottor Y pretese da noi una decisione entro 4 settimane.

Poi la situazione rimase tranquilla per un po’ ma l’ansia rimase: fu mia moglie a soffrire soprattutto. Durante questo periodo cercammo di evadere la situazione ma non riuscimmo a trovare una soluzione che permettesse un parto sicuro del bambino.

Giunti a questo punto mia moglie era terrorizzata all’idea di dover andar in qualsiasi ospedale a partorire e così decise di partorire in casa.

Venerdì 5 maggio il nostro medico di famiglia mi chiese di incontrarlo e mi disse che il WHSSB aveva fissato un incontro con lui per il martedì successivo e che essi richiedevano il consenso per la vaccinazione entro le ore 12.00 di quel giorno. Mi informò che il WHSSB aveva previsto un mandato di tutela da parte del tribunale e che la polizia ne era stata informata. Egli mi portò inoltre un consenso scritto che mi chiedeva di sottoscrivere. Mi rifiutai di firmare sotto minaccia. Ad ogni modo a causa dello stress del momento e con l’impressione che avrei potuto evitare la minaccia di azione violenta da parte del WHSSB dissi al mio medico che avrei ceduto e gli avrei permesso di effettuare la vaccinazione. Protestai che questo comunque era contro il nostro desiderio e che si trattava soltanto di un consenso obbligato. La situazione era simile a quella di avere qualcuno con la pistola carica puntata contro la mia testa dicendo: "Firma oppure..."

Il nostro medico si dimostrò comprensivo e preoccupato; capiamo che egli funse semplicemente da intermediario tra noi ed il WHSSB. Egli trasmise il nostro consenso obbligato il martedì successivo alla riunione con il rappresentanti del WHSSB.

Quando credevo che l’aver ceduto ci avrebbe risparmiato la minaccia di azione violenta programmata dal WHSSB mi sbagliavo proprio. Con o senza il nostro consenso procedettero nell’ottenere un mandato del tribunale e nel portare avanti quell’operazione violenta che doveva seguire. Cercai di tenere nascoste a mia moglie queste minacce incombenti nonché la mia ansia ma non riuscii a tenerle tutto segreto. Il nostro avvocato ci diede il suo parere legale ma non mi spetta sostegno legale né dispongo dei mezzi finanziari per pagare una battaglia legale di tasca mia.

Giunse il giorno in cui doveva nascere il bambino, domenica 14 maggio. Il parto avvenne in casa e fu un lieto evento. Con l’aiuto di due ostetriche alle 4.45 del mattino, allo spuntar del giorno, venne alla luce una femminuccia. Alle 10 del mattino arrivò il nostro medico con i vaccini in mano. Ci rifiutammo di vaccinarla. Il nostro medico disse che era obbligato a riferire del nostro rifiuto al WHSSB. Nel corso della giornata mi misi in contatto con il nostro legale. Ricevetti inoltre telefonate dall’assistente sociale verso le 2 del pomeriggio informandomi che stavano ora procedendo nella piena esecuzione della loro minaccia. La signora Z, l’assistente sociale, mi informò che era stata fissata un’udienza del tribunale per le 4.30 di quello stesso pomeriggio e mi chiese se desideravo essere rappresentato. Poiché non potevo permettermi sostegno legale o medico non mi rimaneva che viaggiare fino a Belfast e rappresentare il mio caso da solo, il che avrebbe avuto una dubbia possibilità di successo. Inoltre in quel momento non ero né fisicamente né mentalmente in grado di guidare e di presentare io il nostro caso in modo convincente.

A questo punto portai mia moglie ed il bambino da un amico vicino di casa al fine di evitare fino all’ultimo minuto la vaccinazione e anche per risparmiare a mia moglie il triste scenario che stava per verificarsi.

Fra le 3 e le 4 del pomeriggio arrivò la squadra acchiappa-bambino. Erano giunti alle porte di casa nostra nel pieno delle loro forze: 2 poliziotti, 2 assistenti sociali e 3 uomini del pronto soccorso con una ambulanza. Ero a casa nostra con mia madre di 75 anni, che era venuta in nostro aiuto dagli Stati Uniti, e con il nostro primogenito di 19 mesi.

Erano venuti per prendere la neonata con la forza per portarla all’Enniskillen Hospital e poterle fare la doppia vaccinazione. Protestai. La loro reazione fu alquanto stupita. Poi dissi loro che la bambina e la madre non c’erano. Un poliziotto mi ammonì che ci sarebbe stata ulteriore azione legale se non avessi rivelato dove si trovavano la madre e la bambina. Disse inoltre che se non permettevo la vaccinazione sarei stato accusato di omicidio qualora la bambina fosse morta di epatite in seguito nella vita.

