In 1951 te Lille (Rijsel), tijdens haar opzoekingen naar Van Vlerkanne, bezocht Emma Van Vlerken 's avonds een bioskoop. In de film die ze daar toevallig zag, kwam een intrige voor die zonder meer kan ingepast worden in de legende rond "de zaak Van Vlerken". In een scene waarin een officier een onwettig kind adopteert, noemt hij zijn naam en Emma verstond "Van Vlerken". Ze was zo onder de indruk dat ze de film een tweede maal bekeek en andermaal hoorde ze de officier zichzelf voorstellen als Van Vlerken.
Wanneer de film in 1952 in Brussel liep, ging Emma opnieuw kijken. Maar ditmaal hoorde ze de naam Van Vlerken niet meer. Ook niet wanneer de film een paar maanden later in zaal Rex te Mol vertoond werd.
Na lang zoeken hebben we de film in kwestie kunnen identificeren. Het is een intussen obscuur geworden Italiaanse neo-realistische film gedraaid in 1949. Ondanks enkele in die tijd zeer bekende akteurs en enkele interessante medewerkers aan het scenario, is de film zo goed als verdwenen in de vergetelheid.
Toch vonden we hem terug in een databank op het internet :
http://www.cinematografo.it/bdcm/bancadati_scheda.asp?sch=5646
Men kan er zelfs nog een Amerikaanse copie van bestellen :
http://www.imdb.com/title/tt0041307/
De film werd vertoond op een filmfestival in Torino en daarover vonden we volgende documentatie :
7° FESTIVAL INTERNAZIONALE CINEMA GIOVANI
DONNE SENZA NOME
Italia, 1949, , 103', b/n

Regia: Géza Radványi.
Sceneggiatura: Géza Radványi, Corrado Alvaro, Liana Ferri.
Fotografia: Gabor Pogany.
Scenografia: Piero Filippone.
Musica: Roman Vlad.
Interpreti e personaggi: Valentina Cortese (Anna la jugoslava), Simone Simon (Yvonne la francese), Vivi Gioi (Greta), Françoise Rosay (la contessa), Nada Fiorelli (la spagnola), Irasema Delian (Bianca), Gina FalIkenberg (Hilda), Gino Cervi (il brigadiere), Mario Ferrari (il capitano), Lamberto Maggiorani (il secondino), Carletto Esposito (l’albanese), Umberto Spadaro (il dottore), Eva Brauer, Liliana Tellini, Julia Toldy, Anna Maestri, Betsy Furstenberg.
Produzione: Giorgio Agliani per Navona Film.
Mentre Anna Petrovic, giovane jugoslava, aspetta sul molo di Trieste l’arrivo di suo marito, prigioniero di guerra, questo viene ucciso da mano ignota, al momento di toccar terra. Priva di documenti, Anna viene inviata nel campo di concentramento d’Alberobello, in Puglia, dove sono riunite donne d’ogni nazione. Tutti i vizi, tutte le miserie, le abiezioni, le sofferenze sono largamente rappresentate tra queste infelici. Anna, ch’è incinta, non può sopportare il pensiero che il figlio atteso possa nascere nel campo ed esserle poi tolto. Con l’aiuto del dentista del luogo e d’Yvonne, una francese ch’è riuscita ad uscire dal campo, tenta inutilmente la fuga. Quand’è colta dalle doglie, le compagne, che hanno organizzato uno spettacolo di varietà, lo prolungano per distrarre l’attenzione delle guardie. Anna dà alla luce un bimbo: Yvonne s’è procurata un documento falso, per farla uscire; ma tutto è inutile. Anna muore. Richiamato dai vagiti del neonato, un brigadiere, che ha perduto moglie e figlio, mente al proprio colonnello, dichiarando d’essere il padre del bimbo. Egli dovrà rinunciare alla carriera, ma il bambino avrà un padre.