A questo punto era inutile opporre ulteriore resistenza anche perché sarebbe potuta risultare in ulteriori difficoltà per la mia famiglia e avrebbe potuto mettere a repentaglio il loro benessere e il nostro bene comune. Trattai con la polizia e mi fu assicurato che mia moglie non avrebbe dovuto subire la presenza della polizia e dell’ambulanza qualora fossi andato a prenderle e le avessi accompagnate dalle due assistenti sociali.

Ci portarono all’Enniskillen Hospital, nel reparto pediatria. Qui dovemmo attendere l’ordine del tribunale per vaccinare la bambina. Quando poco dopo arrivò il mandato, un medico venne a prelevare un campione di sangue dal collo della bambina e poi le somministrò l’immunoglobulina ed il vaccino. Nel frattempo mia moglie ebbe una crisi di nervi. Il medico visitò la bambina e poi ci lasciarono nuovamente liberi. Le assistenti sociali lì presenti ci informarono che la bambina era ora sotto loro custodia fino a che non fosse stato ritirato il mandato di tutela del tribunale, ovvero fino a che non venivano effettuati entrambi i richiami all’età di uno e sei mesi.

Siamo sconvolti e inorriditi da questa procedura medica priva di etica e dall’assalto brutale alla nostra bambina appena nata.

Noi protestiamo contro la violazione del nostro diritto e dovere di genitori di decidere per nostra figlia.

L’intera procedura non ha precedenti in tutta la storia medica britannica ed è illegale. Secondo la legge britannica un vaccino non può essere somministrato contro la volontà dei genitori.

Noi accusiamo il WHSSB dei seguenti reati penali:

- Di intimidazione e di aver causato notevole angoscia;
- Di averci minacciati;
- Di aver violato il nostro diritto di genitori di dare o meno il consenso;
- Di aver assalito violentemente la nostra bambina appena nata.

Dunque ben lontani dalla libertà!

Ho chiesto al tribunale un’udienza sul caso prima che sia necessario effettuare il prossimo richiamo, cioè entro 4 settimane, affinché io stesso possa rappresentare il mio caso.

Ho inoltre richiesto che il mandato di tutela fosse ritirato o per lo meno posticipato finché il caso non fosse risolto.

Quanto alla vaccinazione ho le prove che:
1. Il vaccino non è totalmente efficace, ovvero non protegge in tutti i casi contro la malattia.
2. Gli effetti dei vaccini sul sistema immunitario dei neonati non sono completamente noti, ovvero incerti.
3. In taluni casi il vaccino ha provocato la malattia in soggetti precedentemente non contagiati.
4. Attraverso la mutazione il vaccino ha introdotto nuovi ceppi virulenti di un virus che colpisce in modo imprevedibile e dunque ha introdotto una nuova malattia.
5. Il vaccino può causare serie reazioni negative sul ricevente.

Per questo non posso che considerare la vaccinazione antiepatite B con sospetto e poiché i suoi effetti sono dubbi non posso acconsentire che mia figlia sia sottoposta ad essa. Fintantoché permarranno le incertezze sul vaccino non potrò fare altro che rifiutarlo.

Anche studi recenti hanno provato che a tutt’oggi test screening non sono stati in grado di identificare i portatori di epatite B il che lascia dei dubbi circa lo "status di portatrice" di mia moglie. Siamo sposati da otto anni e né io né nessun altro parente od amico che è stato con noi sotto lo stesso tetto ha mai contratto la malattia. Certamente io, il marito, dovrei essere morto adesso.

C’è un altro fatto che vorrei sottolineare. So di un altro caso simile al nostro in questo paese di una donna filippina, che come mia moglie, si ritiene essere portatrice. E’ sposata con un irlandese, entrambi a noi ben noti. Un anno fa hanno avuto il loro secondo bambino: il bambino ha ricevuto la prima dose di vaccino all’ospedale, ma entrambi i richiami sono stati rifiutati dai genitori. Non c’è stata alcuna altra azione ulteriore da parte del WHSSB al fine di forzare il completamento del ciclo di vaccinazioni. Il WHSSB avrebbe ben dovuto averlo registrato nei suoi dati di computer.

Dunque ben lungi dall’eguaglianza!

Albrecht Bastian
Kiltierney House, Kesh, Co. Fermanagh, BT93 1PT Irlanda del Nord
Tel: +44 13656 31169


Ho visitato l’Irlanda alcuni anni fa e il ricordo principale che ho, a parte il paesaggio stupendo, è il senso di libertà che ho incontrato ovunque. Un altro sogno svanito dopo aver letto l’esperienza del sign. Bastian.

Mi pare ovvio che tale caso meriti sostengo, morale, finanziario e legale. Suggerisco ai lettori di scrivergli e di aiutarlo in ogni modo possibile.

Aiuti finanziari possono essere trasferiti sul conto dell’IVN e verranno completamente inviati al sign. Bastian. Ha perso il caso ed ora deve sostenere le conseguenze finanziarie per il coraggio che ha dimostrato. Ben venga qualsiasi aiuto!

Kris Gaublomme, editore
IVN September 1995

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