Segnalazioni cinematografiche C.C.C., vol. XXVII, 1950
È il quarto film di questi giorni sconsigliato ai minorenni, il terzo dove si vede una rivolta di gente reclusa domata con i getti degli idranti. Donne senza nome per raggiungere la sua significazione, richiede una lunga addizione di particolari. Per fortuna molti di essi sono colti felicemente, e quando la disperazione si raggruma in scene d’insieme, esse raggiungono una bella coralità ed un bel movimento, forse troppo, come nell’episodio dell’accennata rivolta. Altrettanto fortunatamente l’interpretazione, e di masse e di figure, è efficace, e per più di un elemento ottima. Qui è la vita di un campo italiano di concentramento dove vengono fatte affluire le donne lasciate indietro dal turbine della guerra, con i loro dolori, le loro ansietà, i loro vizi, campionario internazionale di sopravvissute prive di identità, ombre ciascuna delle quali si chiama con il numero di una baracca e di un povero letto. La bolgia del campo, vigilato da pochi carabinieri, attraverso la quale balenano i singoli drammi, è resa con cruda verità. La tragedia centrale di Anna, la profuga jugoslava a cui per vendetta politica hanno ucciso l’amante e che non vuole che un figlio le nasca in quel carcere, non è soltanto di una penosa umanità: esprime la più vasta tragedia di un mondo disperato che non può riprendere se non in un clima di libertà. La donna muore nel dare alla luce il bimbo che sarebbe senza patria e senza nome se un bravo brigadiere rimasto solo al mondo non se ne dichiarasse padre e non lo portasse via con sé. È superfluo che le parole di qualcuno vogliano aggiungere eloquenza a quella che già balza dai fatti, come superflue sono certe insistenze e specialmente il prolungare di tanto la scena della maternità, mentre la trovata di coprire i vagiti del neonato con i canti delle ragazze non conserva all’avvenimento tutta la sua tragica poesia. Ma si sente di continuo la vigilanza di Radványi, assidua ed acuta come già nell’altro suo Accadde in Europa composto quasi della stessa sostanza ed animato dallo stesso spirito. Valentina Cortese, specialmente in alcuni primi piani anelanti e dolorosi, raggiunge una notevole intensità drammatica e di commozione. Gino Cervi è nobilmente l’umano brigadiere. Collaborano con intelligenza e passione al notevole sforzo rappresentato dal film, Simone Simon, Françoise Rosay, Vivi Gioi, Irasema Delian, Liliana Tellini, Mario Ferrara, Umberto Spadaro, Carlo Esposito, Gina Falkenberg, Lamberto Maggiorani.
“Corriere della sera”, 13 maggio 1950
overgenomen uit de website :
http://www.torinofilmfest.org/ITA/dbonline.php?ID=3333.
Op een website gewijd aan de Franse kunstenaar René Barjavel, die aan het scenario van de film meewerkte, vonden we nog volgende verwijzingen :
Un autre nom du cinéma est révélé par Barjavel, celui de Geza Radványi.
J'ai déjeuné avec Radvanyi, le metteur en scène hongrois dont le dernier film, Quelque part en Europe, a fait beaucoup de bruit. Il se pourrait que je travaille avec lui pour son prochain film. Mais tant que je n'aurai pas signé, je n'y croirai pas. Je commence à connaître les gens de cinéma. C'est un monde bien curieux.
et, déclare Barjavel, au printemps 1949, le film se fait :
Je viens de travailler pendant deux mois avec Radvanyi à l'adaptation et au dialogue de son prochain film. Il part dans trois jours pour l'Italie, où le film sera tourné. S'il a vraiment la possibilité de réaliser ce qu'il a l'intention de faire, ce sera un film extrêmement important : contre la guerre, contre la paix des diplomates, contre les frontières, contre les "papiers", contre l'absurde...
J'ai beaucoup souffert pendant cette collaboration. Radvanyi est un véritable créateur, c'est-à-dire qu'il accepte difficilement ce qu'un autre créateur peut lui apporter. Tout son univers doit sortir de son propre cerveau. Et nous avons des conceptions du cinéma assez différentes. Lorsque je m'en suis aperçu, j'ai volontairement oublié les miennes. C'est lui qui fait le film, c'est donc de son point de vue que le scénario doit être considéré pendant le travail d'adaptation.
"Difficultés" de collaboration, cependant acceptées et vécues avec lucidité, mais sans humilité, par l'auteur.
Ce film est « Femmes sans nom » (Donna senza nome), d'après un récit de Géza Herczeg, avec, entre autres, Simone Simon, Françoise Rosay, Vivi Gioi, Hilda von Schwartzendorf, Gino Cervi, Carlo Sposito et Mario Ferrari.
Barjavel fera deux autres films avec Radványi :
L'étrange désir de Monsieur Bard, en 1953.
Mademoiselle Ange, en 1959. ("un film qui dévisse la mélancolie" : une comédie avec Romy Schneider, JP. Belmondo...) voir http://ibelgique.ifrance.com/cinedestin/films/m/ma/mademoiselleange.htm
Radváni est-il le Closterwein des Chemins de Katmandou ? Je le pense... mais ce n'est qu'une hypothèse, fruit d'une intuition...
overgenomen uit de website :
http://barjaweb.free.fr/SITE/ecrits/JDHS/jdhs.html
>>> [E4#91] [E5#23] [E4#91] [E5#23] |